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Wall Street rimbalza sui tech, ma l’Asia crolla e il petrolio frena l’Europa

Dopo il peggior venerdì da ottobre, i listini USA recuperano con i semiconduttori, mentre Tokyo e Seul accusano perdite violente. Le tensioni Iran-Israele e il timore di tassi elevati offuscano l’orizzonte.

Tecnologia7 testate4 lingue3 min letturaAgg. 03:17

I mercati azionari globali hanno vissuto una seduta schizofrenica, con Wall Street in parziale recupero dopo la violentissima correzione di venerdì, mentre le Borse asiatiche sprofondavano in un vero e proprio bagno di sangue. A New York, il Nasdaq ha chiuso in rialzo dello 0,86% e l’S&P 500 dello 0,30%, sostenuti dal rimbalzo dei titoli tecnologici e dei semiconduttori, ma il Dow Jones ha perso un altro 0,16%, segno di una cautela che resta palpabile. Il rimbalzo dei chipmaker è stato alimentato anche da notizie industriali: Intel è balzata dopo indiscrezioni su un maxi-ordine di Google per processori tensor, mentre il settore ha recuperato parte del migliaio di miliardi di dollari di capitalizzazione svaniti nel sell-off di venerdì.

Quella di venerdì è stata la peggior giornata per i listini americani dallo scorso ottobre, scatenata da un rapporto sull’occupazione molto più forte del previsto, che ha riacceso i timori di un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve. L’indice S&P 500 aveva perso il 2,6% e il Nasdaq addirittura il 4,2%, dopo aver toccato il massimo storico appena la settimana prima. Come ha sottolineato la stampa scandinava, l’arco del mercato era teso come raramente in passato: il rally dell’intelligenza artificiale aveva spinto le valutazioni a multipli che molti analisti giudicano ormai scollegati dai fondamentali. In questo contesto, non sorprende che i listini asiatici, iper-esposti sul tech, abbiano reagito con un vero e proprio panico: il Kospi di Seul è stato sospeso per venti minuti e ha chiuso con un tonfo dell’8,3%, mentre il Nikkei di Tokyo ha lasciato sul terreno il 3,9 per cento.

L’altro grande elemento di inquietudine è arrivato dal Medio Oriente. L’escalation tra Iran e Israele ha fatto impennare i prezzi del petrolio, per poi rientrare parzialmente dopo l’annuncio di Teheran della fine delle operazioni militari e un appello diretto del presidente Donald Trump a interrompere i combattimenti. Il greggio resta comunque sui livelli più alti da settimane, il che ha appesantito i listini europei, in particolare quelli ad alta dipendenza energetica come Milano. Il Ftse Mib ha chiuso in flessione, in linea con il Vecchio Continente: lo Stoxx 600 ha ceduto lo 0,06%, con Francoforte (-0,58%) e Parigi (-0,23%) in calo, mentre solo Londra è rimasta vicina alla parità. Il recupero dei tecnologici globali ha impedito perdite maggiori, ma il cauto scetticismo su una soluzione diplomatica nella regione ha mantenuto alta la percezione del rischio.

Dietro questa apparente schizofrenia dei mercati si celano forze profonde che lacerano il consenso degli investitori. Da un lato, l’ottimismo sull’intelligenza artificiale continua a trainare i listini oltre ogni logica ciclica; dall’altro, la prospettiva di tassi d’interesse elevati a lungo erode le valutazioni dei titoli growth e fa temere un rallentamento globale. Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, lo scenario si complica ulteriormente: un petrolio caro rischia di alimentare nuove pressioni inflazionistiche, proprio mentre la Banca Centrale Europea inizia ad allentare. Lo spread BTP-Bund, sensibile a ogni scossa sull’inflazione importata, potrebbe tornare sotto osservazione. I mercati, insomma, restano sospesi tra la promessa di una rivoluzione tecnologica e i vincoli concreti di una geopolitica incendiaria e di politiche monetarie ancora restrittive.

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The Economic Times8 giu, 23:13
Reforma9 giu, 00:16
El Norte9 giu, 00:16
Valor Econômico8 giu, 18:16
Joy Online9 giu, 02:55
Global News8 giu, 17:08
Aftonbladet8 giu, 23:16