Air India AI-171: un anno dopo, il sopravvissuto cerca giustizia e l’inchiesta procede senza scadenze
A dodici mesi dal disastro che uccise 260 persone ad Ahmedabad, le famiglie reclamano trasparenza, l’AAIB analizza le scatole nere e frena le speculazioni, mentre l’unico superstite lotta con i traumi.

Il 12 giugno 2026 ha segnato il primo anniversario del volo Air India AI-171, il Boeing 787-8 Dreamliner precipitato ad Ahmedabad uccidendo 260 persone, incluse 19 a terra. L’Aircraft Accident Investigation Bureau (AAIB) ha diffuso una nota in cui si rammarica per la perdita, assicurando che «lo scopo dell’inchiesta non è attribuire colpe» ma individuare lezioni per la sicurezza. Dopo un anno, però, la mancanza di un rapporto definitivo alimenta frustrazioni e speculazioni, nonostante le autorità indiane invitino alla prudenza e sottolineino i progressi nell’analisi dei registratori di volo.
Unica voce fuori dal coro è quella di Vishwash Kumar Ramesh, cittadino britannico di origini indiane, miracolosamente sopravvissuto allo schianto. Rientrato a Leicester, nel Regno Unito, Ramesh convive con cicatrici fisiche e psicologiche, la perdita del fratello Ajay e difficoltà economiche. In diverse interviste, ha chiesto chiarezza: «La sopravvivenza è solo una parte della storia», ha dichiarato, esortando a fare luce sulle cause. Il suo caso è emblematico di una tragedia che ha toccato comunità diasporiche, dall’isola di Diu, dove sette cittadini portoghesi hanno perso la vita, fino a Londra, meta dei tanti passeggeri.
Ad Ahmedabad, i parenti delle vittime si sono riuniti per preghiere e tributi, tra cui una cerimonia presso il complesso del B.J. Medical College ancora segnato dall’impatto. Le richieste di giustizia restano pressanti: «Mia figlia è morta un anno fa e ancora aspettiamo risposte», ha detto Atulbhai Patel, la cui figlia Vibhuti era a bordo. Il governo indiano ha distribuito esborsi di 1 crore di rupie al 91% delle famiglie, ma alcuni hanno rifiutato gli effetti personali dei defunti, gesto che sottolinea una ferita ancora aperta.
L’inchiesta, condotta dall’AAIB secondo le norme dell’Organizzazione internazionale dell’aviazione civile (ICAO), ha analizzato «fattori tecnici, operativi, organizzativi e umani». I dati preliminari, secondo fonti giornalistiche, indicherebbero un problema al commutatore del carburante, ma i funzionari mettono in guardia da conclusioni affrettate. La pubblicazione del rapporto finale è subordinata a verifiche internazionali, dato che la certificazione del 787 coinvolge anche gli Stati Uniti e l’Europa. Da Bruxelles, si segue con attenzione l’iter, poiché l’affidabilità del Dreamliner è sotto esame dopo altri incidenti. Per i familiari, tuttavia, l’attesa rischia di prolungarsi per mesi, alimentando la percezione di un’opacità che contrasta con l’obiettivo dichiarato di rafforzare la sicurezza aerea globale.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
A un anno dal disastro, l'AAIB assicura che l'indagine prosegue senza cercare colpevoli ma solo cause. Il sopravvissuto Vishwash Ramesh racconta le sue cicatrici fisiche e psicologiche, mentre le famiglie chiedono ancora risposte e responsabilità.
Le famiglie delle 260 vittime si riuniscono in preghiera e veglie a lume di candela ad Ahmedabad. A un anno dalla tragedia, il dolore resta vivo e le attese per le cause ufficiali si mescolano alla commemorazione.
Il disastro del Boeing 787 solleva nuovi interrogativi sulla sicurezza del Dreamliner. L'unico sopravvissuto diventa il volto di una tragedia che le autorità indiane indagano con lentezza, mentre l'industria teme ripercussioni globali.
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