La condanna unanime (quasi) del mondo islamico per le incursioni ad Al-Aqsa
Otto paesi, dalla Turchia all'Indonesia, denunciano le violazioni israeliane alla Spianata delle Moschee. Ma il silenzio del Marocco, custode gerosolimitano, crea imbarazzo.

Il 2 giugno i ministri degli Esteri di Emirati Arabi Uniti, Turchia, Egitto, Giordania, Indonesia, Pakistan, Arabia Saudita e Qatar hanno diffuso un comunicato congiunto di inusuale durezza, condannando “con la massima fermezza” le continue incursioni di coloni estremisti israeliani nella moschea di Al-Aqsa, nota anche come Spianata delle Moschee (Haram al-Sharif). Le forze israeliane non solo offrono protezione agli intrusi, ma hanno addirittura consentito l’innalzamento della bandiera israeliana nei cortili del terzo luogo santo dell’Islam – gesto che le capitali firmatarie definiscono “una provocazione inaccettabile” e una “flagrante violazione del diritto internazionale” e dello status quo storico e giuridico di Gerusalemme Est, territorio occupato.
La dichiarazione denuncia inoltre le “misure sistematiche e illegali” con cui le autorità israeliane mirano a modificare il carattere demografico e culturale della città vecchia, minando la sacralità dei luoghi di culto islamici e cristiani. Un passaggio, quest’ultimo, che riecheggia le preoccupazioni espresse nei giorni successivi dal Segretariato della Lega Araba, il quale ha ribadito che l’intera area di Al-Aqsa, 14,4 ettari, è esclusivamente musulmana e sotto la tutela dell’amministrazione giordana del Waqf, depositario storico della custodia dei luoghi santi di Gerusalemme. La Lega ha parlato di “pericolosa escalation” capace di “ferire i sentimenti dell’intera ummah islamica”.
Ciò che colpisce, in questo fronte diplomatico apparentemente coeso, è l’assenza del Marocco. Re Mohammed VI detiene la presidenza del Comitato Al-Quds, organismo dell’Organizzazione della Cooperazione Islamica deputato proprio alla salvaguardia di Gerusalemme. Eppure Rabat non figura tra i firmatari, né ha rilasciato dichiarazioni. Il silenzio marocchino riapre interrogativi sulla sua posizione dopo la normalizzazione delle relazioni con Israele nel quadro degli Accordi di Abramo, che pure prevedono un esplicito impegno a preservare lo status quo dei luoghi santi. Da più parti del mondo arabo si solleva la critica di un’ambiguità che rischia di incrinare la legittimità del ruolo di custode che la monarchia rivendica da decenni.
Sullo sfondo, l’Unione Europea – principale partner commerciale e donatore dell’Autorità Palestinese – segue con apprensione. Da Bruxelles si moltiplicano gli appelli al rispetto delle risoluzioni ONU, ma l’assenza di una posizione comune sui riconoscimenti unilaterali di Gerusalemme come capitale rende l’azione comunitaria spesso tardiva. Per l’Italia, tradizionalmente attenta all’equilibrio mediterraneo e presente con il contingente UNIFIL in Libano, la nuova fiammata di tensione ai luoghi santi rischia di avere immediate ripercussioni sulla tenuta dei fragili cessate il fuoco regionali e sull’intero dialogo interreligioso.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
Una dichiarazione congiunta di otto ministri degli Esteri di paesi arabi e islamici condanna fermamente le continue irruzioni di coloni estremisti israeliani nella moschea di Al-Aqsa e l’esposizione della bandiera israeliana nei suoi cortili. Si denuncia una violazione flagrante del diritto internazionale e dello status quo storico-giuridico dei luoghi santi di Gerusalemme Est. L’appello è a fermare queste azioni provocatorie e le misure illegali israeliane.
Mentre otto paesi arabi e musulmani denunciano le violazioni israeliane alla moschea di Al-Aqsa, il silenzio del Marocco, il cui re è presidente del Comitato Al-Quds, appare come una complicità imbarazzante. La notizia evidenzia il contrasto tra la condanna collettiva e l’inerzia di chi rivendica un ruolo speciale nella tutela dei luoghi santi. Un’analisi che mette a nudo le divisioni del mondo arabo sulla questione palestinese.
I media iraniani denunciano l’ennesimo assalto dei coloni sionisti alla moschea di Al-Aqsa, protetti dalle forze del regime israeliano, e parlano di un tentativo di giudaizzare il luogo sacro. L’azione viene descritta come una profanazione che ferisce i sentimenti di tutti i musulmani e un’escalation pericolosa. Anche la Malaysia condanna l’atto vergognoso, mentre si sottolinea la violazione sistematica dello status quo da parte dell’entità occupante.
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