La ‘ola’ più grande del mondo a Città del Messico: tra record e origini contese
A cinque giorni dall'inizio dei Mondiali 2026, migliaia di messicani si sono radunati sul Paseo de la Reforma per infrangere il Guinness, mentre resta aperto il dibattito sull'origine di questa tradizione globale.

Decine di migliaia di messicani hanno trasformato sabato il Paseo de la Reforma in un vibrante mare verde, rompendo il record mondiale per la più grande ola umana al di fuori di uno stadio. La catena di partecipanti si è snodata dalla glorieta dell'Ángel de la Independencia fino a quella del Caballito, abbracciando l'iconico viale in un'ondata di braccia levate e grida, mentre giudici del Guinness World Records raccoglievano le prove per l'omologazione. L'evento, a soli cinque giorni dal calcio d'inizio del Mondiale 2026, segnava il culmine di mesi di prove coreografate dal governo cittadino – un benvenuto spettacolare in cui la maglia della nazionale messicana è diventata la divisa d'ordinanza.
La mattinata si era aperta con musica dal vivo: La Sonora Santanera ha scaldato la folla con una versione adattata di “La Boa”, mentre l'organizzazione turistica della capitale, guidata da Alejandra Frausto, aveva mobilitato oltre trentaseimila persone. Il record precedente, stabilito a Lisbona nel 2007 con poco più di ottomila partecipanti, è stato polverizzato in un solo gesto corale. Per ore il Paseo de la Reforma ha ospitato un carnevale di suoni, balli e persino esibizioni di lucha libre, a conferma che per il Messico l'ola è già parte del folklore nazionale, non solo una coreografia da stadio.
Eppure, la “ola messicana” non è né universalmente accettata né indiscutibilmente messicana. Gli analisti europei ricordano che il movimento comparve già negli stadi nordamericani degli anni Settanta, per poi diventare icona globale durante il Mondiale 1986 proprio in Messico. In Francia, Le Figaro ne sottolinea la popolarità planetaria ma anche l'ambivalenza: alcuni club del Vecchio Continente ne hanno chiesto il divieto, giudicandola ripetitiva e d'intralcio alla visuale. La prospettiva mediorientale riportata da BBC Persian ricorda inoltre che il Guinness assoluto resta quello del 2008 a Bristol, con oltre centocinquantamila tifosi NASCAR, dimostrando come il fenomeno travalichi il calcio.
Mentre il Mondiale 2026 si appresta a restituire l'ola alle arene del Nord America, il record di Città del Messico appare non solo un primato da certificare, ma un tentativo di riappropriazione simbolica. Per i messicani l'ondata umana unisce sport, musica e identità in un rito comunitario che sfida l'asetticità degli stadi moderni. Per l'Europa, abituata a vederla come intrattenimento di pausa o fastidio intermittente, l'entusiasmo di massa della capitale messicana offre uno specchio della diversa intensità con cui il fenomeno viene vissuto. In un mese che promette passioni globali, l'ola resta il gesto più semplice e – proprio per questo – più discusso del tifo internazionale.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
Città del Messico ha conquistato il Guinness dei primati con la più grande ola umana mai realizzata fuori da uno stadio. Decine di migliaia di tifosi hanno gremito il Paseo de la Reforma pochi giorni prima dell'inizio dei Mondiali 2026, trasformando l'evento in una festa di strada. Il risultato è raccontato come prova della passione messicana e della capacità organizzativa.
La cosiddetta ola messicana probabilmente non è nata in Messico. Le sue origini sono controverse e alcune squadre ne chiedono il divieto per ragioni di sicurezza e disturbo. L'articolo smonta il mito con un tono ironico e distaccato, quasi forense.
Alla vigilia dei Mondiali 2026, i messicani hanno formato la più grande ola mai vista, riprendendo una tradizione resa celebre proprio nel loro paese durante il torneo del 1986. Il servizio registra la portata e la tempistica con un tono distaccato e fattuale, considerando l'evento come un curioso preludio alla competizione.
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