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Pezeshkian non si dimette: Teheran respinge le voci di una crisi

Il presidente iraniano smentisce le indiscrezioni su una lettera di dimissioni, mentre i negoziati con Washington e lo scontro con i Pasdaran alimentano l’instabilità.

Geopolitica12 testate4 lingue3 min letturaAgg. 13:43

La notizia ha fatto il giro del mondo in poche ore, ma Teheran l’ha subito bollata come una “falsa notizia”. Domenica 31 maggio, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian avrebbe inviato una lettera di dimissioni all’ufficio della Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, lamentando l’ingerenza del Corpo dei Guardiani della Rivoluzione (Pasdaran) nelle decisioni strategiche del paese. A lanciare lo scoop è stata l’emittente Iran International, con sede a Londra e legata all’opposizione, che citava fonti anonime. La presunta missiva accusava i pasdaran di aver esautorato il governo, rendendo impossibile per il presidente esercitare le sue funzioni. In poche ore, la notizia è rimbalzata su media occidentali, asiatici e russi, scatenando un’ondata di speculazioni.

La reazione dell’establishment iraniano è stata immediata e univoca. Il vicecapo delle comunicazioni presidenziali, Seyyed Mehdi Tabatabaei, ha definito le voci “pettegolezzi ridicoli”, mentre fonti vicine all’ufficio di Pezeshkian hanno diffuso un video in cui il presidente, durante una riunione di gabinetto, dichiarava: “Continuerò finché avrò respiro. O procediamo con forza, o saremo martirizzati: in entrambi i casi, è una vittoria per noi”. I media statali, come Tasnim, hanno rilanciato la smentita, accusando i network stranieri di condurre una “guerra psicologica” per fomentare divisioni interne. Anche la portavoce del governo Fatemeh Mohajerani ha respinto le illazioni. Tuttavia, la tempesta mediatica ha messo in luce crepe profonde nel sistema di potere iraniano, in un momento di estrema delicatezza.

Le tensioni non sono nuove. Da mesi, gli analisti occidentali (e non solo) segnalano un conflitto sotterraneo tra il presidente riformista e le fazioni più radicali dei Guardiani della Rivoluzione, che controllano ampi settori dell’economia e della sicurezza. Il presunto braccio di ferro si inserisce nel contesto dei fragili colloqui di pace con gli Stati Uniti, dopo mesi di scontri armati che hanno portato a un cessate il fuoco precario. Secondo la stampa anglosassone e indiana, la Casa Bianca osserva con attenzione le divisioni interne a Teheran: Donald Trump aveva già parlato di un regime “seriamente fratturato”. Non a caso, proprio nelle stesse ore, forze americane avevano attaccato una nave cargo accusata di violare il blocco navale.

Fuori dall’Iran, le reazioni sono state variegate ma convergenti nel sottolineare la gravità del momento. I media russi, come Kommersant, hanno riportato la smentita secca di Tabatabaei, mentre quelli arabi, tra cui Sky News Arabia, hanno evidenziato l’alone di ambiguità che circonda Pezeshkian, il quale in passato aveva invocato un allargamento della partecipazione politica. In Asia, i giornali indonesiani e indiani hanno puntato i riflettori sull’origine della fuga di notizie, descrivendola come un’operazione di propaganda orchestrata da ambienti ostili a Teheran. Da Pechino a Bruxelles, l’episodio è stato interpretato come un segnale di fragilità istituzionale che potrebbe complicare qualsiasi intesa diplomatica e avere ripercussioni sui mercati energetici, già provati dalla crisi.

Per l’Italia e l’Europa, la posta in gioco è alta. Un Iran destabilizzato aumenterebbe i rischi per la sicurezza nel Mediterraneo e per gli approvvigionamenti di petrolio e gas. La smentita, per quanto ferma, non cancella i sospetti su una leadership indebolita. Anche se Pezeshkian resta al suo posto, la partita per il controllo dello Stato rimane aperta, e ogni nuova fuga di notizie rischia di innescare reazioni a catena. In un quadro già incandescente, la vera notizia non sono le dimissioni, ma la guerra per il potere che le ha generate.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa iraniana e affini · regimeStampa del Golfo araboStampa indiana e sudasiaticaStampa russa e CSI · business
Stampa iraniana e affini/ regimetrionfovittimismo

Il presidente Pezeshkian giura di proseguire con la massima forza: 'O andiamo avanti o siamo martirizzati, in ogni caso è vittoria.' L'ufficio presidenziale smentisce categoricamente le voci di dimissioni diffuse dalla rete di propaganda ostile, ribadendo la salda unità del popolo iraniano.

Stampa del Golfo araboscetticismourgenza

Nonostante la smentita ufficiale, permangono ambiguità sulla posizione del presidente iraniano. Rapporti da fonti vicine all'ufficio della Guida Suprema parlano di una lettera di dimissioni che denunciava l'esclusione del governo dalle decisioni chiave a causa del crescente controllo dei pasdaran. La situazione si inserisce in un fragile cessate il fuoco con gli Stati Uniti.

Stampa indiana e sudasiaticaallarmescetticismo

I media indiani hanno amplificato la voce di dimissioni di Pezeshkian, citando una presunta lettera al leader supremo contro l'influenza dell'IRGC, salvo poi fare fact-check e riportare la smentita di Teheran. La storia è inserita nel contesto dei colloqui di pace tra Stati Uniti e Iran, con Washington che avverte di poter riprendere le ostilità.

Stampa russa e CSI/ businessdistaccopragmatismo

Mosca liquida come 'false dicerie' le voci di dimissioni diffuse da un'emittente con sede a Londra. Le autorità iraniane confermano che il presidente non si dimetterà, respingendo le notizie come un tentativo di destabilizzazione esterna.

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Sky News Arabia1 giu, 10:45
Mint1 giu, 08:29
The Times of India1 giu, 00:56
NDTV1 giu, 05:00
Gulf News1 giu, 05:01
Tribunnews1 giu, 08:27
The Independent1 giu, 03:52
Kommersant1 giu, 08:27