L'altalena globale dei prezzi alimentari: tra l'impennata argentina e la tregua svedese
Mentre in Argentina un rialzo settimanale record dei cibi mette a rischio il piano di Milei, la Svezia festeggia il maggior calo in 30 anni grazie all'Iva ridotta. In Spagna, la corsa dei prezzi non si arresta.

La traiettoria dell'inflazione alimentare disegna traiettorie sempre più divergenti sui due lati dell'Atlantico, mettendo in luce quanto le politiche fiscali e i contesti macroeconomici possano amplificare o smorzare le tensioni sui bilanci familiari. In Argentina, dopo un aprile che aveva illuso con un rallentamento dell'indice generale al 2,6%, la terza settimana di maggio ha registrato un balzo del 2,6% nei prezzi dei cibi, il più forte incremento settimanale da due anni a questa parte, secondo rilevazioni private. La fiammata, che segue due settimane di lievi cali, getta ombre sui piani del governo di Javier Milei, impegnato in una drammatica cura di austerity per domare un'inflazione che resta tra le più alte del mondo. Secondo gli analisti di Buenos Aires, il rischio è che la disinflazione si inceppi proprio sul capitolo più sensibile per l'elettorato.
Di segno opposto il quadro che giunge da Stoccolma. In Svezia, i prezzi alimentari sono crollati del 5,5% in aprile rispetto a marzo, il calo mensile più marcato degli ultimi trent'anni. Un risultato che ha superato perfino le attese matematiche legate al dimezzamento dell'Iva sui generi alimentari, passata dal 12% al 6%: a parità di altri fattori, la riduzione teorica sarebbe stata del 5,36%, ma la concorrenza tra catene distributive ha consentito di trasferire integralmente e con qualche decimale in più il beneficio ai consumatori. Un sollievo immediato per famiglie, pensionati e lavoratori, che tuttavia – osservano gli esperti nordici – va letto in una cornice di più lungo periodo, dove l'inflazione di fondo resta un avversario tenace.
Anche in Spagna, la percezione dei cittadini è di una morsa che non allenta. L'ultima rilevazione del Centro de Investigaciones Sociológicas (CIS) rivela che quasi il 40% degli spagnoli giudica peggiorata la situazione della propria famiglia negli ultimi sei mesi, e per il 68% la causa principale è proprio l'aumento continuo dei prezzi. La guerra in Medio Oriente, con le sue ripercussioni sul costo dell'energia, minaccia di esacerbare la dinamica a partire dall'estate, incidendo in particolare sui prodotti freschi e trasformati. In questo scenario, secondo gli osservatori di Madrid, la forbice tra supermercati si allarga, con alcune catene che hanno aumentato i listini più di altre, in un quadro di concorrenza opaca.
Intanto, in Argentina, la strategia di contenimento della spesa pubblica e di raffreddamento della domanda sta producendo un effetto collaterale tangibile: il consumo di alimenti continua a contrarsi. I dati della Banca Provincia di Buenos Aires mostrano che ad aprile le transazioni con carte di debito e credito sono scese, portando la spesa complessiva delle famiglie a un livello inferiore del 18% rispetto alla media del 2023. A crescere, invece, è l'incidenza di imposte e tariffe sui bilanci domestici, segno che il potere d'acquisto resta fortemente compresso.
Il mosaico internazionale restituisce l'immagine di un ciclo dell'inflazione alimentare tutt'altro che esaurito. Se l'Europa settentrionale dimostra che interventi mirati di politica fiscale possono offrire tregue significative, l'America Latina – con l'Argentina in prima fila – sperimenta la durezza di aggiustamenti strutturali in cui il costo della vita resta il primo nemico. Le tensioni geopolitiche e la volatilità delle materie prime energetiche, intanto, suggeriscono prudenza: la strada verso la stabilità dei prezzi sarà ancora accidentata per tutti.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
L'inflazione argentina torna a salire, con i prezzi alimentari che registrano il maggior aumento settimanale degli ultimi due anni, mettendo in dubbio la tanto celebrata discesa dell'inflazione. Il governo è accusato di non riuscire a controllare i prezzi, mentre il consumo crolla e le famiglie sono schiacciate tra tasse e servizi. La crisi è dipinta come una catastrofe sociale imminente.
In Svezia, i prezzi alimentari sono scesi del 5,5% ad aprile, il calo maggiore in 30 anni, grazie a un taglio dell'IVA. La notizia è accolta con sollievo, ma viene presentata in modo tecnico e misurato, come un dato statistico positivo. Non c'è trionfalismo, solo un riconoscimento che la misura ha funzionato meglio del previsto.
In Spagna, i prezzi della spesa continuano a salire senza sosta, con la guerra in Iran che minaccia di aggravare ulteriormente la situazione. Quasi quattro spagnoli su dieci faticano ad arrivare a fine mese a causa del caro-alimenti. Il tono è allarmato e critico verso l'impennata dei costi, vista come un peso insopportabile per le famiglie.
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