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La Francia ferma la petroliera Tagor e arresta il capitano russo: ancora un colpo allo shadow fleet

Il comandante rischia un anno di carcere e 150mila euro di multa per aver navigato sotto falsa bandiera. L'imbarcazione, sospettata di trasportare greggio russo o iraniano, potrebbe essere confiscata.

Geopolitica6 testate4 lingue3 min letturaAgg. 06:56

La marina francese, con il supporto della Royal Navy britannica, ha fermato domenica in acque internazionali la petroliera Tagor, battente bandiera sospetta e diretta da un porto russo. Il comandante, cittadino russo, è stato arrestato martedì dopo l'arrivo del natante in un porto della Bretagna. È la quarta nave del cosiddetto "shadow fleet" moscovita intercettata da Parigi da settembre, segno di un'intensificazione dei controlli sulle rotte del greggio che, nonostante le sanzioni occidentali, continua a fluire verso i mercati globali.

Il capitano rischia fino a un anno di reclusione e 150mila euro di multa per aver navigato sotto falsa bandiera e per essersi rifiutato di ottemperare agli ordini di fermarsi. Secondo la procura di Brest, anche l'armatore — la cui identità è ancora in corso di accertamento — potrebbe subire le stesse pene, mentre la nave stessa sarebbe passibile di confisca, come riportato da fonti russe. Una prospettiva che alzerebbe il costo della sfida lanciata dal Cremlino all'architettura sanzionatoria costruita dopo l'invasione dell'Ucraina.

La Tagor è sospettata di trasportare greggio russo o iraniano, e secondo database open-source sarebbe collegata a Mohammad Hossein Shamkhani, figlio dell'ex segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniana. Un intreccio che, agli occhi degli analisti di Bruxelles, conferma il progressivo saldarsi degli interessi energetici tra Mosca e Teheran, entrambi colpiti da embarghi occidentali. Dal punto di vista di Mosca, invece, si tratta di operazioni commerciali perfettamente lecite, condotte con navi che sfuggono alle restrizioni perché registrate in Paesi terzi e spesso prive di coperture assicurative adeguate.

L'episodio rilancia l'attenzione sui rischi ambientali e di sicurezza posti da queste vecchie petroliere, spesso in condizioni precarie, che solcano i mari d'Europa. Per l'Italia, con i suoi estesi interessi marittimi e portuali, il rafforzamento dei controlli nello Stretto di Sicilia e nel Mediterraneo centrale è diventato una priorità, anche in coordinamento con le agenzie di Frontex e le marine alleate. La prospettiva nord-atlantica, condivisa da Londra e Washington, è che solo una vigilanza sistematica e un inasprimento delle pene potranno dissuadere armatori e capitani dal proseguire questi viaggi al limite della legalità.

L'arresto del capitano della Tagor segna un precedente che potrebbe estendersi ad altri casi. Mentre Bruxelles lavora a nuove misure per colpire la "flotta ombra", l'inchiesta giudiziaria aperta a Brest farà da banco di prova per la capacità degli Stati membri di tradurre le sanzioni in azioni concrete. In gioco non c'è solo l'efficacia delle restrizioni economiche, ma anche la credibilità dell'Unione nel presidiare le proprie frontiere marittime in un contesto geopolitico sempre più teso.

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Una petroliera partita dalla Russia è stata fermata in acque internazionali dalla Marina francese. Il comandante, cittadino russo, rischia fino a un anno di carcere e una multa di 150mila euro. Le accuse sono di bandiera falsa e mancato arresto, ma si percepisce una campagna occidentale contro il trasporto marittimo russo.

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Le autorità francesi hanno arrestato il comandante russo di una petroliera sospettata di appartenere alla flotta fantasma di Mosca, che aggira le sanzioni petrolifere. Il natante navigava sotto bandiera falsa e ha rifiutato di fermarsi. È la quarta nave sequestrata dalla Francia da settembre, a dimostrazione dell'applicazione costante delle misure restrittive.

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Interfax3 giu, 21:23
France 243 giu, 17:59
Citizen TV4 giu, 03:29
RBK3 giu, 22:23
UOL3 giu, 18:01
Moscow Times3 giu, 17:59