Stretta sulle Green Card, ma si salva chi ha il visto H-1B
L'amministrazione Trump impone ai titolari di visto temporaneo di lasciare gli Stati Uniti per ottenere la residenza permanente, ma un chiarimento dell'agenzia federale esenta molti lavoratori qualificati.

In una delle più nette inversioni di rotta nella prassi migratoria americana degli ultimi decenni, l'amministrazione Trump ha ordinato allo U.S. Citizenship and Immigration Services (USCIS) di applicare con rigore una disposizione della legge sull'immigrazione finora rimasta lettera morta: i cittadini stranieri che si trovano negli Stati Uniti con visti temporanei — di lavoro, turismo o studio — dovranno lasciare il Paese per presentare domanda di residenza permanente. Tuttavia, un portavoce dell'agenzia ha chiarito in via ufficiale che i possessori di visto H-1B, la categoria che interessa la maggior parte dei lavoratori altamente qualificati, potrebbero essere risparmiati da questo obbligo, riaccendendo un minimo di speranza tra i professionisti del settore tecnologico, della ricerca e dell'università.
La direttiva, contenuta in un memorandum pubblicato alla fine della scorsa settimana, ribalta una consuetudine consolidata che consentiva a studenti, turisti e lavoratori temporanei di ottenere un adeguamento dello status (adjustment of status) senza mai uscire dal territorio statunitense. Secondo quanto riportato dalla stampa russa e latinoamericana, l'USCIS motiva la scelta affermando che «studenti, lavoratori temporanei o turisti arrivano negli Stati Uniti per un breve periodo e con uno scopo preciso», e che il sistema prevede il loro rientro al termine del soggiorno, non l'avvio di un percorso di stabilizzazione. Nell'ottica di Washington, si tratta di un ritorno al dettato originale della legge sull'immigrazione, che le amministrazioni precedenti — democratiche e repubblicane — avevano di fatto disapplicato.
Da Bruxelles e dalle altre capitali europee si osserva con preoccupazione l'evolversi della situazione. Molti giovani professionisti italiani, spesso ingegneri, informatici e ricercatori, lavorano negli Stati Uniti proprio grazie al visto H-1B e contavano sulla possibilità di una transizione fluida verso la green card. L'incertezza normativa rischia di spingere questi talenti a riconsiderare i propri progetti, in un momento in cui l'Europa cerca faticosamente di trattenere e attrarre competenze. Anche i grandi Paesi asiatici, a partire dall'India, principale bacino di manodopera tecnologica per la Silicon Valley, monitorano con attenzione le implicazioni della stretta, che potrebbe accelerare la deviazione dei flussi migratori qualificati verso altre destinazioni, come il Canada o l'Australia.
Se la precisazione dell'USCIS sui visti H-1B mitiga l'impatto immediato per una fascia cruciale di lavoratori, il segnale politico resta inequivocabile. La nuova dottrina amministrativa mira a comprimere le maglie dell'immigrazione legale, aggiungendo ostacoli procedurali che si sommano a un clima già percepito come ostile da molti stranieri. Gli analisti europei e internazionali convergono nel ritenere che, se confermata, questa linea produrrà un effetto di lungo periodo: da un lato, un freno all'attrattività del mercato del lavoro statunitense per i migliori cervelli globali; dall'altro, un'occasione per l'Europa e per altri sistemi economici avanzati di colmare il divario, offrendo regole più chiare e percorsi di integrazione meno accidentati.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
La stampa atlantica progressista descrive la nuova politica sulle green card come un duro colpo per i lavoratori immigrati, sottolineando la confusione e l'ansia create. Viene evidenziato il rovesciamento di decenni di prassi, con toni critici verso l'amministrazione Trump. L'attenzione è sulle conseguenze immediate per i titolari di visti temporanei e sulle difficoltà burocratiche.
La stampa russa riporta le nuove regole per le green card in modo fattuale, sottolineando l'inasprimento delle procedure. Viene menzionato l'obbligo per i titolari di visti temporanei di lasciare gli Stati Uniti per richiedere la residenza. Il tono è distaccato, con un focus sulle misure burocratiche senza giudizi espliciti.
La stampa latinoamericana progressista denuncia la nuova politica come un attacco ai migranti, sottolineando l'obbligo di abbandonare gli Stati Uniti per richiedere la green card. Viene evidenziato il cambiamento rispetto al passato, con toni allarmati e accusatori verso l'amministrazione Trump. L'enfasi è sulle difficoltà e l'incertezza per i migranti.
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