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Gli Stati Uniti vogliono usare i beni iraniani congelati per ricostruire il Golfo

Washington studia un piano per dirottare gli asset verso gli alleati arabi, mentre Teheran chiede lo sblocco di 24 miliardi per la tregua.

Geopolitica26 testate6 lingue2 min letturaAgg. 10:34

Il Dipartimento del Tesoro statunitense intende utilizzare gli asset iraniani congelati per finanziare la ricostruzione nei paesi del Golfo colpiti dagli attacchi di Teheran. Lo riferiscono fonti vicine al segretario Scott Bessent, precisando che si valuteranno anche i danni già subiti dagli alleati arabi. L’annuncio giunge dopo una nuova ondata di raid iraniani con missili e droni contro Kuwait e Bahrein, e mentre i colloqui per il cessate il fuoco restano in stallo proprio sulla richiesta iraniana di sbloccare 24 miliardi di dollari di fondi congelati.

Dalla regione del Golfo, le capitali arabe guardano con favore all’iniziativa, vista come un segnale di deterrenza e sostegno alle proprie infrastrutture energetiche danneggiate. Secondo fonti di stampa arabe, il piano prevede una ricognizione dettagliata dei danni a porti, aeroporti e impianti petroliferi. Al contrario, i media iraniani denunciano un tentativo di “confisca illegale”, ricordando che Teheran ha sempre dichiarato di colpire esclusivamente obiettivi militari statunitensi. L’ayatollah Khamenei, tramite il suo consigliere, aveva subordinato la pace proprio alla restituzione di quei beni.

Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, l’escalation rappresenta un rischio concreto. Il transito attraverso lo Stretto di Hormuz è vitale per gli approvvigionamenti energetici, e ogni inasprimento potrebbe tradursi in un rincaro del petrolio e del gas, con effetti a cascata su famiglie e imprese. Analisti di Bruxelles avvertono che la mossa statunitense, se attuata, comprometterebbe ulteriormente la fiducia nei negoziati e potrebbe spingere l’Iran a reazioni asimmetriche, coinvolgendo anche le forze europee dispiegate nell’area. Intanto, il Tesoro americano prepara una valutazione tecnica delle distruzioni, mentre il Pentagono ha già reagito colpendo postazioni radar iraniane.

La partita si gioca ora sul doppio binario della pressione militare e della diplomazia finanziaria. Se Washington porterà a termine il dirottamento degli asset, sarà difficile per Teheran accettare un accordo che non preveda la restituzione dei fondi. Al contempo, i paesi del Golfo, pur beneficiando degli aiuti, potrebbero temere ritorsioni. In questo scenario, il ruolo dell’Unione Europea come mediatore appare più necessario che mai, per evitare che il conflitto destabilizzi l’intera regione mediorientale.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Washington sta progettando di confiscare i beni iraniani congelati, sostenendo di voler risarcire i danni subiti dai Paesi del Golfo, ma si tratta di un furto patente e di una violazione del diritto internazionale, proprio mentre Teheran chiede la liberazione di 24 miliardi di dollari per qualsiasi tregua.

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Gli Stati Uniti valutano di impiegare i fondi iraniani congelati per finanziare la ricostruzione nei paesi del Golfo, una mossa unilaterale che rischia di inasprire ulteriormente le tensioni e di far deragliare i già fragili colloqui per la tregua, mentre Washington calcola i danni.

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Washington intende mettere a disposizione dei paesi del Golfo gli asset iraniani congelati per riparare i danni degli attacchi e ricostruire le infrastrutture, una misura salutata con favore che responsabilizza Teheran e indennizza le nazioni colpite, mentre il Tesoro americano sta valutando l’entità dei danni.

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Il Tesoro statunitense sta studiando meccanismi legali e finanziari per destinare gli asset iraniani congelati alla ricostruzione nei paesi del Golfo colpiti dagli attacchi di Teheran, un’operazione complessa che potrebbe complicare i negoziati in corso per il cessate il fuoco, mentre il segretario Bessent ha ordinato una stima dei danni.

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