Teheran minaccia una "risposta devastante" mentre Israele prepara l'escalation in Libano
L'Iran lancia missili contro Israele e avverte: se proseguono i raid su Beirut e il sud del Libano, scatterà una rappresaglia ancora più dura. Tel Aviv annuncia il rafforzamento delle operazioni contro Hezbollah.

L'ombra di una guerra regionale si allunga sul Medio Oriente dopo che l'Iran ha lanciato nella giornata di domenica una salva di missili contro il territorio israeliano, accompagnandola con una minaccia esplicita: qualsiasi nuova offensiva israeliana sul Libano, in particolare sui quartieri meridionali di Beirut considerati roccaforti di Hezbollah, provocherà una reazione "più devastante" contro lo Stato ebraico e i suoi alleati. Lo ha dichiarato il generale Ali Abdolahi, capo del Comando unificato delle operazioni Khatam al-Anbiya, citato dai media iraniani. Teheran accusa Israele di aver varcato ogni linea rossa con il tacito avallo di Washington, e sottolinea come l'attacco missilistico – peraltro in gran parte intercettato dalle difese israeliane – fosse stato preannunciato in caso di un'escalation dei bombardamenti sul quartiere di Dahye.
Da Tel Aviv, la risposta non si è fatta attendere. Il capo di Stato maggiore israeliano, il tenente generale Eyal Zamir, ha condotto riunioni operative con i vertici militari e ha dichiarato che le Forze di difesa sono pronte a colpire "con decisione" non appena arriverà l'ordine. Il portavoce militare Effie Defrin ha annunciato che l'esercito intensificherà le operazioni contro Hezbollah in tutto il territorio libanese, in rappresaglia per il lancio missilistico iraniano e per i continui attacchi del partito sciita contro le comunità del nord di Israele. L'aviazione israeliana ha già colpito Dahye subito dopo le raffiche su Israele, e fonti militari fanno sapere che i piani per ulteriori azioni sono già stati approvati.
La spirale di minacce e ritorsioni si inserisce in un conflitto che da mesi vede un crescendo di scontri tra Israele e Hezbollah lungo la Linea Blu, con l'Iran che fornisce sostegno strategico al movimento libanese. Secondo analisti vicini a Bruxelles, l'allargamento del fronte rischia di coinvolgere l'intero Mediterraneo orientale, mettendo a repentaglio le già fragili rotte energetiche che riforniscono l'Europa – inclusa l'Italia – di gas e petrolio. L'eventualità di una chiusura dello Stretto di Hormuz o di attacchi alle infrastrutture energetiche mediorientali è uno scenario che i diplomatici europei seguono con apprensione, mentre proseguono i tentativi di mediazione da parte di attori regionali e internazionali.
Sul terreno, la dinamica resta incerta. Se Teheran ribadisce di non voler alimentare una guerra totale, la retorica dei comandi militari lascia poco spazio a disimpegni: "Se il regime sionista amplierà i suoi attacchi o risponderà all'azione iraniana, dovrà affrontare una risposta devastante", ha sintetizzato Abdolahi. Parole che riecheggiano un copione già visto, ma che oggi acquistano una concretezza inedita, mentre Israele, dopo aver neutralizzato la prima ondata missilistica, si dice pronto a qualsiasi evenienza. La comunità internazionale osserva, consapevole che il prossimo passo potrebbe decidere la tenuta di equilibri già pericolosamente compromessi.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
I resoconti latinoamericani amplificano le minacce dell'Iran di una risposta 'più devastatrice' contro Israele, denunciando il 'via libera della criminale America' e il superamento di ogni linea rossa. Anche le dichiarazioni israeliane sull'intensificazione dei raid trovano spazio, ma la cornice dominante resta quella di un severo avvertimento punitivo iraniano.
I resoconti russi pongono l'accento sulla prontezza operativa dell'esercito israeliano: il capo di Stato Maggiore annuncia un 'colpo decisivo' e il portavoce promette un'intensificazione dei raid contro Hezbollah a Dahiyeh. La cronaca è tecnica e senza giudizi su Iran o Stati Uniti.
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