Accedi
Edizione delle 16:00 CETvenerdì 12 giugno 2026
287 testate · 16 lingue16 briefing oggi
sabato 6 giugno 2026 · Edizione delle 20:00 CET

L’accordo di Washington sul Libano: zone franche da Hezbollah e l’incubo della guerra civile

L’intesa del 4 giugno prevede aree pilota presidiate dall’esercito regolare, ma il Partito di Dio respinge ogni disarmo sotto occupazione. L’ex generale Usa Kimmitt evoca scenari iracheni.

Geopolitica4 testate2 lingue3 min letturaAgg. 02:27

Il 4 giugno, dopo il quinto round di colloqui a Washington sotto l’egida americana, Libano e Israele hanno raggiunto un’intesa che molti osservatori mediorientali definiscono storica. Per la prima volta, i due Paesi dichiarano l’assenza di intenzioni ostili reciproche e convengono sulla necessità di disarmare i gruppi armati illegali – un chiaro riferimento a Hezbollah – all’interno del territorio libanese. Il comunicato congiunto, negoziato con l’attiva intercessione del presidente libanese Joseph Aoun, ha sbloccato una fase nuova: prevede il graduale ritiro israeliano dai villaggi di confine occupati e l’immediato subentro dell’esercito libanese, mentre un meccanismo di “zone pilota” dovrebbe estendere progressivamente l’autorità statale nelle aree finora controllate dalla milizia sciita.

L’architettura dell’accordo, tuttavia, poggia su un equilibrio precario. Dalla prospettiva di Washington, l’ex vice segretario alla Difesa Mark Kimmitt, in un’intervista al quotidiano libanese “An-Nahar”, mette in guardia contro un disarmo forzato di Hezbollah: «Entrambi, Stati Uniti e Iran, non hanno raggiunto i loro obiettivi strategici finali, e temo una guerra civile in Libano», avverte il generale che servì in Iraq dopo il 2003. Kimmitt giudica “un primo passo” la recente consegna delle armi da parte di fazioni irachene, ma ricorda come tentativi analoghi di smilitarizzare milizie radicate abbiano spesso prodotto caos e radicalizzazione.

Proprio il legame con Teheran costituisce il nodo centrale. L’analisi iraniana, affidata alla stampa di regime, insiste sul rifiuto di Hezbollah di qualsivoglia negoziato con Israele e di qualunque piano di disarmo che non sia preceduto dalla fine dell’occupazione. Il progetto delle zone pilota – aree in cui solo le forze armate libanesi potranno detenere e ispezionare armamenti – appare, in questa ottica, un tentativo americano di smantellare la resistenza sotto la copertura di un cessate-il-fuoco. Beirut, dal canto suo, è attraversata da profonde divisioni: gli editorialisti locali riconoscono la portata storica dell’accordo ma sottolineano come, senza il consenso del “Partito di Dio”, l’intesa resti “teorica” e potenzialmente foriera di una nuova stagione di violenze intestine.

Per l’Italia e l’Europa, che in Libano giocano una partita cruciale – dal contingente UNIFIL, a guida italiana, agli investimenti di Eni nei giacimenti di gas del Mediterraneo orientale – l’evolversi della crisi ha riflessi immediati. Un fallimento dell’implementazione rischierebbe di riaccendere i flussi migratori verso le coste europee e di compromettere le strategie di diversificazione energetica. Non a caso, la diplomazia del Vecchio Continente segue con attenzione i negoziati paralleli tra Washington e Teheran, consapevole che solo una distensione regionale può garantire la tenuta del fragile Libano. Le prossime settimane, con i primi dispiegamenti nelle zone pilota, misureranno la distanza tra le parole e la realtà.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa arabo levante-MaghrebStampa del Golfo arabo · sauditaStampa iraniana e affini · regime
Stampa arabo levante-Maghreballarmescetticismo

L’accordo tra Libano e Israele mediato dagli Stati Uniti è considerato storico ma praticamente irrealizzabile. Un ex alto ufficiale americano avverte che né Washington né Teheran hanno raggiunto i loro obiettivi strategici, e che il rischio di una guerra civile in Libano è concreto perché Hezbollah rifiuta il disarmo. Gli ambienti decisionali statunitensi cercano modi per aiutare Beirut, ma l’impresa appare quasi impossibile.

Stampa del Golfo arabo/ sauditaindignazionescetticismo

Il Libano è prigioniero del controllo miliziano, e l'uscita negoziata è difficilissima. Mentre proseguono gli incontri sotto l'egida americana, Israele intensifica gli attacchi prima di ogni tornata, e solo l'intervento del presidente libanese presso Washington ha fermato i raid devastanti sulla periferia di Beirut in cambio di un cessate il fuoco di Hezbollah sui villaggi di confine. La calma momentanea non nasconde la crisi di uno Stato ostaggio di un gruppo armato.

Stampa iraniana e affini/ regimeindignazionerevanscismo

La proposta americana di 'zone sperimentali' nel sud del Libano è un tentativo di imporre una realtà che emargina la resistenza. Hezbollah, quale forza decisiva, ha respinto qualsiasi accordo che lasci l'esercito libanese come unica presenza armata mentre l'occupazione prosegue. La resistenza ribadisce che le sue operazioni non cesseranno finché tutti gli occupanti non si ritireranno dal territorio libanese.

Questa notizia è apparsa su

4 testate · 2 lingue · finestra 24 ore

Hamshahri Online6 giu, 22:50
An-Nahar6 giu, 22:52
Al Ittihad6 giu, 22:52
Al-Modon7 giu, 01:12