Stretto di Hormuz, blocco navale USA: 118 navi dirottate e cinque rese inoffensive
Mentre Washington scorta silenziosamente decine di mercantili attraverso lo stretto, il Comando centrale annuncia il bilancio di un mese e mezzo di embargo contro i porti iraniani. La tensione cresce alle porte dell'Europa.

Il Comando centrale degli Stati Uniti ha reso noto che, da metà aprile, le forze americane hanno dirottato 118 navi commerciali e ne hanno rese inoffensive altre cinque, nel quadro di un blocco navale de facto imposto alle acque che circondano i porti iraniani. L’operazione, avviata il 13 aprile secondo fonti ufficiali, rappresenta il capitolo più muscolare della campagna di ‘massima pressione’ voluta da Washington per soffocare l’economia di Teheran e costringerla a nuove concessioni nucleari e regionali.
Parallelamente, emerge che nelle ultime tre settimane unità della Marina americana hanno scortato in modo informale circa settanta mercantili attraverso lo Stretto di Hormuz, la strozzatura strategica da cui transita un quinto del petrolio mondiale. Secondo fonti citate dalla stampa internazionale, molte di queste navi avrebbero spento i transponder per non essere individuate durante il passaggio, un espediente che rivela la percezione di un rischio imminente. Il Pentagono aveva inizialmente negato di aver ripreso le scorte, ma le testimonianze raccolte dal New York Times confermano una presenza navale più attiva di quanto ammesso ufficialmente, con almeno un mercantile passato a ridosso delle coste iraniane.
Da Teheran, i Guardiani della rivoluzione affermano di monitorare costantemente il traffico nello stretto, mentre il blocco navale viene denunciato come un atto di pirateria. L’ottica degli analisti del Golfo evidenzia il pericolo di un errore di calcolo: lo scorso 30 maggio, un aereo americano avrebbe colpito con un missile Hellfire la sala macchine della Lian Star, una nave battente bandiera del Gambia che, secondo il Centcom, rifiutava di fermarsi mentre tentava di raggiungere un porto iraniano nel Golfo di Oman. L’episodio mostra la facilità con cui l’applicazione del blocco può sfociare in violenza.
Per l’Europa, e per l’Italia in prima linea sul Mediterraneo, il crescendo militare nel Golfo Persico è un allarme diretto. Ogni interruzione prolungata dei traffici attraverso Hormuz si tradurrebbe in un immediato rialzo dei prezzi del greggio e del gas naturale liquefatto, con conseguenze pesanti per le economie già provate dalla crisi ucraina. Bruxelles, che ha sempre puntato sulla via diplomatica e sul rilancio dell’accordo nucleare JCPOA, si trova ora schiacciata tra l’alleato americano e la necessità di preservare la stabilità regionale, mentre i canali negoziali con Teheran sembrano essersi arenati.
La combinazione di scorte informali e blocco ufficiale disegna una strategia a doppio binario: da un lato rassicurare il trasporto marittimo internazionale, dall’altro strangolare il commercio iraniano. Resta da vedere se questa pressione produrrà il cedimento atteso a Washington o se invece spingerà l’Iran verso una reazione più spericolata, magari nel cyberspazio o attraverso proxies in Medio Oriente. In ogni caso, lo Stretto di Hormuz si conferma il termometro più sensibile delle tensioni globali, dove la misura della forza rischia di surriscaldare l’intera regione.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
Le forze armate statunitensi stanno scortando silenziosamente le navi mercantili attraverso lo Stretto di Hormuz, secondo un funzionario. Si tratta di un'operazione discreta per mantenere aperto il passaggio.
La marina americana ha condotto segretamente circa 70 mercantili attraverso lo Stretto di Hormuz nelle ultime settimane, nonostante il persistere dei rischi per la navigazione a causa dello stallo dei negoziati di pace con l'Iran. La mossa sottolinea l'instabilità della regione e il ruolo unilaterale di Washington.
Mentre proseguono i colloqui di pace, l'Iran chiede il riconoscimento della propria sovranità sullo Stretto di Hormuz, una pretesa che allarma i paesi del Golfo. Nel frattempo, il blocco navale americano ha già deviato 118 navi e ne ha disabilitate cinque, nel tentativo di strangolare i porti iraniani.
Secondo fonti ufficiali americane non identificate, gli Stati Uniti avrebbero scortato circa 70 navi mercantili nello Stretto di Hormuz, nonostante una precedente smentita da parte del comando centrale. L'Iran, al contempo, ribadisce la propria piena autorità sullo stretto e impone l'obbligo di seguire le rotte e le disposizioni iraniane.
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