Tokyo accoglie Marcos con gli onori imperiali: la nuova mappa dell’Indo-Pacifico
La cerimonia al Palazzo Imperiale per il presidente filippino segna il terzo ospite di Stato dell’era Reiwa e consolida un’asse di sicurezza cruciale per l’equilibrio regionale, con riflessi sull’Europa.

Il solenne rituale che si è svolto questa mattina nel Cortile Orientale del Palazzo Imperiale di Tokyo – inni nazionali, guardia d’onore, la famiglia imperiale al completo – non è stato soltanto il benvenuto a un capo di Stato. L’arrivo di Ferdinand Marcos Jr., primo ospite di Stato dall’incontro con il brasiliano Lula nel marzo dello scorso anno e terzo in assoluto nell’era Reiwa iniziata nel 2019, trasforma la coreografia diplomatica in un messaggio nitido: il Giappone intende rafforzare il proprio profilo di garante della sicurezza nell’Indo-Pacifico, e le Filippine sono il perno di questa strategia.
Dopo la cerimonia pubblica, l’Imperatore Naruhito e l’Imperatrice Masako hanno ricevuto Marcos e la consorte nella sala “Take no Ma” per un colloquio privato di una ventina di minuti. In serata, un banchetto di Stato suggerirà l’atmosfera di un’alleanza che va ben oltre i convenevoli. Secondo gli analisti del Sud-est asiatico, la visita consolida un riallineamento silenzioso ma profondo: Manila, sempre più esposta alle pressioni nel Mar Cinese Meridionale, guarda a Tokyo come a un partner di sicurezza indispensabile, complementare all’ombrello statunitense ma con una specifica capacità di investimento infrastrutturale e tecnologico.
L’ottica di Pechino, inevitabilmente, legge questa intesa come un ulteriore tassello di un accerchiamento regionale, mentre da Bruxelles l’attenzione è rivolta alla tenuta dell’ordine multilaterale basato sulle regole. Per l’Italia e l’Europa, la solidità dell’asse nippo-filippino non è una questione remota: le principali rotte commerciali che collegano Suez al Pacifico transitano proprio in quelle acque contese, e la presenza navale europea – compresa quella italiana con la missione “Gabinia” – ha tutto l’interesse a operare in uno spazio dove le regole di navigazione siano difese da attori credibili.
La terza accoglienza di Stato dell’era Reiwa, dopo quelle riservate a Trump nel 2019 e a Lula nel 2024, rivela una diplomazia imperiale giapponese che dosa con attenzione i propri simboli. Marcos è il primo leader del Sud-est asiatico a ricevere questo onore sotto Naruhito, una scelta che proietta la relazione bilaterale in una dimensione quasi familiare, memore dei legami storici e pronta a tradursi in cooperazione concreta sulla difesa costiera e la cybersicurezza. Il fatto che l’incontro avvenga a pochi giorni da nuove esercitazioni navali congiunte con Washington e Canberra accentua il carattere operativo di un’intesa che si sottrae alla retorica per ancorarsi alla realpolitik.
Guardando avanti, l’evoluzione di questo partenariato determinerà in misura crescente la capacità dell’intera regione di assorbire le tensioni senza cedere alla militarizzazione incontrollata. L’Europa, e con essa l’Italia, dovrà decidere se limitarsi a osservare queste dinamiche oppure parteciparvi attraverso una presenza diplomatica e navale più incisiva, riconoscendo che la sicurezza dell’Indo-Pacifico è ormai una premessa indispensabile per la prosperità del Mediterraneo allargato.
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