L’Iran accusa l’AIEA: rapporto politico, attacchi ignorati
Teheran respinge il rapporto dell’Agenzia come “strumento di pressione politica” e attribuisce le lacune nei controlli agli attacchi israeliani e statunitensi, mentre al Consiglio dei Governatori avverte: normalizzare i raid mina la non proliferazione.

Il vice ministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi ha accusato l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) di trasformare i rapporti tecnici in «strumenti di pressione politica», replicando all’ultimo rapporto del direttore generale Rafael Grossi. In una serie di post su X [A1, A6], Gharibabadi ha contestato la narrazione di «ambiguità», «mancanza di accesso» e «perdita di continuità delle conoscenze» sul programma nucleare iraniano, sostenendo che tali lacune sono la conseguenza diretta degli attacchi militari condotti da Stati Uniti e Israele contro i siti nucleari sottoposti a salvaguardie. «Non si può ignorare l’origine del disturbo per poi imputare all’Iran le conseguenze di quello stesso disturbo», ha scritto il diplomatico, aggiungendo che Grossi, «totalmente al servizio di Washington e dell’Occidente», non ha mai condannato questi raid [A4].
Al Consiglio dei Governatori dell’AIEA, riunitosi in sessione straordinaria, la delegazione iraniana ha lanciato un allarme ancora più netto: gli attacchi subiti dalle infrastrutture nucleari sotto controllo internazionale sono i «più estesi e senza precedenti» nella storia dell’Agenzia [A10]. Secondo fonti iraniane, durante i recenti conflitti Stati Uniti e Israele avrebbero sferrato complessivamente diciassette ondate di attacchi, uno dei quali a ridosso della centrale nucleare di Bushehr [A2]. Teheran ha richiamato il precedente del 1981, quando l’AIEA condannò il bombardamento israeliano del reattore iracheno di Osirak, e ha messo in guardia contro il rischio di normalizzare queste azioni, che minerebbero il regime di non proliferazione e la sicurezza internazionale [A7].
La presa di posizione iraniana solleva un interrogativo di fondo: può un’agenzia tecnica come l’AIEA valutare la conformità di un paese senza tenere conto delle cause che hanno compromesso la sua capacità di verifica? Per l’Iran, la risposta è negativa: il deterioramento del monitoraggio non è il risultato di una mancata cooperazione, ma dell’impossibilità materiale di garantire accessi dopo i bombardamenti [A3]. La questione va ben oltre lo scontro bilaterale. Osservatori europei, in particolare a Bruxelles e Roma, temono che questo stallo eroda la credibilità dell’AIEA e allontani la prospettiva di una soluzione diplomatica. L’Italia, membro del Consiglio dei Governatori, ha storicamente sostenuto il dialogo nel quadro dell’accordo nucleare (JCPOA), insistendo al contempo sulla piena applicazione delle salvaguardie.
Il messaggio di Teheran è chiaro: se la comunità internazionale vuole davvero la non proliferazione, deve prima affrontare le aggressioni che hanno infranto il quadro di controllo. In caso contrario, qualsiasi rapporto dell’AIEA apparirà non come una valutazione tecnica, ma come un’arma politica. La prossima tappa a Vienna sarà decisiva per capire se il canale diplomatico potrà essere riattivato o se la crisi nucleare entrerà in una fase ancora più pericolosa.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
Il rapporto dell'AIEA ignora la causa profonda: gli attacchi militari di Stati Uniti e Israele contro impianti sotto salvaguardia. Il direttore generale, asservito all'Occidente, non ha mai condannato le aggressioni, usando le loro conseguenze per creare ambiguità sul programma nucleare iraniano. Teheran avverte che normalizzare simili attacchi minaccia l'intero regime di non proliferazione.
Fonti diplomatiche occidentali accusano l'Iran di sfruttare gli attacchi militari come pretesto per sottrarsi alle verifiche e giustificare l'arricchimento dell'uranio. Il Consiglio dei governatori resta concentrato sulle scorte non spiegate e sul rifiuto di accesso, considerando la retorica di Teheran un diversivo. Cresce l'impazienza verso la strategia iraniana di vittimismo.
Gerusalemme considera il programma nucleare iraniano una minaccia esistenziale e i raid mirati come legittima autodifesa. La protesta all'AIEA è ipocrisia, dopo anni di occultamenti e violazioni. Israele continuerà ad agire per prevenire un Iran nucleare, al di là delle messinscene diplomatiche.
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