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Iran ottiene i visti per il Messico, ma il Mondiale resta ostaggio della tensione con gli USA

La nazionale iraniana ha ricevuto i permessi per il ritiro a Tijuana, ma mancano ancora quelli per entrare negli Stati Uniti, dove dovrebbe giocare tutte le partite del girone.

Sport8 testate5 lingue3 min letturaAgg. 07:20

La nazionale di calcio dell’Iran ha ottenuto in tempi rapidissimi i visti per il Messico, dove stabilirà il proprio quartier generale in vista del Mondiale 2026. Lo ha annunciato la televisione di Stato iraniana, citando l’ambasciatore in Turchia, Mohammad Hassan Habibollahzadeh: i documenti sono stati rilasciati in 48 ore, senza la presenza fisica dei giocatori né il rilievo delle impronte digitali. Un’accelerazione che ha permesso di sbloccare almeno una parte dell’impasse logistico, ma che non risolve il nodo centrale: il Team Melli non ha ancora ricevuto i visti per gli Stati Uniti, paese co‑organizzatore dove l’Iran disputerà tutte e tre le partite della fase a gironi – contro Nuova Zelanda, Belgio ed Egitto a Los Angeles.

La vicenda si inserisce in un contesto di forti tensioni geopolitiche. Dopo gli attacchi aerei condotti da Stati Uniti e Israele contro l’Iran alla fine di febbraio, la federazione iraniana aveva già deciso di spostare la base di allenamento da Tucson, in Arizona, alla messicana Tijuana, al confine con la California. Una scelta concordata con il governo di Città del Messico: la presidente Claudia Sheinbaum ha confermato l’accordo, sollecitata anche dalla Fifa, che preme per una soluzione che garantisca la regolarità del torneo. La squadra, in ritiro ad Antalya, in Turchia, dovrebbe partire sabato alla volta della Spagna e poi del Messico, ma senza la certezza di poter varcare la frontiera statunitense a pochi giorni dal fischio d’inizio.

Secondo fonti latino‑americane e arabe, il ritardo nel rilascio dei visti americani riflette la profonda frattura tra Washington e Teheran, che ha già avuto ripercussioni sull’organizzazione del torneo. La stampa statunitense riporta che la Camera dei Rappresentanti ha approvato una risoluzione per limitare i poteri di guerra del presidente Trump nei confronti dell’Iran, mentre lo stesso Trump ha aperto a un possibile accordo per “stabilizzare” la situazione. In questo clima, la partecipazione iraniana resta appesa a un filo, e non sono pochi gli osservatori che temono un inedito forfait a competizione già avviata.

Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, la vicenda assume i contorni di un banco di prova per la tenuta della diplomazia sportiva. L’eventuale esclusione di una nazionale per ragioni politiche scavalcando i canali consolari ordinari rappresenterebbe un precedente delicato, in grado di incrinare il principio di neutralità dello sport e di gettare ombre sulla regolarità del primo Mondiale organizzato da tre nazioni. Mentre la Fifa valuta le opzioni sul tavolo, il countdown per il match d’esordio del 15 giugno prosegue inesorabile, e con esso l’incertezza di una squadra che si prepara senza sapere se potrà davvero scendere in campo.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa latinoamericanaStampa arabo levante-MaghrebStampa europea continentale · mediterranea
Stampa latinoamericanapragmatismodistacco

La nazionale iraniana ha ottenuto rapidamente i visti per il Messico, dove stabilirà il ritiro a Tijuana, ma resta l'incognita dell'ingresso negli Stati Uniti, sede delle sue partite. La soluzione logistica messicana permette di avviare la preparazione, mentre le tensioni geopolitiche mettono in forse la partecipazione completa.

Stampa arabo levante-Maghrebvittimismoscetticismourgenza

L'Iran supera un nuovo ostacolo verso il Mondiale ottenendo i visti per il Messico in tempi record e senza procedure invasive, ma gli Stati Uniti continuano a bloccare l'accesso. La situazione alimenta la percezione di un accanimento politico che rischia di compromettere la partecipazione iraniana.

Stampa europea continentale/ mediterraneaallarmeironiascetticismo

L'Iran è a un passo dal Mondiale, ma il volo verso il Messico nasconde un paradosso: senza visto americano, la squadra rischia di restare fuori dagli stadi dove si gioca. Le tensioni geopolitiche trasformano un evento sportivo in un rompicapo diplomatico, tenendo tutti col fiato sospeso.

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