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domenica 31 maggio 2026 · Edizione delle 20:00 CET

Il Giro 109 incorona Vingegaard, il danese completa la Tripla Corona

Dominio assoluto sulle montagne: cinque vittorie di tappa, maglia rosa da due settimane e trionfo a Roma davanti a Gall e Hindley. L’Italia festeggia con Milan e Ciccone, mentre Bernal sfiora la top ten.

Sport21 testate4 lingue3 min letturaAgg. 01:28

L’immagine che consegna il 109° Giro d’Italia alla storia è quella di Jonas Vingegaard in maglia rosa, con i figli e la moglie vestiti dello stesso colore, mentre assapora il sigillo di Roma e un’impresa che appartiene solo ai giganti del pedale. Il danese della Visma-Lease a Bike ha dominato la corsa rosa con cinque successi parziali – tutti in salita – e un margine di oltre cinque minuti sul secondo classificato, l’austriaco Felix Gall. Ma è il valore simbolico a travalicare i numeri: Vingegaard, già vincitore di due Tour de France (2022 e 2023) e della Vuelta a España (2025), entra nel club esclusivo dei corridori capaci di conquistare tutte e tre le grandi corse a tappe. Come ricordano i media tedeschi e iberici, prima di lui soltanto sette campioni – da Anquetil e Merckx a Nibali e Froome – avevano raggiunto questo traguardo. A suggellare la festa, l’ultima tappa con il trionfo allo sprint di Jonathan Milan, al primo acuto individuale in un Giro dove la velocità pura era stata finora un miraggio per gli uomini veloci.

Per l’Italia, il bilancio è in chiaroscuro. Gli osservatori sportivi italiani sottolineano i quattro successi di tappa: oltre a Milan, le vittorie di Ballerini a Napoli, di Ganna nella cronometro di Massa e lo spettacolare assolo di Bettiol a Verbania. Giulio Ciccone ha indossato per un giorno la maglia rosa e ha portato a casa la maglia azzurra di miglior scalatore, ma – come rilevano gli analisti del Giornale e di MillenniuM – la corsa è mancata di un autentico eroe tricolore capace di insidiare il vertice della classifica. Il giovane Pellizzari, atteso come possibile rivelazione, ha ceduto alla pressione; il migliore degli italiani è stato Davide Piganzoli, ottavo in generale. Eppure il Giro si conferma straordinario veicolo di turismo e immagine: il sindaco di Roma Gualtieri e il ministro Tajani hanno celebrato l’evento come una “festa di sport e cultura” che proietta le bellezze italiane nel mondo.

La dimensione globale della corsa trova conferma nei piazzamenti dei sudamericani e degli anglofoni. Secondo la stampa australiana, Jai Hindley – già vincitore del Giro nel 2022 – ha colto il terzo podio in carriera nella corsa rosa, un primato per l’Australia nelle grandi corse a tappe. I quotidiani colombiani mettono in risalto la maturità di Egan Bernal: decimo a Roma, lo scalatore della Ineos conferma un ritorno di costanza dopo il grave infortunio, mentre Einer Rubio si è messo in luce con azioni coraggiose, pur in una formazione non costruita attorno a lui. Il podio completato da Felix Gall, sorpresa austriaca, testimonia una corsa dove i valori consolidati sono stati rispettati ma dove alcuni outsider hanno comunque ritagliato spazi.

Ora lo sguardo si volge al futuro, e in particolare al Tour de France. Vingegaard lo ha dichiarato a Roma: il prossimo obiettivo è tornare a Parigi in giallo. Con la Tripla Corona in tasca, il danese possiede qualcosa che il suo eterno rivale Tadej Pogacar – già due Tour e cinque Monumenti, ma senza Vuelta – ancora non ha. Come notano gli editorialisti del Fatto Quotidiano, questa asimmetria potrebbe pesare psicologicamente nel confronto diretto. Il ciclismo europeo si interroga se la supremazia di Vingegaard, così totale da apparire “cannibalesca” come quella di Merckx, sia destinata a durare o se lo sloveno risponderà con una stagione di riconquista. Quel che è certo è che il Giro 109 ha scritto una pagina densa di significati, non solo sportivi, per l’intero movimento.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa atlantica / anglosferaStampa europea continentaleStampa latinoamericanaStampa russa e CSI
Stampa atlantica / anglosferatrionfopragmatismo

Il Giro ha messo in risalto il terzo podio in carriera di Jai Hindley, che lo consacra come secondo australiano di sempre con tre piazzamenti nei Grand Tour. Jonas Vingegaard ha completato la tripla corona, ma l'attenzione è tutta sulla cavalcata dell'eroe di casa.

Stampa europea continentaletrionfoscetticismo

Jonas Vingegaard è entrato nell'élite del ciclismo conquistando tutte e tre le Grandi Corse, eguagliando solo sette leggende. Nonostante le vittorie di tappa italiane e il fascino di Roma, in molti hanno criticato un Giro senza vera suspense e senza un rivale all'altezza.

Stampa latinoamericanatrionfopragmatismo

Jonas Vingegaard ha sigillato la Tripla Corona entrando nell'Olimpo del ciclismo, ma per l'America Latina il Giro ha segnato il ritorno di Egan Bernal nella top 10 e gli attacchi di un combattivo Rubio. All'impresa storica del danese si unisce l'orgoglio per la resilienza dei corridori latinoamericani.

Stampa russa e CSIdistaccopragmatismo

Jonas Vingegaard ha vinto il Giro d'Italia, diventando l'ottavo ciclista a conquistare tutti e tre i Grand Tour. Tra i partecipanti russi, il miglior risultato è stato il 25° posto finale di Aleksandr Vlasov.

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MillenniuM31 mag, 20:23
La Nación31 mag, 21:23
Bild31 mag, 20:23
France 2431 mag, 21:23
El Espectador31 mag, 20:24
Australian Broadcasting Corporation (ABC)1 giu, 00:57
Le Monde31 mag, 23:55
RBK31 mag, 21:24