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Trump alza la posta con l'Iran: nuove condizioni, stallo prolungato

La Casa Bianca restituisce la bozza d'intesa con clausole più dure su nucleare e Stretto di Hormuz. Teheran annuncia contromodifiche, mentre l'Ue cerca mediazione.

Geopolitica14 testate3 lingue3 min letturaAgg. 07:20

La frenetica trattativa tra Washington e Teheran subisce un nuovo irrigidimento. Dopo aver preannunciato una “decisione finale”, Donald Trump ha restituito la bozza di memorandum con richieste significativamente più severe, prolungando un negoziato che sembrava ormai prossimo alla conclusione. Secondo fonti della Casa Bianca, durante la riunione di venerdì nella Situation Room il presidente ha insistito per un linguaggio più duro sugli impegni nucleari iraniani e sulla riapertura dello Stretto di Hormuz, via d’acqua strategica attraverso cui transitava il 20% del petrolio mondiale prima del conflitto. L’ennesima revisione ha spiazzato gli osservatori e allontanato l’ipotesi di un cessate il fuoco rapido.

Nel dettaglio, Trump pretende garanzie vincolanti affinché l’Iran non sviluppi né acquisisca armi nucleari, temendo un allentamento finanziario che ricordi i “pallets di contanti” dell’era Obama, da lui sempre criticati. Teheran, però, non resta a guardare. Il capo negoziatore iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha ribadito che nessun accordo verrà siglato senza la piena tutela dei diritti sovrani del Paese. Fonti vicine all’establishment iraniano fanno sapere che la Repubblica Islamica sta a sua volta preparando una propria serie di emendamenti, pronta a un braccio di ferro che coinvolge i vertici più alti, fino alla Guida Suprema Mojtaba Khamenei. Lo stallo riflette due visioni inconciliabili: da un lato l’approccio massimalista americano, dall’altro l’esigenza iraniana di non apparire sottomesso.

Il contesto bellico rende ogni ritardo pericoloso. Le ostilità, scatenate a fine febbraio dagli attacchi congiunti di Usa e Israele contro impianti nucleari iraniani, hanno paralizzato il traffico mercantile nello Hormuz, con ripercussioni sui mercati energetici globali. In questo scenario, l’Unione Europea tenta una mediazione discreta ma incisiva: l’Alto Rappresentante Kaja Kallas è attesa lunedì in Pakistan per l’ottavo Dialogo strategico bilaterale, incontro in cui la crisi mediorientale occuperà un posto centrale. Bruxelles teme un’escalation che minaccerebbe direttamente gli approvvigionamenti energetici del continente, già provati dalla guerra in Ucraina.

Le prossime giornate saranno decisive. La risposta iraniana è attesa entro tre giorni, ma gli analisti di Islamabad e di Berlino concordano nel ritenere che lo spazio per un compromesso si stia pericolosamente restringendo. Se l’accordo fallisse, Trump ha minacciato un’opzione militare, prospettiva che getta un’ombra su un’intera regione. Per l’Italia, dipendente per oltre il 90% dal gas via condotte e Gnl, il protrarsi del conflitto rappresenta un rischio concreto: un rialzo duraturo dei prezzi energetici si tradurrebbe in nuove tensioni inflazionistiche e in un inverno politicamente complicato per il governo Meloni. La diplomazia, intanto, procede sul filo del rasoio.

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Il presidente americano ha restituito la bozza di accordo con modifiche unilaterali, senza precisare i dettagli. È preoccupato per le clausole che sbloccherebbero i fondi iraniani congelati, una mossa che aveva aspramente rimproverato a Obama. Teheran appare paziente mentre Washington mostra frustrazione per i tempi del negoziato.

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Trump ha rinviato il testo con emendamenti più severi, insistendo su un linguaggio duro riguardo agli obblighi nucleari di Teheran e alla riapertura dello Stretto di Hormuz. Il presidente teme qualsiasi concessione finanziaria che possa richiamare i trasferimenti di denaro dell'epoca Obama. Questo approccio prudente allunga i colloqui ma è ritenuto necessario per un'intesa solida.

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La sfida tra Washington e Teheran continua, con Trump che restituisce la bozza con condizioni ancora più dure. Dopo una riunione nella Situation Room, la Casa Bianca attende una risposta, mentre non si intravede una conclusione. La mossa prolunga un conflitto che dura da oltre tre mesi, con il presidente americano che irrigidisce la sua posizione sull'intesa proposta.

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Trump pianta ancora i piedi e invia una controproposta con richieste sensibilmente inasprite, dando il via al terzo giro di modifiche. La diplomazia europea, con l'Alta Rappresentante in viaggio in Pakistan, cerca di tenere vivo il dialogo mentre la bozza rimbalza tra la Situation Room e Teheran. Il continuo scambio rischia di riportare i negoziati al punto di partenza, minando le speranze di chiudere un conflitto che dura da tre mesi.

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Atlasinfo31 mag, 19:11
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The Times of India31 mag, 19:12
ANSA Politica31 mag, 20:24
CNN Arabic31 mag, 19:12
Frankfurter Allgemeine Zeitung (FAZ)31 mag, 19:11