India, quarto rialzo dei carburanti in dieci giorni: benzina oltre 102 rupie a Delhi
L’impennata del greggio sopra i 100 dollari e la chiusura dello Stretto di Hormuz spingono i prezzi. Nuovo aumento anche negli Emirati, mentre Trump invita alla cautela sul negoziato con Teheran.

In dieci giorni, i consumatori indiani hanno subito il quarto aumento consecutivo dei prezzi di benzina e diesel, con un’impennata che lunedì 25 maggio ha portato il costo della benzina a Delhi a 102,12 rupie al litro (circa 1,07 euro) e quello del diesel a 95,20 rupie. L’ultimo ritocco, rispettivamente di 2,61 e 2,71 rupie, porta il cumulo dei rincari a quasi 7,5 rupie da quando, il 15 maggio, le aziende di Stato indiane – Indian Oil, Bharat Petroleum e Hindustan Petroleum, che controllano il 90% del mercato – hanno rotto il congelamento dei listini imposto prima delle elezioni in alcuni Stati chiave.
La dinamica dei prezzi riflette la tensione sui mercati globali del greggio, con il Brent che a maggio ha viaggiato in media sopra i 106 dollari al barile, circa 7 dollari in più rispetto ad aprile. La causa scatenante è la chiusura dello Stretto di Hormuz, collo di bottiglia attraverso cui transita un quinto del petrolio mondiale, in seguito all’escalation del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran. L’India, terzo importatore globale, subisce in pieno lo shock, aggravato da una rupia debole che rende ancora più oneroso l’approvvigionamento. Non a caso, secondo analisti di Bombay, le società pubbliche stanno recuperando le perdite accumulate durante il periodo di prezzi amministrati.
Anche negli Emirati Arabi Uniti si profila un quarto aumento mensile consecutivo, con il comitato prezzi che si appresta ad annunciare le tariffe di giugno allineandole all’andamento internazionale. Qui il meccanismo è diverso: dal 2015 i prezzi sono liberalizzati e vengono aggiornati mensilmente, seguendo le quotazioni del Brent. Se confermato, il rincaro prolungherebbe una corsa che da febbraio ha visto i carburanti salire di quasi il 50%. In parallelo, l’India ha scelto di tenere invariato il prezzo delle bombole domestiche di Gpl, che a Delhi restano a 913 rupie, forse per arginare l’impatto sociale.
Sul fronte geopolitico, le speranze di una rapida de-escalation sono state ridimensionate dal presidente americano Donald Trump, che domenica ha dichiarato di aver chiesto ai negoziatori di “non affrettare un accordo” con l’Iran. Le trattative, ha aggiunto, procedono in modo “ordinato e costruttivo”, ma la prudenza di Washington alimenta l’incertezza sulle prospettive di riapertura dello stretto. Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, la prospettiva di un Brent stabilmente sopra i 100 dollari aggrava i rischi di inflazione importata e mette sotto pressione i bilanci delle famiglie, già provati da due anni di caro-energia. Secondo fonti vicine alla Commissione, Bruxelles monitora con apprensione gli sviluppi, temendo ripercussioni sui prezzi alla pompa nel cuore del Vecchio continente.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
I media del Golfo arabo riportano l'aumento dei prezzi dei carburanti in India come un evento di mercato, collegandolo all'aumento dei prezzi globali del petrolio dovuto alla chiusura dello Stretto di Hormuz. Sottolineano che anche gli Emirati Arabi Uniti potrebbero subire un quarto aumento consecutivo a giugno, allineandosi ai tassi globali. Il tono è descrittivo e pragmatico, senza allarmismo, con attenzione alle dinamiche di mercato.
I media indiani sottolineano l'impatto immediato sui consumatori, con il prezzo della benzina a Delhi che supera le 102 rupie al litro. Le notizie evidenziano la quarta impennata in dieci giorni, con un aumento cumulativo di quasi 7,5 rupie, e collegano la crisi alla guerra Iran-USA. Il tono è allarmato e critico, con enfasi sulle difficoltà delle famiglie e dei trasporti.
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