Messico e Canada chiedono 16 anni di Usmca, Trump evoca l’annessione
Mentre Washington conduce colloqui bilaterali con Città del Messico escludendo Ottawa, i due partner nordamericani formalizzano la richiesta di estendere il trattato commerciale.

Con l’avvicinarsi della scadenza del 1° luglio per la revisione congiunta dell’accordo di libero scambio nordamericano (T-MEC/USMCA), sia il Messico sia il Canada hanno formalmente comunicato a Washington la volontà di prolungare l’intesa per altri 16 anni. Le lettere, inviate dai ministri Marcelo Ebrard e Dominic LeBlanc all’USTR Jamieson Greer, sottolineano i benefici economici e la necessità di certezza per gli investitori. Gli Stati Uniti, finora, non hanno ancora ufficializzato la propria posizione, preferendo concentrarsi su incontri bilaterali con il Messico – l’ultimo dei quali si è concluso la settimana scorsa – mentre il Canada è rimasto in disparte.
L’esclusione di Ottawa dalle prime trattative ha alimentato i timori di una strategia statunitense volta a dividere i partner. Solo nelle scorse ore è stato annunciato un faccia a faccia tra LeBlanc e Greer, accompagnato dalla capo negoziatrice canadese Janice Charette, per discutere le richieste di rinnovo e le tariffe settoriali. Sullo sfondo, il presidente Donald Trump è tornato a evocare l’idea di un’annessione del Canada come “51° Stato”, commentando su Truth Social i dati di una recessione tecnica canadese. La mossa, che ha suscitato reazioni irritate da Ottawa, si inserisce in un clima di tensioni commerciali crescenti, con gli Stati Uniti che spingono per regole d’origine più restrittive nel settore automobilistico: secondo fonti americane, la nuova proposta chiederebbe che almeno il 50% dei componenti dei veicoli prodotti nell’area di libero scambio sia di origine statunitense.
La richiesta, che penalizzerebbe soprattutto l’industria messicana (mentre quella canadese già supererebbe in media tale soglia, stando al premier Mark Carney), si scontra con la visione dei vicini. Il Messico, per bocca del ministro Ebrard, ha riconosciuto che l’era del “libero commercio senza confini” è finita e che occorre preservare una posizione competitiva nel nuovo scenario protezionista voluto da Trump. La strategia di Città del Messico, esplicitata in una conferenza stampa, mira ora a garantire un trattamento equilibrato che non penalizzi le catene di fornitura integrate continentali. Anche il Canada, pur alle prese con una fase di debolezza economica (due trimestri consecutivi di contrazione del PIL, definita “recessione tecnica” da vari osservatori), mantiene una linea ferma: l’accordo va esteso per dare stabilità, mentre si lavora a diversificare i propri scambi per ridurre la dipendenza da Washington.
La revisione del T-MEC rappresenta un test per la tenuta del commercio internazionale regolato da accordi multilaterali. Per l’Italia e l’Unione europea, che osservano con attenzione l’evolversi del protezionismo americano, il precedente nordamericano potrebbe influenzare i futuri negoziati transatlantici e le ambizioni di riequilibrio commerciale. Se gli Usa riuscissero a imporre condizioni più favorevoli ai due partner, ciò legittimerebbe una linea più dura anche verso altre aree, con possibili ripercussioni per l’export europeo, dal settore automobilistico all’agroalimentare. La scadenza del 1° luglio, con una probabile terza tornata di colloqui a Washington e Città del Messico, dirà se il patto sopravviverà o se si aprirà una stagione di conflitti commerciali destinati a ridisegnare le mappe della globalizzazione.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
Messico e Canada chiedono di estendere il T-MEC per altri 16 anni, sottolineando i benefici condivisi e l'importanza del consenso trinazionale. Il governo messicano insiste affinché Ottawa venga subito inclusa nei negoziati, mentre analisti mettono in guardia contro un'eccessiva dipendenza da Washington e sul valore della sovranità commerciale.
Mentre un ministro canadese vola a Washington per parlare di commercio, Trump torna a ventilare l'annessione del Canada come cinquantunesimo Stato, con l'ambasciatore statunitense a Ottawa che rilancia il messaggio. La retorica aggressiva oscura i colloqui commerciali, mentre il Canada affronta una recessione tecnica e un dibattito politico interno sulle politiche economiche.
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