Iran attiva la diplomazia dopo la rappresaglia: colloqui con sei paesi e la mediazione sul nucleare
Abbas Araghchi ha telefonato ai ministri di Francia, Regno Unito, Turchia, Qatar, Egitto e al capo dell’esercito pachistano. Doha e Il Cairo discutono i termini di un possibile accordo tra Stati Uniti e Iran.

Nella notte di domenica, mentre il cielo su Beirut era squarciato dalle esplosioni dei raid israeliani, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi intesseva una fitta rete di contatti telefonici con sei capitali. Secondo fonti iraniane e arabe, i colloqui hanno coinvolto gli omologhi di Francia, Regno Unito, Turchia, Qatar ed Egitto, oltre al capo di stato maggiore dell’esercito pachistano, il generale Asim Munir. Al centro delle conversazioni, la “risposta” di Teheran alle ripetute violazioni del cessate il fuoco in Libano da parte di Israele, che in serata aveva colpito la periferia sud di Beirut. Poco dopo, l’Iran lanciava alcuni razzi verso il territorio israeliano — un’azione descritta come “limitata” ma che ha spinto Araghchi a spiegare a ogni interlocutore la logica di una reazione giudicata inevitabile.
Parallelamente, un altro canale diplomatico si attivava tra Doha e Il Cairo. Il primo ministro e ministro degli Esteri del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, ha discusso a lungo con l’egiziano Badr Abdelatty della mediazione in corso tra Washington e Teheran. Le due capitali, che già in passato hanno facilitato contatti indiretti, stanno lavorando per avvicinare le posizioni su un accordo che possa stabilizzare il confronto, forse includendo garanzie sul programma nucleare iraniano. Le fonti arabe parlano di “elementi proposti” per l’intesa, mentre il Qatar insiste sulla necessità di un’intesa “permanente” che riduca le possibilità di nuove escalation. È un asse diplomatico sunnita che cerca di contenere le spinte centrifughe della regione, con un occhio alla sicurezza del Golfo e degli approvvigionamenti energetici globali — e quindi anche europei.
L’Europa osserva con apprensione. La Francia e il Regno Unito, entrambi membri del Consiglio di Sicurezza e firmatari dell’accordo nucleare del 2015, sono stati tra i primi interlocutori scelti da Araghchi. Parigi e Londra, pur condannando le violazioni israeliane del cessate il fuoco, temono che un ciclo di ritorsioni possa infiammare l’intero Levante. Per l’Italia, partner commerciale di primo piano dell’Iran fino alle sanzioni e attore chiave nel Mediterraneo allargato, il rischio è duplice: un’impennata dei prezzi energetici e un’ulteriore destabilizzazione della Libia e del Corno d’Africa, già sotto pressione per i flussi migratori. Bruxelles, secondo analisti, spinge per una de-escalation che passi da un rilancio del dialogo sul nucleare, ma senza offrire a Teheran una legittimazione che Israele considera inaccettabile.
Sul terreno, il fragile cessate il fuoco libanese resta in bilico. L’Iran, attraverso il ministro degli Esteri, ha ribadito il proprio “diritto a rispondere” a ogni attacco, ma ha anche mostrato di voler contenere la portata delle proprie azioni. La scelta di chiamare Ankara, Islamabad e, indirettamente, Il Cairo e Doha, rivela la volontà di costruire un consenso regionale che isoli Israele e, al tempo stesso, tenga aperto un canale con l’amministrazione americana. Gli Stati Uniti, finora, non hanno commentato ufficialmente i nuovi contatti, ma l’attivismo qatariota-egiziano suggerisce che i colloqui indiretti potrebbero presto riprendere. In gioco c’è la possibilità di scambiare un alleggerimento delle sanzioni con impegni verificabili sul nucleare — uno schema che ricorda i negoziati di Vienna, ma con uno scenario mediorientale profondamente mutato.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
La diplomazia iraniana ha avviato un'intensa campagna di consultazioni telefoniche con potenze regionali e mondiali per spiegare la reazione militare alle continue violazioni israeliane del cessate il fuoco in Libano, presentandola come una legittima difesa contro l'aggressione sionista.
Sullo sfondo dell'escalation con Israele, il capo della diplomazia iraniana ha avuto colloqui telefonici con rappresentanti di vari paesi, discutendo la possibile reazione iraniana alle 'costanti violazioni israeliane della tregua in Libano'; nel frattempo l'Iran ha lanciato razzi verso Israele.
I mediatori arabi, Qatar ed Egitto, hanno discusso l'andamento dei negoziati tra Washington e Teheran, lavorando per avvicinare le posizioni e affrontando anche le crisi in Libano e Gaza, nell'ambito di uno sforzo per raggiungere un accordo permanente.
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