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Francia vieta l’ingresso a Smotrich, sanzioni coordinate contro i coloni violenti

Parigi guida un pacchetto di misure con Londra, Ottawa, Canberra, Wellington e Oslo. Il ministro israeliano promuove annessione e ricolonizzazione. Israele insorge: «Misure vergognose».

Geopolitica20 testate9 lingue3 min letturaAgg. 19:11

La Francia ha annunciato il divieto d’ingresso sul proprio territorio per il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich, quattro leader di organizzazioni di coloni e ventuno coloni ritenuti responsabili di violenze in Cisgiordania. La decisione, comunicata dal ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot, si inserisce in un pacchetto coordinato di sanzioni adottato congiuntamente da Regno Unito, Canada, Australia, Nuova Zelanda e Norvegia. Barrot ha motivato il provvedimento accusando Smotrich di promuovere attivamente «l’annessione della Cisgiordania, la creazione di nuovi insediamenti, la ricolonizzazione di Gaza e il collasso economico dell’Autorità palestinese», una politica che la «stragrande maggioranza della comunità internazionale non può accettare».

Il governo britannico ha parallelamente invitato le aziende del Regno Unito a cessare ogni attività negli insediamenti israeliani in Cisgiordania, rafforzando le linee guida sui rischi aziendali. Secondo fonti diplomatiche a Londra, le nuove sanzioni mirano a colpire le reti finanziarie che hanno permesso a gruppi di coloni estremisti di agire con impunità, distruggendo case e mezzi di sussistenza palestinesi. La ministra degli Esteri Yvette Cooper ha definito le misure «chiare e inequivocabili», sottolineando che l’espansione degli insediamenti illegali mina la soluzione a due Stati. L’iniziativa britannica è stata coordinata con Parigi, Ottawa e Oslo, in un fronte diplomatico che da mesi sta isolando gli esponenti più radicali del governo Netanyahu.

La reazione israeliana non si è fatta attendere. Fonti vicine all’esecutivo hanno bollato le sanzioni come «misure vergognose», mentre la stampa israeliana ha evidenziato come il provvedimento francese arrivi dopo analoghi divieti già imposti da Spagna, Irlanda, Paesi Bassi e Slovenia, facendo di Smotrich il secondo ministro israeliano a essere dichiarato persona non grata in Europa dopo il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, colpito da un bando francese a maggio. L’accumularsi di queste decisioni segnala, nell’ottica degli analisti mediorientali, un crescente scollamento tra l’asse atlantico tradizionale e l’attuale governo israeliano, sempre più percepito come ostacolo a una prospettiva negoziale.

Il coordinamento tra capitali occidentali – che include anche Canberra e Wellington, tradizionalmente allineate alla posizione statunitense – rappresenta un’evoluzione significativa. Mentre Washington mantiene un profilo più cauto, il gruppo dei Sei ha scelto la via delle sanzioni mirate, colpendo individui e non lo Stato, per esercitare una pressione diretta su chi alimenta la violenza nei Territori. La decisione francese di vietare l’ingresso a Smotrich, figura chiave dell’estrema destra religiosa e architetto della politica di annessione de facto, assume un valore simbolico che va oltre il caso specifico: Parigi intende così riaffermare la centralità del diritto internazionale e della soluzione a due Stati, in un momento in cui la stessa Autorità palestinese è a rischio di collasso finanziario.

Per l’Italia, che non ha finora adottato misure analoghe ma partecipa al dibattito europeo, la mossa francese e britannica potrebbe accelerare un riposizionamento. Bruxelles osserva con attenzione, mentre la Commissione europea valuta se estendere il meccanismo sanzionatorio a livello comunitario. La prospettiva, secondo fonti diplomatiche europee, è quella di un progressivo inasprimento se il governo israeliano non adotterà passi concreti per frenare la violenza dei coloni e arrestare l’espansione degli insediamenti, giudicati illegali anche dalla Corte internazionale di giustizia. Il messaggio delle capitali occidentali è univoco: il tempo della diplomazia silenziosa è scaduto.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa europea continentale · mediterraneaStampa iraniana e affini · regimeStampa israeliana · criticaStampa arabo levante-Maghreb
Stampa europea continentale/ mediterraneaindignazionepragmatismo

La stampa europea continentale presenta le sanzioni coordinate come una risposta ferma e pragmatica alla violenza dei coloni e alla retorica annessionista israeliana. Parigi, Londra e gli altri partner vietano l'ingresso a Smotrich e colpiscono le organizzazioni che alimentano l'espansione illegale, sottolineando che promuovere la 'ricolonizzazione' di Gaza è inaccettabile per la comunità internazionale.

Stampa iraniana e affini/ regimeindignazionerevanscismo

I media iraniani presentano le sanzioni occidentali come un tardivo riconoscimento dei crimini del regime sionista, benché largamente insufficienti. Sottolineano come le richieste estremiste di annessione e ricollocazione di Smotrich siano la prova dell'isolamento crescente di Israele, e denunciano il sostegno sistematico alla violenza dei coloni, invocando misure molto più dure contro i vertici israeliani.

Stampa israeliana/ criticascetticismopragmatismo

La stampa israeliana d'area critica riporta il divieto francese contro Smotrich e le sanzioni coordinate come un segnale del crescente attrito tra il governo di estrema destra e gli alleati occidentali. Mentre si condanna la violenza dei coloni e si dà spazio alle raccomandazioni britanniche alle imprese di lasciare gli insediamenti, emerge scetticismo sull'efficacia di simili gesti simbolici.

Stampa arabo levante-Maghrebindignazioneurgenza

I media arabi presentano le sanzioni occidentali coordinate come un atteso riconoscimento del terrorismo dei coloni contro i palestinesi, denunciando Smotrich come simbolo del colonialismo estremista. Sottolineano l'impunità degli attacchi dei coloni e avvertono che la pazienza internazionale verso le politiche espansionistiche israeliane è ormai esaurita, accogliendo i divieti come un primo passo verso la responsabilità.

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