NBA Finals, Knicks a un passo dal titolo: al Madison Square Garden Spurs con l'acqua alla gola
New York avanti 2-0, prima finale in casa dal 1999. Wembanyama: «Sono fatto per questi momenti». Trump in tribuna, diretta Prime Video.

Il Madison Square Garden non ospitava una partita delle Finals dal 1999, l'ultimo atto di un'epoca prima del buio lungo un quarto di secolo. Stanotte, nel tempio newyorkese, i Knicks possono ipotecare il primo titolo NBA dal 1973 [A3]. Dopo aver espugnato due volte il Frost Bank Center di San Antonio, la squadra di Mike Brown guida la serie per 2-0 e si presenta davanti al proprio pubblico – fra cui Donald Trump, che ha confermato la presenza [A4] – con l'inerzia di tredici vittorie consecutive nei playoff e quarantaquattro giorni senza sconfitte, dall'ultimo ko contro Atlanta [A6].
Dall'altra parte, gli Spurs sono con le spalle al muro. Nessuna franchigia nella storia NBA ha mai vinto il titolo dopo aver perso le prime due gare in casa [A6]. Il coach Mitch Johnson lo sa e carica i suoi: «Abbiamo una sola partita domani sera… è l'unica che conta, dobbiamo venire qui pronti a vincerla» [A2]. La guardia De'Aaron Fox punta a neutralizzare subito il fattore campo: «Sei a New York, senti i tifosi dei Knicks dappertutto. È più facile a dirsi che a farsi, ma dobbiamo toglierli di mezzo fin dall'inizio» [A5]. Anche il rookie Stephon Castle parla di «un'urgenza mai provata prima» [A8], mentre Victor Wembanyama, il fenomeno francese, ha reagito con fierezza: «Sono momenti per cui sono fatto» [A6].
La copertura mediatica riflette la dimensione planetaria dell'evento. In Brasile, i siti specializzati riportano le quote (1.79 per New York, 2.15 per San Antonio) e offrono codici promozionali per le scommesse, segno di quanto il mercato latinoamericano sia ormai centrale [A1]. La CNN Brasil sottolinea l'esclusiva streaming su Prime Video – piattaforma accessibile anche in Italia – e il calcio d'inizio previsto per le 21.30 di Brasilia, le 8.30 pomeridiane della costa orientale statunitense [A4] [A7]. In Spagna e Argentina, l'enfasi è sulla dimensione epica: «matar o morir» titola El Universal, mentre La Nación ricorda lo spostamento della serie in territorio Knicks dopo i due capitoli texani [A6] [A7].
La squadra arbitrale designata, con l'esperto Marc Davis come crew chief e Scott Foster addetto al replay, cerca di tenere il match lontano da polemiche [A3]. Il rischio, però, è che la partita si trasformi in un'accelerazione verso la sentenza. Se i Knicks dovessero vincere anche Gara 3, allungherebbero sul 3-0 e porterebbero la serie sull'orlo di un cappotto, lo stesso inflitto in precedenza a Philadelphia e Cleveland [A2]. Per San Antonio, l'impresa sarebbe quasi impossibile: l'ultimo ribaltone da 0-2 nelle Finals risale a un'altra era cestistica, e mai con le prime due sconfitte casalinghe. Al Madison Square Garden, stanotte, va in scena molto più di una partita: è il crocevia tra la consacrazione di una dinastia nuova e il fallimento di una generazione annunciata.
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