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L'inflazione globale rialza la testa: da Bogotà a Taipei, maggio segna una svolta

Colombia registra un +5,84% annuo, massimo dal 2024; Taiwan sfonda la soglia d'allerta del 2%. Stati Uniti, Vietnam e Messico confermano pressioni crescenti, mentre l'Argentina vive una contrazione del credito.

Economia9 testate2 lingue3 min letturaAgg. 04:12

A maggio l'economia globale ha dovuto fare i conti con un ritorno di fiamma dell'inflazione che non risparmia quasi nessuna latitudine. Il dato più eclatante arriva dalla Colombia, dove l'indice dei prezzi al consumo ha raggiunto il 5,84% su base annua, il livello più alto dal settembre 2024, smentendo le attese di un allentamento e superando le già pessimistiche previsioni degli analisti finanziari che puntavano a un 5,90%. A trainare la corsa sono stati i servizi: ristoranti e alberghi (+9,62%), sanità (+8,35%), educazione (+7,58%), insieme ai beni alimentari e all'abitazione, in un contesto in cui la variabilità mensile (+0,47%) conferma che la tendenza al ribasso sperata dopo le elezioni presidenziali non si è materializzata.

Il fenomeno ha contorni planetari. A Taiwan l'inflazione ha sfondato la soglia psicologica del 2% (2,20% annuo), un livello che non veniva raggiunto dall'aprile 2025, sospinta dal rincaro del greggio legato alle tensioni mediorientali. Anche in Vietnam l'indice di maggio è salito dello 0,29% rispetto ad aprile, con elettricità, acqua e carburanti come principali imputati, mentre il prezzo dell'oro segnava una flessione. A Città del Messico, il pessimismo dei consumatori ha toccato il minimo da dicembre 2022, con le aspettative d'inflazione per i prossimi dodici mesi in forte rialzo, come segnala un'indagine di Citi tra gli specialisti economici. Non mancano segnali di tensione sul credito: in Argentina i prestiti in pesos al settore privato hanno registrato una contrazione reale dello 0,2%, il quinto mese consecutivo di flessione, rivelando una dinamica quasi stagflazionistica che complica il quadro macroeconomico.

Negli Stati Uniti, l'inflazione di aprile si è attestata al 3,8% annuo – il dato più alto in tre anni – e il dibattito si è colorato di politica interna, con tentativi di circoscrivere il problema a determinati Stati a guida democratica. Il direttore del National Economic Council, Kevin Hassett, ha sostenuto che escludendo i cosiddetti “Stati blu” l'inflazione sarebbe in forte calo, ma la realtà dei fatti – con i prezzi di benzina e generi alimentari in aumento in tutto il paese – racconta una pressione diffusa, che morde i bilanci familiari senza distinzioni geografiche.

Dietro questa convergenza di rialzi si intravedono fattori comuni: i costi dell'energia, le interruzioni nelle catene di approvvigionamento e l'instabilità geopolitica continuano a produrre scosse che le politiche monetarie faticano ad assorbire. Le banche centrali, dalla Federal Reserve alla Banca della Repubblica colombiana, si trovano di fronte a un dilemma: l'inflazione non accenna a rientrare nei target, ma i segnali di debolezza della domanda – come la contrazione del credito in Argentina o il pur consistente surplus di bilancio vietnamita accompagnato da investimenti pubblici anemici – sconsigliano brusche strette. E l'Europa, che guarda con preoccupazione all'evoluzione dei prezzi delle materie prime, potrebbe presto ritrovarsi in una situazione analoga.

Lo scenario dei prossimi mesi resta incerto. In Colombia, il nuovo governo erediterà una sfida complessa, con l'inflazione che continua ad allontanarsi dall'obiettivo ufficiale e che potrebbe condizionare le scelte di politica economica. Sul fronte globale, la persistenza dei rialzi in aree così diverse suggerisce che la fase di rientro post-pandemico non è ancora conclusa: i dati di giugno saranno decisivi per capire se siamo di fronte a un rimbalzo temporaneo o a una nuova fase di surriscaldamento strutturale.

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L'inflazione colombiana continua a salire, raggiungendo il 5,84% a maggio, il livello più alto da mesi. I mercati temono un ulteriore deterioramento, mentre il pessimismo dei consumatori in Messico tocca i minimi da anni. La pressione sui prezzi è ormai un freno strutturale per l'intera regione.

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A Vietnam l'inflazione di maggio sale dello 0,29% su aprile, trainata da energia, acqua e carburanti, mentre l'oro cala e il dollaro si rafforza leggermente. Il governo annuncia nuove iniziative: un'app per localizzare le stazioni di servizio e un treno merci diretto Thanh Hải-Đồng Nai. Le finanze pubbliche restano solide, con entrate sopra 1,3 milioni di miliardi di đồng in cinque mesi.

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