L’Iraq verso il monopolio della forza: le milizie filo-iraniane si consegnano allo Stato
Asa’ib Ahl al-Haq e Kata’ib al-Imam Ali annunciano la dissoluzione dei legami con le Forze di Mobilitazione Popolare e la consegna degli arsenali. Una mossa dettata dalle pressioni di Washington, ma che ridisegna anche gli equilibri energetici cari all’Italia.

Due tra le più potenti formazioni armate sciite irachene, Asa’ib Ahl al-Haq e Kata’ib al-Imam Ali, hanno annunciato con un gesto inatteso la decisione di recidere ogni legame con l’apparato delle Forze di Mobilitazione Popolare (al-Hashd al-Shaabi) e di porre i propri arsenali sotto il comando esclusivo delle forze armate statali. Un comitato centrale guidato dal leader di Asa’ib, Qais al-Khazali, si occuperà di censire uomini e materiali e di completare l’integrazione nelle strutture di sicurezza ufficiali, formalizzando un percorso che fino a poche settimane fa sembrava impraticabile.
La svolta cade in un momento di straordinaria pressione su Baghdad. Da Washington, che classifica Asa’ib come organizzazione terroristica e mantiene sanzioni personali contro al-Khazali, l’amministrazione americana ha chiesto con insistenza il disarmo delle milizie, mentre il primo ministro iracheno – insediatosi a metà maggio – ha fatto del monopolio statale della violenza un pilastro del suo programma. Il gesto di Asa’ib, formazione che alle ultime elezioni ha conquistato 27 seggi in un parlamento di 329, acquista un peso politico ulteriore perché si somma a quello già compiuto dalle Saraya al-Salam, le brigate fedeli a Muqtada al-Sadr che per prime avevano accettato di sciogliere le proprie unità indipendenti.
L’intero quadrante regionale ha accelerato la maturazione della scelta. Lo scoppio della guerra a Gaza e il successivo conflitto aperto tra Stati Uniti, Israele e Iran hanno reso insostenibile la coesistenza di eserciti paralleli controllati da Teheran. Analisti mediorientali leggono nel doppio annuncio – reso possibile anche dall’esplicito appoggio del presidente del Parlamento Mohammed al-Halbusi e del leader della coalizione nazionale Ammar al-Hakim, che ha evocato una «tabella di marcia» con scadenze già a settembre – il tentativo di sottrarre Baghdad alla logica dei fronti contrapposti, restituendo allo Stato la piena sovranità sulla sicurezza interna.
Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, la stabilizzazione dell’Iraq ha un riflesso diretto sulla sicurezza energetica: le infrastrutture petrolifere del sud del Paese, in cui operano società italiane, sono state a lungo esposte a vettori di instabilità riconducibili proprio alle milizie sciite. Fonti diplomatiche a Bruxelles osservano con cauto ottimismo la mossa di Asa’ib, ma avvertono che la prova decisiva sarà l’effettiva consegna delle armi pesanti e la capacità del governo di impedire che i quadri più ideologizzati si riorganizzino sotto altre sigle, magari con la regia occulta di Teheran. Il silenzio ufficiale dell’Iran, che attraverso i Guardiani della rivoluzione ha sempre visto nella galassia dell’Hashd un bastione strategico, lascia aperta la prospettiva di un riassorbimento solo apparente: la vera partita si giocherà nei prossimi mesi, tra dichiarazioni pubbliche e poteri reali.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
Il gruppo sciita Asa'ib Ahl al-Haq, considerato un proxy di Teheran, ha annunciato lo scioglimento dei legami con le Forze di Mobilitazione Popolare e la consegna delle armi allo Stato iracheno, in linea con la politica di monopolio statale della forza. La decisione è accompagnata dalla formazione di un comitato centrale per gestire il passaggio.
Due fazioni armate irachene vicine all'Iran, Asa'ib Ahl al-Haq e Kata'ib al-Imam Ali, hanno messo il destino delle loro brigate nelle mani dello Stato, in un momento di pressioni americane su Baghdad per il controllo delle armi. La mossa arriva dopo la netta affermazione elettorale di Asa'ib e la promessa del premier Ali al-Zaydi di disarmare le milizie.
Asa'ib Ahl al-Haq ha sciolto i legami con la Hashd al-Shaabi e posto le sue armi sotto il comando delle forze armate irachene, una decisione accolta con favore dal presidente del Parlamento sunnita al-Halbousi. L'iniziativa segue quella di Saraya al-Salam ed è vista come un passo verso il consolidamento del monopolio statale della forza.
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