Sudafrica, violenze xenofobe uccidono mozambicani; il Ghana riporta a casa i suoi cittadini e sventa una tratta di minori
A Mossel Bay scontri contro immigrati irregolari causano vittime, mentre Accra evacua connazionali e smantella un traffico di giovanissime nigeriane.

La scia di violenza xenofoba che sta attraversando il Sudafrica ha provocato le prime vittime ufficiali tra i cittadini mozambicani. Secondo le autorità di Maputo, cinque persone sono state uccise a Mossel Bay, nella provincia del Capo Occidentale, come “conseguenza diretta di attacchi xenofobi”, mentre altre due hanno perso la vita in un incidente stradale durante la fuga. La polizia sudafricana, tuttavia, conferma solo due omicidi e non si sbilancia sui moventi, in un clima di crescenti proteste contro l’immigrazione clandestina che da settimane infiamma il paese. Le stime di Maputo parlano di circa 800 connazionali coinvolti negli scontri e di oltre 500 ancora in attesa di rimpatrio.\n\nL’escalation ha innescato una reazione a catena tra i governi africani. Il Ghana ha già evacuato oltre trecento cittadini e, stando al ministro degli Esteri Samuel Okudzeto Ablakwa, le richieste per un secondo volo hanno superato quota mille, a dimostrazione della rapidità con cui l’amministrazione Mahama intende proteggere i propri emigrati. Critiche interne erano state sollevate sull’entità dell’intervento, giudicato da alcuni sproporzionato; Ablakwa ha respinto ogni accusa ribadendo che “non si gioca con la vita dei ghanesi”. Anche la Nigeria ha avviato operazioni di rimpatrio.\n\nParallelamente, il Ghana è alle prese con sfide migratorie interne di segno opposto. Il ministro dell’Interno Mohammed Muntaka Mubarak ha denunciato la complicità di cittadini ghanesi nel favorire ingressi illegali e registrazioni fraudolente di stranieri nelle banche dati nazionali, parlando di “comportamento antipatriottico”. Nello stesso periodo, il servizio immigrazione ha portato a termine un’operazione ad Asankragwa che ha permesso di intercettare 112 donne, di età compresa tra 12 e 38 anni, quasi tutte nigeriane, vittime di una rete di tratta a scopo di sfruttamento sessuale. Centocinque di loro sono già state rimpatriate in sicurezza.\n\nQuesti episodi, benché distanti geograficamente, disegnano un quadro di fragilità sistemica nella governance delle migrazioni in Africa subsahariana. Il nesso tra xenofobia sudafricana, traffico di esseri umani nel Golfo di Guinea e rimpatri d’emergenza rivela quanto i flussi interni al continente siano vulnerabili a crisi di ordine pubblico e criminalità organizzata. Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, la stabilità di questi corridoi è cruciale: l’acuirsi delle tensioni rischia di accelerare movimenti secondari verso il Mediterraneo, esercitando ulteriore pressione sulle frontiere esterne dell’Unione.\n\nIn prospettiva, gli osservatori africani e internazionali concordano sulla necessità di un coordinamento più stretto tra Stati, sia sul piano della protezione dei migranti sia su quello del contrasto alle reti criminali. Il Sudafrica, tradizionale meta di lavoratori migranti, dovrà fare i conti con un’opinione pubblica sempre più ostile, mentre i paesi di origine, come il Ghana, rafforzano gli strumenti di vigilanza sui confini. Nell’ottica di Bruxelles, questi sviluppi potrebbero tradursi in nuovi programmi di cooperazione allo sviluppo e di gestione condivisa dei flussi, in linea con il Patto europeo sulla migrazione.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
La stampa africana anglofona evidenzia allarme per gli attacchi xenofobi in Sudafrica, con cinque mozambicani uccisi e l'evacuazione di cittadini ghanesi. I governi africani reagiscono con decisione, difendendo le operazioni di rimpatrio e denunciando la complicità interna che facilita l'immigrazione clandestina. Emerge un duplice registro: condanna della violenza e vigilanza sulla sicurezza nazionale.
La stampa araba del Levante e del Maghreb riporta con preoccupazione l'uccisione di cinque mozambicani nelle violenze xenofobe sudafricane, sottolineando che si tratta delle prime vittime straniere confermate. Si evidenzia il rientro spontaneo di centinaia di connazionali e la condanna ufficiale di Maputo, mantenendo un tono fattuale e pragmatico.
La stampa latinoamericana di orientamento mercato riferisce in modo essenziale la denuncia di Maputo per cinque cittadini uccisi in attacchi xenofobi in Sudafrica, collegandoli alle proteste contro l'immigrazione irregolare. La copertura è breve e descrittiva, basata su fonti ufficiali, senza commenti emotivi.
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