Utili asiatici divergenti: l’India delle infrastrutture accelera, Xiaomi paga il conto dei chip
Mentre Finolex e ONGC registrano balzi a doppia cifra, la cinese Xiaomi vede crollare i profitti del 43% per i costi dei semiconduttori e la frenata delle auto elettriche. FirstCry e Aequs confermano la tensione tra crescita e redditività dei nuovi business.

Nel mosaico delle trimestrali asiatiche spicca un contrasto che è quasi un apologo sulla globalizzazione contemporanea: da un lato l’india delle infrastrutture, dove Finolex Industries mette a segno un balzo dell’utile netto del 59% su base annua, trainato da margini operativi più che raddoppiati; dall’altro la Cina tecnologica, con Xiaomi che vede l’utile netto adjusted sprofondare del 43,1% nel primo trimestre 2026, ben al di sotto delle attese degli analisti. Due realtà che raccontano velocità e direzioni opposte del capitalismo emergente: se Finolex beneficia dell’imponente ciclo di investimenti pubblici indiani nel settore idrico e agricolo, spingendo l’Ebitda a 332 crore di rupie e i margini al 25%, Xiaomi paga la transizione forzata verso l’auto elettrica e l’intelligenza artificiale, con costi crescenti delle memorie e consegne di veicoli in rallentamento.
Il quadro si arricchisce guardando al settore energetico. ONGC, il colosso petrolifero di Stato indiano, ha registrato un balzo dell’utile trimestrale del 46% e ricavi in aumento del 4%, sostenuti dalla ripresa delle quotazioni del greggio e dalle performance «notevoli» delle controllate HPCL e MRPL. Eppure il mercato di Mumbai ha punito il titolo con un calo del 4%, segno che gli investitori temono l’insostenibilità dei prezzi energetici o i rischi legati ai 33 mila crore di rupie di progetti in esecuzione nell’offshore occidentale. Secondo gli ambienti finanziari di Mumbai, il nervosismo riflette anche il timore che l’India possa dover assorbire scossoni geopolitici e ambientali, proprio mentre l’Europa cerca di emanciparsi dalla dipendenza energetica russa e guarda con interesse alle forniture alternative.
Nel comparto dei consumi e della manifattura leggera, le storie di FirstCry e Aequs offrono un’altra prospettiva. La piattaforma indiana di prodotti per l’infanzia ha ridotto la perdita netta a 30 crore di rupie, ma il fatturato è sceso dell’11% rispetto al trimestre precedente e il margine Ebitda adjusted resta sottile, al 5,5%. La contrazione sequenziale delude le attese di una crescita lineare e testimonia quanto sia arduo monetizzare la penetrazione digitale in un mercato estremamente sensibile al prezzo. Aequs, fornitore aerospace e consumer electronics, ha moltiplicato i ricavi del 47% fino a 367 crore, ma è scivolata in una perdita netta di 54,1 crore a causa dei costi di avviamento della nuova divisione consumer, che ha compresso i margini al 9%. Da entrambe le vicende, gli operatori di Bruxelles che seguono le catene globali del valore colgono un segnale di allarme: la corsa alla scala non sempre genera immediata redditività, e i fornitori europei di componenti aeronautici o di elettronica di consumo potrebbero avvertire contraccolpi se la domanda finale non assorbirà l’offerta aggiuntiva.
Guardando avanti, la divergenza tra i risultati dipinge un orizzonte in cui i mercati emergenti scontano i costi delle loro scommesse industriali. Secondo analisti di Hong Kong, Xiaomi dovrà dimostrare di poter finanziare la transizione all’auto senza erodere la leadership negli smartphone, mentre per i produttori indiani di tubazioni plastiche e petrolio il rischio è quello di un surriscaldamento della spesa pubblica e di una compressione dei margini quando i prezzi delle materie prime si stabilizzeranno. Per l’Italia e l’Europa, la lezione è duplice: da un lato la concorrenza asiatica nei semiconduttori e nella mobilità elettrica non concede tregue; dall’altro, una potenziale frenata della domanda di componentistica in settori come l’aerospazio – dove Aequs è fornitore di grandi player occidentali – può riverberarsi su una filiera continentale già sotto pressione. Il continente asiatico, insomma, continua a essere un termometro sensibile degli equilibri globali, dove ogni corsa al rialzo cela la fatica di una transizione strutturale.
Questa notizia è apparsa su
5 testate · 3 lingue · finestra 24 ore