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Iran e Israele rompono la tregua: missili su Tel Aviv e ritorsioni su Teheran

L’Iran lancia missili balistici per la prima volta dalla tregua di aprile, in risposta al bombardamento di Beirut. Israele replica colpendo Teheran, ignorando l’appello di Trump alla moderazione. Il fragile negoziato di pace vacilla.

Geopolitica74 testate1 lingue3 min letturaAgg. 08:58

La fragile tregua mediata tra Iran e Israele, siglata l’8 aprile, si è infranta nella notte di domenica 7 giugno, al centesimo giorno di guerra. Teheran ha lanciato una salva di missili balistici contro il nord di Israele, prendendo di mira la base aerea di Ramat David, come rappresaglia per un bombardamento israeliano poche ore prima sui sobborghi meridionali di Beirut, roccaforte di Hezbollah. L’attacco, intercettato dai sistemi di difesa israeliani senza causare vittime, ha rappresentato la prima azione diretta iraniana dal cessate il fuoco e ha innescato una reazione immediata di Tel Aviv, che ha colpito obiettivi militari nell’Iran occidentale e centrale, ignorando gli appelli alla moderazione del presidente americano Donald Trump.

La catena degli eventi ha radici nella campagna israeliana contro le postazioni di Hezbollah nel sud del Libano, che Teheran considera una violazione della tregua. Fonti mediorientali sottolineano come l’Iran avesse più volte avvertito che nuovi attacchi su Beirut avrebbero provocato una “ripresa su vasta scala” delle ostilità. L’incursione su Dahieh, nel pomeriggio di domenica, ha ucciso almeno due persone e ne ha ferite venti, secondo il ministero della Sanità libanese. Hezbollah rivendicava il lancio di droni e razzi contro il nord di Israele. In questo contesto, l’Iran ha descritto i propri lanci come un “avvertimento”, minacciando risposte più ampie se le aggressioni fossero proseguite.

L’amministrazione Trump, che nelle settimane precedenti aveva mediato per un accordo definitivo, si è trovata in una posizione delicata. Il presidente, in un’intervista a Fox News, ha dichiarato che gli attacchi iraniani “non aiuteranno i negoziati” e ha intimato a Teheran: “Avete sparato i vostri missili, basta così. Tornate al tavolo e fate un accordo”. Al tempo stesso, ha espresso il proprio disappunto per il raid israeliano su Beirut, affermando di non esserne stato informato. Fonti di Washington riportano che Trump ha poi telefonato al primo ministro Benjamin Netanyahu per chiedergli espressamente di non reagire, ribadendo la propria autorità: “Sono io a decidere, non lui”. Tuttavia, Israele ha proceduto con i raid su Teheran, segnando una frattura pubblica con l’alleato americano.

Analisti europei e mediorientali leggono nella crisi il fallimento di un approccio negoziale che scontava la mancata estensione del cessate il fuoco al teatro libanese. L’Iran ha sempre posto come condizione irrinunciabile per qualsiasi intesa la fine delle operazioni israeliane in Libano, ma Tel Aviv ha proseguito la propria offensiva contro Hezbollah. Le capitali arabe temono un allargamento del conflitto, e l’impatto sui mercati energetici è già visibile. L’Italia e l’Unione Europea, che avevano salutato con favore la tregua di aprile, osservano con preoccupazione il deteriorarsi di uno scenario da cui dipendono gli equilibri del Mediterraneo allargato e la sicurezza delle forniture di gas.

L’escalation rischia di seppellire definitivamente i colloqui promossi da Washington, mentre la regione attende le prossime mosse. Teheran ha chiuso lo spazio aereo occidentale e promesso una “settimana di colpi continui” se Israele non cesserà le ostilità in Libano, mentre le forze israeliane mantengono lo stato di massima allerta e hanno sospeso le attività scolastiche. Il mondo osserva con il fiato sospeso una partita diplomatica in cui la volontà di potenza degli attori locali sembra aver sopraffatto la mediazione americana.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa atlantica / anglosfera/ sicurezzaallarmeindignazione

La fragile tregua si sgretola dopo che l'Iran ha lanciato una raffica di missili balistici contro Israele, in risposta a un precedente attacco israeliano a Beirut. L'attacco rappresenta il primo bombardamento diretto iraniano da aprile e mette in dubbio gli sforzi dell'amministrazione Trump per raggiungere un accordo di pace. I sistemi di difesa hanno intercettato le salve, ma la situazione potrebbe degenerare in una guerra più ampia.

Stampa sud-est asiaticaindignazionerevanscismo

La raffica di missili iraniana è stata una risposta giustificata all'attacco ingiustificato di Israele contro i sobborghi meridionali di Beirut, che ha ucciso civili e violato il cessate il fuoco. La Repubblica Islamica ha lanciato un avvertimento: ulteriori aggressioni contro il Libano saranno accolte con una campagna militare più ampia. L'appello alla moderazione di Washington è visto come un tentativo di proteggere il suo alleato ignorando la causa principale dell'escalation.

Stampa russa e CSI/ statoscetticismodistacco

I media di Mosca riferiscono che l'Iran ha lanciato un attacco di rappresaglia contro Israele dopo l'attacco di quest'ultimo ai sobborghi di Beirut, rompendo la fragile tregua. Mentre il presidente americano esortava alla moderazione e prometteva di chiamare Netanyahu, i ministri israeliani di estrema destra invocavano di bruciare Teheran. L'intera vicenda viene inquadrata come un ennesimo ciclo di violenza mediorientale che rischia di far deragliare i presunti piani di pace di Washington, con Trump che cerca di gestire un vassallo che non sempre ascolta.

Stampa europea continentale/ dach_plusallarmeindignazione

Il regime clericale di Teheran ha rotto la tregua di due mesi lanciando missili balistici contro Israele, poche ore dopo un attacco israeliano contro postazioni di Hezbollah a Beirut che Washington non aveva autorizzato. Benché l'Iron Dome abbia intercettato i proiettili, la violazione minaccia il già precario cessate il fuoco e complica gli sforzi diplomatici guidati dagli Stati Uniti. Il presidente americano, visibilmente irritato, ha esortato entrambe le parti a fermarsi, ma la situazione resta altamente instabile.

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