Il nucleare non è negoziabile: Pyongyang detta la linea alla vigilia dell'arrivo di Xi Jinping
Kim Yo Jong, sorella di Kim Jong-un, dichiara irreversibile lo status nucleare nordcoreano. Xi Jinping a Pyongyang dopo sette anni: si riafferma l'asse Pechino-Mosca, mentre l'Italia e l'Europa osservano da lontano.

La Corea del Nord ha riaffermato con forza il suo status di potenza nucleare, definendolo “irreversibile” e “non negoziabile”. La dichiarazione, rilasciata dalla potente sorella del leader Kim Jong-un, Kim Yo Jong, attraverso l'agenzia di stampa statale KCNA, è giunta poche ore prima della visita del presidente cinese Xi Jinping a Pyongyang – la prima in quasi sette anni – e rappresenta un chiaro segnale di sfida a Washington e ai suoi alleati. Kim Yo Jong ha bollato come “sogni anacronistici” le pretese statunitensi di denuclearizzazione, ribadendo che Pyongyang “non tollererà alcuna minaccia” e che il programma atomico è sancito dalla costituzione del 2023. Una posizione che, secondo analisti di Seoul, mira a consolidare la legittimità interna e a dettare l'agenda prima del vertice con Pechino.
La visita di Xi Jinping, in programma l'8 e 9 giugno 2026, si inserisce in un quadro geopolitico sempre più complesso. Dopo l'avvicinamento della Corea del Nord a Mosca – con forniture militari e il rilancio del trattato di difesa comune – Kim Jong-un cerca ora di riequilibrare i rapporti con la Cina, principale sostegno economico del regime ma alleato storicamente diffidente. Come evidenziato da osservatori asiatici, il giovane leader pratica un'“equidistanza” strategica tra i due giganti, ottenendo da Mosca tecnologia bellica e da Pechino commercio e aiuti. In questo contesto, il viaggio di Xi serve a riaffermare l'influenza cinese sulla penisola, evitando che Pyongyang scivoli del tutto nell'orbita russa.
L'irrigidimento di Pyongyang sul nucleare non è una novità, ma la tempistica – alla vigilia del vertice – ha un significato profondo. Da Bruxelles, gli analisti notano come la Corea del Nord stia approfittando della frattura tra Occidente e blocco sino-russo per massimizzare i propri margini di manovra. La dichiarazione di Kim Yo Jong respinge anche le pretese di un'intesa tra Stati Uniti e Cina sulla denuclearizzazione, ventilata dopo l'incontro tra Xi e Trump a maggio. Pechino, dal canto suo, mantiene un profilo ambiguo, professando l'obiettivo di una soluzione politica ma senza mai condannare apertamente i test missilistici del vicino.
Per l'Europa e l'Italia, l'escalation verbale rimane al momento una questione distante, ma non priva di conseguenze. I test nucleari e missilistici nordcoreani minacciano la stabilità globale e rischiano di innescare una corsa agli armamenti nell'Asia orientale, con ripercussioni sul commercio e sulla sicurezza energetica. Inoltre, il sostegno militare della Corea del Nord alla Russia nella guerra in Ucraina – documentato da think tank occidentali – rafforza l'asse anti-NATO, obbligando i Paesi europei a considerare il regime di Kim come un nodo della sicurezza continentale.
Di fronte a un simile stallo, gli spazi per la diplomazia appaiono ridotti. Mentre Seul e Washington ribadiscono la necessità di sanzioni, Pyongyang continua a sviluppare nuovi sistemi d'arma, compresi missili balistici lanciati da sottomarini, e Kim Jong-un ha recentemente ispezionato un cacciatorpediniere con capacità nucleari. La prossima mossa spetterà a Xi Jinping: se la Cina confermerà il suo sostegno economico senza porre condizioni sul programma atomico, il sogno di una penisola denuclearizzata potrebbe davvero diventare, come dice Kim Yo Jong, un'“irreversibile realtà”.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
Lo status nucleare della Corea del Nord viene descritto come una realtà irreversibile e non negoziabile. Le rivendicazioni di Washington e Pechino su obiettivi comuni di denuclearizzazione sono respinte come disinformazione. Pyongyang afferma che la sua capacità atomica è il pilastro della sovranità e non tollererà alcuna minaccia.
La denuclearizzazione della penisola coreana viene definita dalla sorella di Kim Jong Un un 'sogno anacronistico'. La dichiarazione, lanciata a poche ore dalla visita del presidente cinese, suona come una sfida beffarda e mostra l'ostinazione del regime. Il tono è quello di chi respinge ogni dialogo, ribadendo una posizione irremovibile che lascia poco spazio alla diplomazia.
Il programma nucleare nordcoreano è inquadrato come un diritto sovrano irrinunciabile. Pyongyang non cederà 'nemmeno un capello' sulle sue capacità difensive, e le pressioni esterne vengono respinte come ingerenze nella sicurezza nazionale. Il messaggio è netto: la potenza atomica è la chiave per preservare l'equilibrio di forze e la dignità del paese.
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