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Spacex, la più grande IPO della storia: Musk punta a due trilioni di dollari tra orbite e colonie marziane

La società presenta alla SEC un prospetto con piani per data center orbitali, una fabbrica solare in Texas e una città su Marte. Mentre si profila l'offerta da 75-80 miliardi, crescono i dubbi ambientali.

Finanza10 testate7 lingue4 min letturaAgg. 23:13

Il passo decisivo verso quella che gli analisti di Wall Street definiscono già «la più grande offerta pubblica iniziale di sempre» è stato compiuto nell’ultimo fine settimana: SpaceX ha depositato presso la Securities and Exchange Commission il prospetto informativo per l’ammissione al Nasdaq con il simbolo SPCX. Secondo le stime circolate tra gli ambienti finanziari israeliani e statunitensi, la società guidata da Elon Musk punta a una valutazione attorno ai duemila miliardi di dollari, raccogliendo tra i 75 e gli 80 miliardi, una cifra che proietterebbe Musk – già titolare dell’85,1% dei diritti di voto della classe A – nell’inedita posizione di primo trilionario del pianeta. A suggellare la portata epocale dell’operazione, il prospetto di quasi trecento pagine svela un meccanismo atipico di sblocco delle azioni vincolate: anziché il classico lock-up di centottanta giorni, gli investitori potranno vendere quote in cinque fasi legate agli utili trimestrali, un’architettura che gli osservatori cinesi interpretano come una raffinata barriera contro il collasso del titolo dopo l’esordio.

La straordinaria iniezione di capitale è soltanto il veicolo per un’ambizione che deborda dall’aerospaziale tradizionale. Il documento depositato, analizzato da commentatori brasiliani, dettaglia la volontà di impiantare una città permanente su Marte con una popolazione fino a un milione di abitanti e di sviluppare un’economia lunare per il trasporto merci. Per alimentare queste infrastrutture, SpaceX ha in progetto un ulteriore stabilimento in Texas, non lontano da Austin, capace di produrre dieci gigawatt di pannelli solari all’anno: l’energia servirà a far funzionare i data center orbitali dedicati all’intelligenza artificiale, cuore pulsante della nuova divisione SpaceXAI. Lo stesso Musk, come riportato dalla stampa spagnola, ha annunciato personalmente la caccia a ingegneri e fisici di primissimo livello, promettendo di esaminare uno per uno i curricula che supereranno una prima scrematura.

Eppure, proprio sui data center spaziali si addensano i primi contrasti. Dalla Silicon Valley, Sam Altman ha commentato con scetticismo l’iniziativa del vecchio rivale: durante un podcast tecnologico, il ceo di OpenAI ha augurato buona fortuna a Musk, ma ha giudicato più praticabile un’infrastruttura subacquea, dove il raffreddamento risulterebbe meno oneroso e la robotica oceanica, pur ancora immatura, offrirebbe una via più agevole rispetto alle costruzioni orbitali. Non è solo questione di tecnica: il fronte ambientale si allarga e dalla provincia canadese della Columbia Britannica fino all’Oregon, dove i centri dati esistono già, i residenti segnalano opacità nell’uso dell’acqua potabile e impatti sulla fauna ittica – salmoni in particolare – mentre centinaia di nuovi impianti moltiplicano la pressione sulle risorse idriche locali. L’attivista Erin Brockovich ha appena lanciato un sito per mappare le criticità e raccogliere segnalazioni dai cittadini, chiedendo trasparenza su consumi energetici, rifiuti elettronici e rischi geopolitici legati alle infrastrutture dell’intelligenza artificiale.

L’inedita concentrazione di potere e capitali trova un ulteriore riflesso nella vicenda giudiziaria che ha visto Musk soccombere pochi giorni fa contro OpenAI. Dopo che la giuria ha respinto la sua richiesta di danni per centocinquanta miliardi di dollari, accusando lui stesso di aver atteso troppo a lungo per denunciare la trasformazione dell’organizzazione non profit in azienda commerciale, Musk ha parlato di un «pericoloso precedente», in grado a suo dire di legittimare la privatizzazione di qualunque ente benefico. Questa battaglia persa non sembra tuttavia rallentare la corsa della sua creatura spaziale: la macchina organizzativa corre parallela, dalla selezione del personale fino alla raffinata ingegneria finanziaria dell’IPO, su cui vegliano banche come Goldman Sachs.

Guardando più avanti, l’approdo di SpaceX a Wall Street segna una tappa storica, ma anche un banco di prova per il sistema. Da Tel Aviv a Pechino, gli analisti si interrogano: siamo di fronte a un segnale di surriscaldamento speculativo o al varo di un’economia orbitale capace di ridefinire i confini dell’innovazione? L’Italia e l’Europa, in attesa di sviluppare una propria capacità di calcolo e di lancio, osservano con apprensione lo spostamento del baricentro tecnologico, consapevoli che la gestione di risorse come l’acqua e l’energia diventerà presto ovunque un fattore dirimente. La promessa marziana si innesta così su un presente fatto di contese giudiziarie, fragilità ecologiche e mercati in ebollizione: un intreccio che l’IPO da due trilioni di dollari non potrà sciogliere da sola.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa russa e CSI · businessStampa latinoamericana · mercatoStampa atlantica / anglosfera · progressista
Stampa russa e CSI/ businessscetticismoschadenfreude

Mentre SpaceX progetta un enorme impianto di pannelli solari in Texas per alimentare data center orbitali per l’IA, Elon Musk ha subito una battuta d’arresto legale: la sua causa da 150 miliardi contro OpenAI è stata respinta, e lui l’ha definita un “precedente pericoloso”. La stampa russa accosta l’ambiziosa espansione industriale alla sconfitta in tribunale, restituendo un quadro contrastante dell’impero di Musk.

Stampa latinoamericana/ mercatoironiadistacco

La stampa latinoamericana accoglie il prospetto dell’IPO di SpaceX con un misto di fascinazione e ironia, soffermandosi su dettagli bizzarri come i piani per colonizzare lo spazio, creare città marziane e la revisione personale dei curricula da parte di Musk. Le ambizioni da trilioni di dollari e le visioni di trasporto lunare e marziano vengono incorniciate come grandiosi e stranamente divertenti.

Stampa atlantica / anglosfera/ progressistaallarmeindignazione

La copertura del blocco atlantico è interamente dominata dall’allarme ambientale: i data center, compresi quelli che Musk immagina in orbita, stanno già gravando sulle risorse idriche, danneggiando i salmoni e alimentando crisi energetiche. L’attivista Erin Brockovich sta mobilitando i cittadini per mappare e contrastare queste strutture, presentando la visione SpaceX come una minaccia concreta per comunità ed ecosistemi.

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10 testate · 7 lingue · finestra 24 ore

Forbes Russia25 mag, 12:20
The Times of India25 mag, 10:01
Globes25 mag, 13:21
Storm Media25 mag, 10:10
Newsweek25 mag, 18:29
Radio-Canada Info25 mag, 10:04
Financial Times25 mag, 18:25
La República25 mag, 18:27