La portacontainer MSC Sariska V centrata da un missile iraniano: «Un attacco ingiustificato»
L’attacco iraniano con missile da crociera contro la nave del gruppo italo-svizzero nel Golfo riaccende l’allarme sulle rotte energetiche. MSC denuncia un’aggressione non provocata, Teheran rivendica una rappresaglia. Italia ed Europa valutano contromisure.

Lunedì 1 giugno, la portacontainer MSC Sariska V è stata colpita da due proiettili mentre lasciava il porto iracheno di Umm Qasr. La società MSC, gruppo di proprietà italiana con sede in Svizzera, ha confermato che l’equipaggio è rimasto illeso, ma ha denunciato un «attacco non provocato» contro un vettore commerciale privo di legami con Stati Uniti o Israele. I Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno rivendicato l’azione, precisando di aver impiegato un missile da crociera. Un filmato diffuso dall’agenzia semi-ufficiale Fars mostra un grande squarcio sulla fiancata di dritta della nave, all’altezza della linea di galleggiamento, mentre l’agenzia per la sicurezza marittima britannica UKMTO segnalava due esplosioni e un incendio a bordo, successivamente domato.
Le motivazioni dell’attacco rimangono opache. Teheran lo inquadra come una rappresaglia per una precedente operazione militare americana non meglio specificata, secondo fonti iraniane. Tuttavia, la scelta di un mercantile in transito solleva dubbi di diritto internazionale e proporzionalità. A Bruxelles e a Roma l’allarme è immediato: l’MSC è un pilastro del trasporto marittimo globale e un attacco diretto alle proprie unità rappresenta un salto di qualità nella guerra ibrida nel Golfo. La compagnia ha parlato di «rischi inaccettabili per i marittimi innocenti e per il commercio marittimo essenziale della regione», monito che riecheggia nei porti di Trieste e Genova, snodi vitali per l’interscambio mediterraneo.
L’episodio si inserisce in un contesto di tensione crescente. Il Golfo Persico e lo Stretto di Hormuz sono da decenni il crocevia energetico dell’Europa, e l’Italia è particolarmente esposta: circa un decimo del traffico containerizzato nazionale transita per la regione. Analisti mediorientali osservano come l’Iran stia alzando la posta, sfruttando la vulnerabilità delle rotte per rispondere alle pressioni americane e israeliane. Secondo osservatori londinesi, il fatto che l’attacco sia avvenuto a Umm Qasr, a ridosso del confine iracheno, segnala un’estensione della minaccia ben oltre l’area di Hormuz, fino a lambire i terminal petroliferi iracheni e le direttrici verso Suez.
Per l’Italia e l’Europa, la lezione è netta: la sicurezza marittima non può essere data per scontata. L’attacco alla Sariska V, benché senza vittime, dimostra che anche i vettori neutrali diventano bersagli nella logica della rappresaglia. Le cancellerie del Vecchio Continente, già concentrate su Mar Rosso e Ucraina, dovranno valutare una missione navale europea di deterrenza nel Golfo. In mancanza di una risposta, il rischio è che episodi analoghi divengano la norma, con costi assicurativi in rialzo e una progressiva erosione della libertà di navigazione, pilastro dell’ordine liberale dal secondo dopoguerra.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
Un video diffuso da media iraniani mostra una falla nella fiancata della nave MSC, dopo un attacco rivendicato dai Guardiani della Rivoluzione come rappresaglia. La comunità marittima internazionale segue con preoccupazione l’escalation nel Golfo.
MSC denuncia un attacco non provocato contro la propria nave nel porto iracheno, con due proiettili che hanno colpito lo scafo. L’equipaggio è illeso, ma la compagnia esprime profonda preoccupazione per i rischi alla navigazione commerciale neutrale.
Un attacco missilistico iraniano ha danneggiato una portacontainer MSC al terminal iracheno, secondo la rivendicazione dei pasdaran. Fonti confermano che la nave è stata colpita mentre lasciava il molo, senza feriti ma con danni visibili.
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