OpenAI presenta domanda di IPO riservata: è corsa a tre con Anthropic e SpaceX
La creatrice di ChatGPT ha depositato il modulo S-1 presso la SEC, sulle orme di Anthropic e a pochi giorni dallo sbarco in borsa di SpaceX. L’obiettivo è una valutazione fino a mille miliardi di dollari, ma la quotazione potrebbe slittare di mesi.

Lunedì sera OpenAI ha rotto gli indugi e ha annunciato di aver presentato in via confidenziale alla Securities and Exchange Commission il modulo S-1, atto preliminare per un’offerta pubblica iniziale. «Ci aspettiamo che la notizia trapeli, perciò la comunichiamo noi», ha fatto sapere la società di Sam Altman in un laconico comunicato, aggiungendo che i tempi restano incerti: «Potrebbe volerci molto, perché ci sono cose che vogliamo fare e che sono più facili da realizzare restando un’azienda privata». L’annuncio, ripreso con enfasi dalla stampa finanziaria statunitense e da testate asiatiche come il Jakarta Post, segna l’ingresso formale di OpenAI nella lista delle big tech pronte a quotarsi, a una settimana esatta dalla mossa analoga della rivale Anthropic e a pochi giorni dal debutto di SpaceX sul Nasdaq, atteso per il 12 giugno.
La concomitanza delle tre operazioni sta alimentando una narrazione condivisa da Wall Street a San Paolo: è in corso una corsa agli armamenti dell’intelligenza artificiale che trova nella Borsa il suo carburante. I media brasiliani e argentini hanno messo in risalto l’obiettivo, ancora ufficioso, di una valutazione fino a 1 trilione di dollari – cifra che Reuters ha attribuito a fonti vicine al dossier – ben superiore agli 852 miliardi già riconosciuti a OpenAI nell’ultimo round di finanziamento. Anthropic ha presentato il proprio S-1 confidenziale il 1° giugno, mentre SpaceX si appresta a raccogliere una cifra record di 86 miliardi di dollari in quella che i giornali di Buenos Aires definiscono la più grande Ipo della storia. L’atmosfera è febbrile: dopo anni in cui i colossi dell’IA hanno attinto a piene mani dai fondi privati, ora cercano il respiro più ampio dei mercati regolamentati.
Se lo sguardo di Pechino e della Silicon Valley è puntato sulla supremazia tecnologica, l’Europa osserva con una certa apprensione. La stampa scandinava, dallo svedese Sydsvenskan al servizio pubblico di Stoccolma, ha sottolineato come il valore di OpenAI si misuri ormai in oltre 8.000 miliardi di corone, un’entità che ridimensiona le ambizioni dei campioni continentali come Mistral. A Bruxelles, analisti e regolatori temono che un’ondata di Ipo americane dreni ulteriormente capitali e talenti lontano dal Vecchio Continente, proprio mentre l’Unione cerca di imporre la sua AI Act. Per l’Italia, che pure vanta centri di ricerca di eccellenza e una rete di Pmi attive nella filiera del dato, la prospettiva è duplice: da un lato l’opportunità di agganciarsi a una nuova fase di investimenti tecnologici globali, dall’altro il rischio di vedere i propri campioni industriali ulteriormente marginalizzati nella catena del valore dell’IA.
La prudenza esibita da OpenAI – «questa mossa ci dà la possibilità di quotarci prima se alla fine risulterà la scelta migliore» – suggerisce che la strada verso il Nasdaq non sarà un rettilineo. D’altronde, gli analisti di New York ricordano che la società intende prima consolidare modelli di business e infrastrutture rimanendo sotto il radar dei mercati pubblici. Il quarto trimestre, secondo le anticipazioni di CNBC, o addirittura settembre, secondo il Wall Street Journal, restano finestre plausibili. Qualunque sia la data, la triplice Ipo – OpenAI, Anthropic, SpaceX – ridisegnerà il panorama dell’innovazione globale, con ripercussioni che dalla finanza di New York arriveranno fino alle aule di regolazione europee, dove la partita per la sovranità digitale è appena cominciata.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
Una nuova fase si apre nella corsa all’intelligenza artificiale: OpenAI ha depositato in via confidenziale la documentazione per un’IPO che, secondo indiscrezioni, potrebbe superare i mille miliardi di dollari. L’annuncio arriva a pochissimi giorni dall’analoga mossa di Anthropic e alla vigilia del debutto in Borsa di SpaceX, segnalando una rapida accelerazione dei giganti tecnologici verso Wall Street. La stessa azienda, però, frena le attese precisando che quotarsi potrebbe richiedere tempo, perché restare privata offre ancora alcuni vantaggi.
OpenAI ha presentato domanda riservata per un’IPO, senza però indicare una scadenza precisa. La principale rivale, Anthropic, aveva fatto altrettanto una settimana prima.
Wall Street vive una stagione tecnologica: OpenAI ha chiesto la quotazione poco dopo Anthropic e appena prima del debutto di SpaceX. Gli analisti parlano di una possibile emissione da record, forse la più grande di sempre, anche se l’azienda si mantiene cauta sui tempi. L’ondata di offerte pubbliche sta infiammando la corsa nel settore dell’intelligenza artificiale.
Questa notizia è apparsa su
23 testate · 8 lingue · finestra 24 ore