Mondiali 2026, la Fifa vieta borracce e regola le dirette tv
Vietate le bottiglie riutilizzabili per motivi di sicurezza. In Brasile, monito ai locali: non si può far pagare per vedere le partite senza licenza. Le nuove disposizioni a pochi mesi dal torneo.

Una modifica dell’ultim’ora al codice di condotta degli stadi imposta dalla Fifa ha sorpreso i tifosi in vista del Mondiale 2026. D’ora in poi, come sottolineato dalla stampa mediorientale, sarà vietato introdurre bottiglie d’acqua riutilizzabili in tutti gli impianti che ospiteranno le gare. La decisione, annunciata giovedì, rovescia una precedente autorizzazione che consentiva l’ingresso di borracce trasparenti in plastica. L’estensione del divieto a contenitori di ogni tipo — lattine, tazze, barattoli — è giustificata dalla necessità di scongiurare lanci di oggetti e potenziali lesioni. «La Fifa è impegnata a proteggere la salute e la sicurezza di giocatori, arbitri, spettatori e volontari», ha dichiarato l’organismo in una nota riportata da Reuters, sottolineando come il bando riguardi già diversi stadi e sarà ora reso universale.
La mossa, letta in filigrana, segnala un approccio più restrittivo alla gestione della sicurezza in un torneo che per la prima volta coinvolgerà 48 squadre e tre nazioni — Stati Uniti, Canada e Messico. Già in Qatar 2022 erano state applicate limitazioni all’introduzione di liquidi, ma l’attuale giro di vite appare più sistematico. La stampa di lingua araba ha evidenziato le implicazioni per il benessere dei supporters, specialmente nelle partite in programma sotto il sole cocente, dove l’idratazione diventa un fattore critico. L’assenza di borracce, se da un lato riduce i rischi di incidenti, dall’altro solleva interrogativi sulla gestione della sete in arene da decine di migliaia di posti.
Parallelamente, l’attenzione dei media brasiliani si è concentrata su un’altra stretta: quella relativa ai diritti di trasmissione. L’Associazione brasiliana di bar e ristoranti (Abrasel), d’intesa con la Fifa, ha diffuso un avvertimento inequivocabile: è proibito esigere un biglietto d’ingresso o costi aggiuntivi per assistere alle partite del Mondiale nei locali pubblici, a meno che non si disponga di una licenza specifica rilasciata dalla federazione internazionale. La norma, benché focalizzata sul mercato sudamericano, rivela una strategia di controllo capillare sui canali non ufficiali di fruizione, proteggendo al contempo gli introiti derivanti dai diritti tv, che rappresentano una voce cruciale per le casse dell’ente di Zurigo.
Per il pubblico europeo, e italiano in particolare, queste disposizioni anticipano un’esperienza di tifo più regolamentata. Chi si metterà in viaggio verso le sedi nordamericane dovrà adattarsi a un regime di divieti che potrebbe sorprendere, abituato com’è a una flessibilità maggiore negli stadi del Vecchio Continente. Allo stesso tempo, le indicazioni sui locali pubblici valgono come monito per gli esercenti italiani che, come spesso accade durante Europei e Mondiali, allestiranno maxischermi: qualsiasi iniziativa commerciale dovrà ottenere il benestare della Fifa, pena sanzioni. In un calcio sempre più globalizzato, il Mondiale si conferma non solo una festa planetaria, ma anche un banco di prova per l’equilibrio tra sicurezza, salute e interessi economici.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
A pochi giorni dal Mondiale, la FIFA ha ribaltato il suo regolamento e vietato le borracce, costringendo di fatto i tifosi a comprare acqua in bottiglia a caro prezzo negli stadi. La misura viene presentata come un aggravio economico ingiustificato per gli spettatori comuni.
La FIFA giustifica il divieto per motivi di sicurezza e indica la presenza di punti d'acqua gratuiti all'esterno degli spalti. Pur senza condannare apertamente la misura, la stampa riporta le preoccupazioni degli esperti per il caldo, lasciando intendere perplessità sui reali effetti del provvedimento.
Nonostante il caldo torrido estivo, la FIFA ha sorpreso i tifosi con un divieto dell'ultimo minuto sulle borracce, adducendo motivi di sicurezza. I media sottolineano il contrasto tra le temperature opprimenti e la necessità di comprare l'acqua, inquadrandolo come un problema per la salute e l'economia dei tifosi.
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