L’epidemia di Ebola in Congo accelera e il mondo rincorre vaccini e tracciamento
Superati i 1.100 casi sospetti nella Repubblica Democratica del Congo. La comunità scientifica lavora a tre vaccini, ma la variante Bundibugyo non ha ancora terapie approvate.

La Repubblica Democratica del Congo si trova a fronteggiare l’epidemia di Ebola più complessa degli ultimi anni. Con oltre 1.100 casi sospetti e 282 confermati, il virus Bundibugyo – per il quale non esistono vaccini né terapie approvate – ha già provocato almeno 240 morti sospette. I numeri ufficiali, tuttavia, potrebbero essere solo la punta dell’iceberg: secondo l’International Rescue Committee, il tracciamento dei contatti è fermo al 20% e il virus potrebbe aver circolato per mesi prima dell’identificazione del primo caso. L’area più colpita resta l’Ituri, nell’est del Paese, dove conflitti armati e infrastrutture sanitarie fragili ostacolano la risposta.
A destare allarme globale è la rapidità con cui l’epidemia si allarga a macchia d’olio. L’Unione Africana ha lanciato un appello ad “agire alla velocità dell’epidemia”, mentre il direttore dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, si è recato personalmente a Kinshasa per ribadire il sostegno internazionale. Non mancano segnali di speranza: in Congo quattro infermieri e un tecnico di laboratorio sono guariti dopo cure tempestive, a dimostrazione che una diagnosi precoce e l’accesso alle terapie di supporto possono fare la differenza. Ma la mancanza di strumenti specifici contro il ceppo Bundibugyo rende ogni recupero un’eccezione.
La comunità scientifica si è mobilitata con uno sforzo senza precedenti. Tre vaccini sono in fase di sviluppo: Moderna ha ricevuto 50 milioni di dollari da una coalizione globale, mentre l’Università di Oxford e la International Aids Vaccine Initiative lavorano ad altri candidati. L’unico vaccino autorizzato finora è contro il ceppo Zaire, non efficace contro il Bundibugyo. Nel frattempo, l’India ha donato diagnostici e forniture mediche all’Africa CDC, che le ha distribuite attraverso il proprio centro regionale in Uganda. La corsa contro il tempo è segnata dalla necessità di test clinici accelerati: “Ogni giorno conta”, avverte la Coalizione per le innovazioni nella preparazione alle epidemie.
Fuori dall’Africa, i sistemi di sorveglianza stanno reggendo. In Brasile e Italia sono stati segnalati casi sospetti, tutti risultati negativi all’Ebola e positivi ad altre malattie come malaria o meningite. “Il fatto che scatti l’allarme è segno che la sorveglianza funziona”, ha dichiarato l’epidemiologo Pier Luigi Lopalco. Tuttavia, la minaccia di una diffusione internazionale resta concreta, come dimostra la Nigeria, preparata solo al 59% secondo il suo stesso centro per il controllo delle malattie. L’Unione Europea ha convocato una riunione dei ministri della Salute per il 5 giugno, mentre gli esperti ricordano che con un tracciamento più capillare e un vaccino efficace si può ancora arginare l’epidemia. Il paradosso è che la scienza ha gli strumenti per sviluppare risposte in tempi record, ma sul terreno l’instabilità politica e la sfiducia delle comunità complicano ogni intervento.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
L'epidemia di Ebola in Congo continua ad allargarsi, con 282 casi confermati e oltre mille sospetti. In vista dei Mondiali di calcio in Nord America, cresce la preoccupazione per la possibile diffusione internazionale e si annunciano investimenti per un vaccino sperimentale.
In Brasile, tutti i casi sospetti di Ebola sono stati definitivamente esclusi dai test di laboratorio: erano malaria o meningite. La notizia delle guarigioni in Congo porta speranza, mentre le autorità sanitarie locali ribadiscono che non c'è motivo di allarme.
L'Africa CDC ha ringraziato l'India per gli aiuti medici d'urgenza forniti alla Repubblica Democratica del Congo nella lotta contro l'Ebola. La fornitura di diagnosi e terapie, già mobilitata in Uganda, viene presentata come esempio di cooperazione solidale.
La corsa al vaccino contro il ceppo Bundibugyo di Ebola si fa serrata, mentre i contagi superano i 1000 sospetti con quasi 250 decessi. In Nigeria, il sistema è valutato solo al 59% di preparazione, e il direttore dell'NCDC avverte che il rischio è concreto e occorre agire subito.
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