Digitalizzazione finanziaria e scolastica: l'India sperimenta, il Brasile osserva
Mentre il regolatore di Mumbai spinge su Etf obbligazionari e tokenizzazione per ridurre la dipendenza dalle banche, il sistema scolastico affronta sospetti di manipolazione dei risultati. Parallelamente, la Cvm brasiliana prepara una consulta sulla tokenizzazione.

La spinta più decisa giunge dal regolatore dei mercati indiani. Con l’obiettivo dichiarato di allentare la morsa del credito bancario sulle imprese, il Securities and Exchange Board of India (Sebi) rilancia gli exchange-traded fund obbligazionari e studia un quadro normativo per i broker del debito, accompagnando il tutto da un progetto pilota di tokenizzazione delle obbligazioni su blockchain. «Queste misure possono migliorare la liquidità, permettere ai piccoli investitori di accedere al mercato del debito con tagli contenuti e aiutare gli istituzionali a coprire i rischi di tasso», ha spiegato il presidente Tuhin Kanta Pandey, citando la crescita del mercato delle obbligazioni societarie indiane da 2.100 a oltre 7.000 miliardi di rupie in un decennio. Secondo gli analisti di Mumbai, la svolta regolatoria punta a scardinare un paradosso che accomuna molte economie emergenti: il risparmio abbonda, ma i canali di finanziamento restano eccessivamente bancocentrici, con la conseguente fragilità in periodi di stress creditizio.
Lo stesso slancio digitale attraversa il mondo dell’istruzione, dove il ministro federale Dharmendra Pradhan ha discusso con quattro banche pubbliche – State Bank of India, Bank of Baroda, Canara Bank e Indian Bank – la revisione del gateway di pagamento del Central Board of Secondary Education. L’intervento, focalizzato su servizi post-esame come la rivalutazione e la richiesta di fotocopie, intende garantire transazioni sicure e rimborsi automatici, colmando una lacuna che ha generato malumori tra le famiglie. La tensione è però esplosa sul fronte politico: il leader dell’opposizione Rahul Gandhi ha denunciato una «massiccia manomissione» dei risultati degli esami, chiedendo un’inchiesta giudiziaria e una squadra investigativa speciale. Nell’ottica di New Delhi, la combinazione tra modernizzazione tecnica e conflitto politico mostra quanto l’infrastruttura digitale, se percepita come opaca, possa erodere la fiducia pubblica con effetti immediati sulla legittimità delle istituzioni.
Su scala geografica diversa, il Brasile si muove su un crinale analogo. La Comissão de Valores Mobiliários prevede di lanciare entro l’anno una consulta pubblica sulla tokenizzazione nel mercato dei capitali, includendo non solo la negoziazione di attivi digitali ma anche l’intera struttura di post-contrattazione – depositario centrale, custodia e scritturazione – che la blockchain potrebbe ridisegnare. Secondo l’ottica di Brasilia, l’iniziativa non è isolata ma si inserisce in un percorso di adeguamento regolatorio già avviato, con l’ambizione di non rincorrere l’innovazione bensì di incanalarla. Il parallelo con l’India è istruttivo: due grandi democrazie del Sud globale stanno testando, ciascuna con le proprie fragilità istituzionali, il delicato equilibrio tra accelerazione tecnologica e presidio della fiducia.
Per l’Europa e per l’Italia, questi esperimenti offrono una finestra preziosa. Mentre il Vecchio Continente avanza con il regolamento pilota Dlt e la Banca d’Italia esplora la tokenizzazione all’ingrosso, le vicende indiane ricordano che ogni architettura digitale, sia essa un mercato obbligazionario tokenizzato o un gateway per le tasse scolastiche, regge solo se accompagnata da una governance percepita come limpida. L’errore da evitare, suggeriscono le cronache da Mumbai e Nuova Delhi, è credere che la tecnologia possa da sola riempire vuoti di credibilità costruiti in decenni di inerzia burocratica e conflitti politici. In questo senso, la strada della tokenizzazione globale sarà lunga quanto la coda dei ricorsi che un risultato scolastico contestato può generare.
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