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Visto negato, il Sudafrica rischia il Mondiale: caos nella vigilia dell’inaugurazione

La nazionale sudafricana bloccata a Johannesburg per visti non rilasciati. Il ministro: «Una farsa imbarazzante». Sfida col Messico a rischio.

Sport13 testate3 lingue2 min letturaAgg. 22:39

Domenica mattina l’aereo charter era pronto sulla pista, ma la delegazione del Sudafrica non si è presentata. La partenza per il Messico, dove i Bafana Bafana dovrebbero allenarsi in vista del match inaugurale del Mondiale 2026 contro i padroni di casa, è stata rinviata a data da destinarsi. Almeno venti fra giocatori e staff, secondo l’emittente pubblica SABC, sono rimasti sprovvisti di visto d’ingresso. Un contrattempo che il ministro dello Sport Gayton McKenzie ha definito «una farsa imbarazzante e profondamente ingiusta», puntando il dito contro la Federazione (SAFA) e chiedendo un rapporto dettagliato e provvedimenti disciplinari.

Il Sudafrica, che non partecipava a una fase finale dal 2010 – quando fu proprio il Paese ospitante – torna sul palcoscenico planetario con una generazione cresciuta in casa, lontana dai riflettori dei grandi campionati europei. Alla vigilia, gli analisti messicani avevano già acceso i riflettori su questa squadra «pericolosa», capace di rovinare la festa allo Estadio Azteca. Lo slittamento della trasferta, però, rischia di vanificare giorni preziosi di preparazione e acclimatamento, gettando ombre sulla tenuta mentale del gruppo.

Le reazioni, lette in controluce, rivelano sensibilità geopolitiche contrastanti. Per la stampa sudafricana e per il governo, il pasticcio dei visti è un’umiliazione nazionale che riaccende ferite mai del tutto rimarginate: «Ci fanno passare per stupidi», ha tuonato McKenzie. L’ottica di Città del Messico, invece, oscilla tra il sollievo tattico – un avversario in affanno organizzativo – e la preoccupazione per l’immagine del torneo, già sotto pressione per la complessa gestione tri-nazionale degli ingressi. Oltreoceano, i commentatori europei e del Golfo parlano di «caos» e «debacle», sottolineando la contraddizione tra il business globale del calcio e le barriere burocratiche che penalizzano sistematicamente le squadre africane. La Bild titola con sarcasmo: «Ci rendiamo ridicoli».

La vicenda solleva interrogativi che vanno oltre il singolo episodio. L’intreccio di giurisdizioni – Stati Uniti, Messico e Canada – impone un mosaico di visti che per molte delegazioni del Sud del mondo si trasforma in un percorso a ostacoli. Se la FIFA non interverrà con protocolli più snelli, l’incidente sudafricano potrebbe ripetersi, con effetti potenzialmente devastanti sulla regolarità del torneo. Per l’Italia e per l’Europa, abituate a spostamenti senza frontiere nello spazio Schengen, il caso suona come un monito: l’universalismo del calcio s’infrange contro i muri, spesso invisibili, della disuguaglianza migratoria.

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Il Sudafrica è stato umiliato da uno scandalo sui visti che ha impedito alla nazionale di partire in tempo per il Messico. Il ministro dello sport ha denunciato l’incompetenza della federazione calcistica, definendola una farsa imbarazzante che fa apparire il Paese ridicolo. Ha chiesto un’indagine interna e sanzioni per i responsabili.

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Il Messico ha ricevuto un aiuto inaspettato, poiché la preparazione del Sudafrica per i Mondiali è stata buttata nel caos da problemi con i visti. L’arrivo ritardato dell’avversario riduce la pressione sulla squadra di casa prima della partita inaugurale. Sebbene i visti siano stati poi risolti, l’episodio ha evidenziato le carenze burocratiche del calcio sudafricano.

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