Mosca ammette canali segreti con Kyiv: oligarca in missione da Zelensky
Il Cremlino conferma che un noto imprenditore russo, forse Roman Abramovič, ha incontrato il presidente ucraino su invito. Tra diplomazia parallela e scetticismo occidentale.

Dopo settimane di indiscrezioni, il Cremlino rompe gli indugi e ammette l'esistenza di un contatto diretto e riservato con la presidenza ucraina. Durante il Forum economico di San Pietroburgo, Vladimir Putin aveva rivelato che un imprenditore russo di sua fiducia, a fine maggio, si era recato a Kiev su invito di Volodymyr Zelensky, incontrandolo personalmente e riferendo poi a Mosca i contenuti del colloquio. Il consigliere presidenziale Jurij Ušakov, in un'intervista al canale Rossija 24, ha poi precisato che si trattava di una figura di primo piano, «abbastanza grande e nota a molti», senza però svelarne l’identità.
L’ammissione si inserisce in un quadro più ampio di canali negoziali paralleli. Ušakov ha infatti dichiarato che la Russia mantiene con Kiev sia contatti aperti – come quelli avviati nei primi round negoziali dopo l'invasione – sia canali chiusi, mai interrotti del tutto. Una precisazione che lascia intendere come il dialogo, per quanto opaco, non sia mai cessato, anche mentre sul campo proseguono le ostilità e la retorica ufficiale si inasprisce.
L’identità del businessman non è stata confermata ufficialmente, ma fonti parlamentari ucraine puntano dritto a Roman Abramovič. Il deputato Oleksij Hončarenko ha dichiarato alla Verchovna Rada che sarebbe proprio l’oligarca, già coinvolto nei tentativi di mediazione nelle prime fasi del conflitto, ad aver incontrato Zelensky a Kiev. Abramovič, noto per i suoi legami trasversali e per essere stato oggetto di sanzioni occidentali, incarna quella figura di ‘mediatore informale’ che il Cremlino sembra voler accreditare, pur senza esporsi direttamente.
Per gli analisti europei, l’episodio va letto con cautela. Bruxelles e Washington guardano con scetticismo a queste aperture unilaterali, temendo che possano servire a creare divisioni tra gli alleati o a legittimare una trattativa che escluda Kiev dal proprio percorso di adesione europea. L’Italia, che ha sempre sostenuto la via diplomatica accanto al sostegno militare, potrebbe vedere in queste iniziali aperture un primo timido passo, ma resta convinta che qualsiasi accordo debba passare attraverso un quadro multilaterale e il pieno coinvolgimento di Zelensky. In ogni caso, la rivelazione del Cremlino riaccende il dibattito sulla reale volontà russa di negoziare e su chi, dietro le quinte, stia effettivamente tessendo i fili di un possibile dialogo.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
Il Cremlino conferma l'esistenza di canali di comunicazione riservati con Kiev, paralleli a quelli pubblici. Un importante imprenditore russo, di cui non viene rivelata l'identità, ha recentemente visitato la capitale ucraina, confermando la continuità di un dialogo pragmatico anche al di fuori dei tavoli negoziali ufficiali.
Fonti iraniane riportano che Mosca tiene contatti privati con il 'regime di Kiev', citando un alto funzionario del Cremlino. Si ricorda che in passato si sono svolti diversi round di colloqui aperti, mentre ora la comunicazione prosegue attraverso canali riservati.
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