La Bce avverte: i mercati ballano sull’orlo del vulcano mediorientale
L’Eurotower lancia l’allarme su una correzione improvvisa, con l’Iran che blocca lo Stretto di Hormuz e il greggio a 100 dollari. I rischi per lo spread italiano e la tenuta del debito sovrano.

La Banca centrale europea ha scelto un’immagine vulcanica per descrivere la situazione dei mercati finanziari: «un ballo sull’orlo del vulcano». Il vicepresidente Luis de Guindos, presentando il Rapporto sulla stabilità finanziaria, ha messo in guardia contro le «distorsioni dei prezzi» provocate dalla guerra in Medio Oriente e dall’impennata delle materie prime. La chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran ha interrotto le forniture globali di petrolio, spingendo il Brent sopra i 100 dollari al barile, contro i 60 di gennaio. Per Francoforte, lo shock energetico «comporta rischi al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita», aumentando la volatilità e minando la sostenibilità del debito proprio mentre i costi di finanziamento salgono.
Oltre la crisi immediata, l’Eurotower scorge una vulnerabilità più profonda: gli investitori stanno sottovalutando i fattori di rischio geopolitici, fiscali e macrofinanziari. Nell’ottica di Mosca, che rilancia i contenuti del rapporto, i prezzi delle attività restano «sopravvalutati rispetto ai parametri storici», nonostante le recenti correzioni. Ciò rende i mercati esposti a una «rivalutazione improvvisa e brusca», un rischio di contagio che potrebbe innescarsi da qualsiasi nuovo shock, in un clima già segnato dalle tensioni belliche e dalle incertezze sui bilanci pubblici.
Per l’Italia e per l’Europa, l’allarme si traduce in un monito preciso sulla politica di bilancio. Le misure contro il caro-energia, ha sottolineato la Bce, devono restare «temporanee e mirate» per non alimentare ulteriormente l’inflazione e mettere a repentaglio la finanza pubblica. L’istituto nota la crescente presenza di hedge fund tra i sottoscrittori del debito sovrano, soggetti in grado di amplificare rialzi improvvisi del rischio-paese. L’ombra dei Treasury americani e i nuovi obiettivi di spesa per la difesa fissati dalla Nato aggravano un quadro in cui «disavanzi e debiti persistentemente elevati in alcuni Paesi dell’area euro limitano i margini di bilancio».
In questa prospettiva, lo spread italiano torna a essere un termometro sensibile. La combinazione tra shock energetico, politiche fiscali sotto osservazione e un contesto geopolitico incandescente disegna uno scenario in cui la resilienza dell’eurozona sarà messa alla prova su più fronti. La partita si giocherà sulla capacità dei governi di coniugare il sostegno immediato a famiglie e imprese con la credibilità di un percorso di rientro del debito, in un mondo dove le certezze strategiche del dopoguerra freddo appaiono ormai definitivamente tramontate.
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