Inflazione OCSE al 4,4% spinta dall'energia, la BCE prepara due rialzi
Il carovita accelera nei paesi avanzati con l'impennata dei costi energetici. In Italia l'inflazione sale, la Turchia resta oltre il 30%. Francoforte verso manovre restrittive.

L’inflazione nell’area OCSE ha raggiunto il 4,4% su base annua ad aprile 2026, in netto rialzo rispetto al 4% di marzo. A trainare la corsa è stata l’impennata dei prezzi energetici, schizzati del 13,2% su anno, con un’accelerazione di oltre cinque punti percentuali in un solo mese. La fiammata ha contagiato 23 dei 38 paesi membri, delineando un quadro di tensioni globali che investono consumi e politica monetaria.
In Europa, l’Italia figura tra i paesi con gli incrementi più marcati, insieme a Belgio, Grecia, Cile e Turchia, segnalando come il Vecchio Continente non sia immune alla nuova fase di rincari. L’unica eccezione di rilievo è la Svezia, dove il calo dei prezzi alimentari ha parzialmente compensato il caro-energia. Questa dinamica ha spinto gli analisti finanziari a prevedere due rialzi dei tassi da parte della Banca Centrale Europea entro la fine dell’anno: il primo, di 25 punti base, già a giugno, e un secondo assai probabile a settembre, in concomitanza con la pubblicazione delle nuove proiezioni macroeconomiche. Le attese riflettono il timore che l’inflazione, alimentata dalle tensioni mediorientali, possa radicarsi oltre le attese.
Oltreoceano, la Colombia si conferma il secondo paese OCSE per inflazione, con un tasso del 5,68% ad aprile, dietro soltanto alla Turchia. L’accelerazione di oltre mezzo punto rispetto a marzo tiene alta la guardia delle autorità di Bogotá. In Canada, l’incremento medio dei prezzi alimentari (+3,5% su anno) nasconde rincari ben più accentuati per beni di largo consumo: la carne bovina ha sfiorato il 30%, mentre caffè e pomodori registrano aumenti a doppia cifra, erodendo il potere d’acquisto delle famiglie.
La Turchia rimane il caso più estremo: l’inflazione a maggio è salita al 32,6%, nonostante un lieve rallentamento su base mensile, e non scende sotto la soglia del 30% dalla fine del 2021. Sui bilanci dei cittadini continuano a pesare le voci legate ad abitazione, elettricità e gas. In questo scenario, le banche centrali dei paesi avanzati si trovano di fronte a un dilemma: contenere l’inflazione senza soffocare una crescita già fragile. Le tensioni geopolitiche, in particolare in Medio Oriente, rendono il sentiero della disinflazione ancora incerto e denso di rischi.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
In Canada, i prezzi dei generi alimentari continuano a salire, con la carne bovina in testa: i tagli di striploin sono aumentati del 29% su base annua, raggiungendo 42,42 dollari. Sebbene l'inflazione alimentare complessiva sia al 3,5%, molti beni di prima necessità come caffè e pomodori registrano rincari ben più marcati, erodendo il potere d'acquisto delle famiglie.
La Colombia si è posizionata come la seconda economia con il costo della vita più alto nell'area OCSE, subito dopo la Turchia, con un'inflazione annua del 5,68% ad aprile. L'aumento di mezzo punto percentuale rispetto a marzo ha fatto scattare l'allarme in vista della pubblicazione del dato di maggio, rivelando un preoccupante surriscaldamento dei prezzi interni.
Gli economisti prevedono che la Banca Centrale Europea alzerà i tassi due volte entro fine anno, dopo che il conflitto in Medio Oriente ha accelerato l'inflazione. Un sondaggio Bloomberg indica un rialzo di 25 punti base a giugno e un altro, probabilmente a settembre, accompagnato da nuove proiezioni macroeconomiche. La stretta monetaria riflette le ricadute inflazionistiche dell'instabilità geopolitica.
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