Usa e Iran si scambiano raid: il Kuwait nel mirino
Dopo l’abbattimento di un drone MQ-1, Washington bombarda siti radar e comando iraniani; Teheran colpisce una base aerea Usa. Il Kuwait attiva le difese antiaeree, mentre la tregua con Israele vacilla e il petrolio sale.

Negli ultimi tre giorni, lo scontro strisciante tra Stati Uniti e Iran ha varcato una soglia pericolosa. Nella notte tra sabato e domenica, caccia americani hanno colpito infrastrutture radar e centri di comando per droni a Goruk e sull’isola di Qeshm, secondo quanto riferito dal Comando centrale statunitense (CENTCOM). L’operazione, definita di “autodifesa” da Washington, sarebbe scattata dopo che Teheran aveva abbattuto un drone MQ-1 in volo su acque internazionali. Ma la versione iraniana capovolge la sequenza: fonti dei Guardiani della rivoluzione (IRGC) sostengono che gli Stati Uniti per primi avrebbero distrutto una torre di telecomunicazioni sull’isola di Sirik, nella provincia di Hormozgan, e che la risposta iraniana avrebbe mirato proprio alla base aerea da cui è partito quell’attacco, distruggendo tutti gli obiettivi prestabiliti. A conferma della spirale, l’IRGC ha lanciato un avvertimento esplicito: se l’aggressione si ripeterà, la reazione sarà “completamente diversa per scala e natura”.
L’onda d’urto non si è fermata ai confini iraniani. All’alba di lunedì, le difese aeree del Kuwait hanno intercettato una salva di missili e droni “ostili”, facendo scattare le sirene in tutto il Paese. Esplosioni sono state udite nei cieli dell’emirato, mentre lo stato maggiore invitava la popolazione a rispettare le disposizioni di sicurezza. In Israele, per la prima volta dalla tregua con Hezbollah, le sirene hanno risuonato a Tiberiade e dintorni, segnalando una possibile estensione del fronte. Nel frattempo, il prezzo del petrolio ha registrato un rialzo superiore al 2 per cento, sintomo delle immediate ripercussioni sui mercati energetici già provati dall’instabilità regionale. Secondo alcuni osservatori europei, l’episodio del Kuwait potrebbe essere opera di milizie alleate dell’Iran, ma non vi sono ancora rivendicazioni ufficiali.
Le capitali mondiali osservano con apprensione. Da Washington si insiste sul carattere “misurato e deliberato” dei raid, volti a proteggere asset e interessi americani senza innescare una guerra su vasta scala. Al contempo, secondo fonti diplomatiche, l’amministrazione Trump starebbe premendo per un nuovo cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah, in un tentativo di contenere le fiamme. Teheran, da parte sua, attraverso i media di Stato rilancia la retorica della resistenza e promette conseguenze devastanti in caso di ulteriori provocazioni, senza però specificare la base colpita – un dettaglio che suggerisce una volontà di mantenere aperta la porta della de-escalation. Analisti israeliani notano come il movimento di truppe di Israele più a fondo in Libano complichi ulteriormente il quadro, offrendo pretesti a un allargamento del conflitto.
Il ciclo di ritorsioni a orologeria rischia di sfibrare la già logora architettura di sicurezza regionale. Se da un lato entrambe le parti sembrano calcolare con attenzione la portata delle proprie mosse, dall’altro la moltiplicazione dei teatri – dal Golfo Persico al Levante – accresce il rischio di un errore fatale. L’Italia e l’Europa, esposte sul piano energetico e strategico, guardano con preoccupazione a un asse che potrebbe trascinare l’intero Mediterraneo allargato in una nuova crisi. Le prossime ore saranno decisive per capire se la diplomazia riuscirà a ritessere una trama di contenimento, o se la miccia accesa nel fine settimana brucerà fino a un’esplosione incontrollata.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
Le Guardie della Rivoluzione iraniana hanno colpito con successo la base aerea statunitense da cui era partito l'attacco contro l'isola di Sirik, distruggendo tutti gli obiettivi prestabiliti. Teheran avverte che qualsiasi nuova aggressione riceverà una risposta devastante.
Gli Stati Uniti hanno condotto attacchi di autodifesa contro postazioni radar e di controllo droni in Iran, in risposta a azioni aggressive di Teheran come l'abbattimento di un drone MQ-1. In Kuwait, i sistemi di difesa aerea hanno intercettato attacchi missilistici e di droni ostili, mentre continuano le sirene di allarme.
Gli Stati Uniti hanno bombardato radar e centri di controllo droni in Iran proprio mentre era in vigore un cessate il fuoco. L'Iran ha risposto colpendo una base militare americana, ma le narrazioni occidentali minimizzano la provocazione iniziale.
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