Petrolio alle soglie dei 100 dollari, le Borse asiatiche crollano: il mondo trema per la nuova escalation Iran-Israele
La rottura della tregua mediorientale dopo cento giorni di guerra fa schizzare il greggio e affonda i listini, mentre Trump prova a frenare Netanyahu. Per l’Europa si profila un’estate di inflazione energetica.

La fragile tregua che per due mesi aveva sospeso lo scontro diretto tra Iran e Israele è crollata domenica 7 giugno, quando Teheran ha lanciato una salva di missili balistici contro lo Stato ebraico, colpendo – secondo i Guardiani della rivoluzione – le basi aeree di Nevatim e Tel Nof [A1][A7]. Israele ha risposto nel giro di poche ore con raid aerei su obiettivi militari e sul complesso petrolchimico di Mahshahr, nell’Iran sudoccidentale [A15][A16]. Il nuovo scambio di colpi, il primo dalla tregua mediata dagli Stati Uniti in aprile, riporta il conflitto alla fase più acuta e riaccende l’incubo di un blocco prolungato dello Stretto di Hormuz, già di fatto chiuso da settimane alla navigazione commerciale [A17][A23].
Il barile di Brent ha reagito con un balzo superiore al 4%, sfiorando i 98 dollari nelle contrattazioni asiatiche di lunedì, mentre il WTI si è spinto oltre 94 dollari, riassorbendo in poche ore le perdite di venerdì, quando si erano diffuse speranze di un disgelo tra Washington e Teheran [A3][A6][A17]. L’aumento è tanto più significativo perché avviene nonostante l’Opec+ abbia deciso di incrementare la produzione di luglio di 188 mila barili al giorno: una mossa giudicata dai trader puramente simbolica, dato che i Paesi del Golfo non riescono a esportare il greggio attraverso lo stretto presidiato dall’Iran [A17]. Per l’Italia e l’Europa, già alle prese con un costo dell’energia stabilmente alto, la prospettiva è di un’estate con benzina e gasolio sopra i 4 dollari al gallone e pressioni rinnovate sull’inflazione [A9][A21].
La fiammata del petrolio ha innescato una valanga di vendite sui mercati azionari, già scossi dallo sgonfiamento della bolla dell’intelligenza artificiale [A4][A8]. A Seul l’indice Kospi è precipitato di oltre l’8%, facendo scattare la sospensione automatica delle contrattazioni per venti minuti, mentre i titoli di Samsung e SK Hynix affondavano di oltre il 10% [A5][A18][A22]. Tokyo ha perso quasi il 4%, Hong Kong e Shanghai circa l’1,5%, e anche Mumbai ha aperto in rosso di 800 punti [A10][A24][A26]. Secondo gli analisti dell’Asia orientale, la correzione tecnologica – accelerata dagli obblighi normativi che costringono i fondi attivi a disfarsi dei titoli più sopravvalutati – ha trovato nell’escalation mediorientale un detonatore perfetto, in un mercato che scontava già valutazioni estreme [A8].
Sullo sfondo si muove la diplomazia americana: il presidente Trump avrebbe telefonato a Netanyahu chiedendogli di non reagire al lancio di missili iraniani, per dare spazio ai negoziati in corso che Washington ritiene “vicini a un accordo” [A9][A15]. Il premier israeliano avrebbe acconsentito a rinviare la rappresaglia, ma le bombe cadute su Teheran e Mahshahr dicono il contrario. Se la Casa Bianca non riuscirà a imporre un nuovo cessate il fuoco, l’economia globale dovrà convivere con un premio di rischio geostrategico permanente sul greggio, in un anno in cui la domanda estiva di carburante è attesa in forte crescita e le banche centrali, dalla Fed alla Bce, temono di dover rinviare ogni allentamento monetario [A2][A29].
Come la stessa storia è raccontata altrove.
In risposta ai bombardamenti israeliani contro la periferia di Beirut, l'Iran ha lanciato una legittima rappresaglia missilistica, difendendo la propria credibilità strategica. L'impennata del petrolio è un effetto collaterale naturale, ma la responsabilità della nuova escalation ricade interamente sul 'regime sionista' che ha violato il cessate il fuoco.
L'Iran ha lanciato un attacco missilistico contro Israele, sabotando la fragile tregua e innescando una fiammata dei prezzi del greggio oltre i 96 dollari. L'offensiva, nonostante gli appelli alla moderazione di Trump, minaccia la stabilità regionale e getta ombre sui mercati asiatici, già scossi dal crollo dei tecnologici.
La nuova escalation è stata innescata dalle incursioni israeliane sulla periferia di Beirut, un'aggressione che ha riacceso il conflitto e vanificato le speranze di pace. La risposta iraniana è solo l'inevitabile conseguenza di un'occupazione che continua a colpire civili ed infrastrutture, mentre i mercati petroliferi scontano la chiusura dello Stretto di Hormuz.
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