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Escalation in Libano e scontri USA-Iran: il petrolio torna a volare sopra 93 dollari

Lunedì primo giugno i prezzi del greggio sono aumentati oltre il 2%, spinti dalla rinnovata instabilità in Medio Oriente che allontana le speranze di un prolungamento del cessate il fuoco tra Washington e Teheran.

Geopolitica12 testate7 lingue3 min letturaAgg. 13:34

Lunedì 1° giugno 2026 i prezzi del petrolio hanno registrato un balzo superiore al 2%, riportando il Brent sopra quota 93 dollari al barile e il WTI vicino a 90 dollari. La fiammata è scattata nelle prime ore di contrattazione, quando si sono diffuse le notizie di una rinnovata offensiva israeliana in Libano e di scontri diretti tra Stati Uniti e Iran. Secondo i dati delle borse internazionali, il Brent è salito fino a 93,28 dollari e il greggio statunitense ha toccato 89,73 dollari, con un incremento che ha cancellato in poche ore le perdite della seduta precedente.

Le tensioni avevano già conosciuto un’impennata durante il fine settimana, quando Washington ha condotto attacchi «difensivi» contro postazioni radar e droni iraniani a Goruk e nell’isola di Qeshm – come hanno riferito fonti militari statunitensi – e Teheran ha risposto colpendo una base aerea usata in un precedente raid americano. A ciò si è aggiunta l’estensione delle operazioni di terra israeliane in Libano, decisa da Benjamin Netanyahu nonostante il cessate il fuoco formale con Hezbollah fosse in vigore da oltre sei settimane. La concomitanza di queste iniziative ha bruscamente ridimensionato l’ottimismo che fino a venerdì sera aveva spinto al ribasso le quotazioni, quando i mercati scommettevano su una prossima estensione dell’intesa tra Stati Uniti e Iran, mediata nei colloqui di Washington.

Dagli Emirati Arabi Uniti giungono segnali di allarme: il petrolio Murban, punto di riferimento per il Golfo, è scambiato sopra 93 dollari, e tra gli analisti si riaffaccia l’ipotesi di un greggio a 100 dollari al barile se la crisi dovesse prolungarsi. La prospettiva cino-asiatica, espressa dalla piattaforma Zawya con un focus da Pechino, insiste sul rischio di interruzioni nei transiti attraverso lo Stretto di Hormuz, dove ogni giorno passa oltre un quinto dei consumi mondiali di greggio. Non a caso, la Russia osserva con preoccupazione l’evolversi della situazione: fonti di Mosca sottolineano come il crollo dell’11% registrato solo una settimana fa fosse figlio di aspettative di disgelo, rapidamente smentite dall’inasprimento delle condizioni poste da Donald Trump per un accordo con l’Iran.

Per l’Italia e l’Europa, questa volatilità comporta un immediato contraccolpo sui costi energetici e sui fragili equilibri dell’inflazione. La dipendenza del Vecchio Continente dalle forniture mediorientali, benché ridimensionata da diversificazioni recenti, resta significativa, e ogni escalation nel quadrante Golfo-Libano rischia di innescare rialzi alla pompa e tensioni sui mercati finanziari. Mentre la diplomazia arranca, il petrolio si conferma il più sensibile sismografo delle crisi mediorientali.

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L’impennata dei prezzi del petrolio è causata dall’ordine del regime sionista di penetrare più in profondità in Libano, che ha infranto il fragile ottimismo nato dai colloqui ospitati dagli Stati Uniti. L’incapacità di Washington di frenare il suo alleato svela il vero volto del 'processo di pace', mentre la regione ne paga il prezzo.

Stampa del Golfo araboallarmeurgenza

Un balzo del 4% ha riportato il greggio verso la soglia dei 100 dollari al barile, mentre i mercati prezzavano il rischio di un conflitto più ampio. Lo scambio di colpi tra Stati Uniti e Iran e l’avanzata israeliana in Libano hanno riacceso i timori per la sicurezza dei flussi petroliferi del Golfo, minacciando di vanificare la fragile tregua e riportare la regione sull’orlo della crisi.

Stampa russa e CSI/ businesspragmatismodistacco

Il Brent è salito a 93,01 dollari al barile nelle contrattazioni del mattino di lunedì, con un rialzo del 2,07%, poiché l’incertezza geopolitica in Medio Oriente ha messo in ombra le perdite della seduta precedente. L’attenzione è concentrata sui negoziati bloccati tra Stati Uniti e Iran e sulla decisione di Washington di irrigidire la propria posizione, che ha invertito il recente calo delle quotazioni.

Stampa indiana e sudasiaticadistaccopragmatismo

I prezzi del petrolio sono saliti di oltre il 2% nelle prime contrattazioni di lunedì dopo che Israele ha ordinato alle sue truppe di avanzare più in profondità in Libano, nonostante il cessate il fuoco dichiarato più di sei settimane fa. L’escalation, avvenuta subito dopo i colloqui promossi dagli Stati Uniti, ha ridimensionato le attese di una nuova tregua tra USA e Iran e ha portato il Brent sopra i 93 dollari e il WTI vicino ai 90.

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