El Niño globale in arrivo: temperature record, siccità e coralli a rischio
Con una probabilità del 90%, il fenomeno si formerà entro novembre, minacciando ecosistemi marini, agricoltura e sicurezza alimentare. L’appello dell’ONU a prepararsi.

L’allarme non potrebbe essere più esplicito. Con una probabilità del 90% prima di novembre, il fenomeno climatico El Niño si sta preparando a colpire un pianeta già provato da temperature record. Lo ha ribadito il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, definendo l’evento un “urgente avvertimento climatico” e paragonandolo a benzina gettata su un incendio globale. L’Organizzazione meteorologica mondiale (WMO) stima una formazione tra giugno e agosto con una probabilità dell’80%, ma è la quasi certezza entro l’autunno a destare maggiore preoccupazione.
Le conseguenze si preannunciano multiple e sinergiche. Negli oceani, l’aumento repentino della temperatura superficiale del Pacifico equatoriale – fino a oltre 2 °C secondo i modelli – minaccia di innescare il quinto evento globale di sbiancamento dei coralli nella storia documentata. L’amministrazione oceanica e atmosferica statunitense (NOAA) ha segnalato un rischio elevato per le barriere coralline del Pacifico settentrionale, incluse le Hawaii, e per quelle al largo della Florida e dei Caraibi. Lo sbiancamento, che priva i coralli dei loro colori e della capacità di sostenere la biodiversità marina, potrebbe avere effetti a catena sulla pesca e sulle economie costiere.
Sulla terraferma, le anomalie climatiche si traducono in siccità prolungate e piogge torrenziali. L’Agenzia indonesiana di meteorologia, climatologia e geofisica (BMKG) ha diffuso un bollettino che prevede una drastica riduzione delle precipitazioni – inferiori al 50% della norma – su gran parte dell’arcipelago tra agosto e ottobre del 2026. Le aree più esposte includono Sumatra meridionale, Giava, Kalimantan e Papua, mettendo a rischio i raccolti e la sicurezza alimentare in un paese già vulnerabile. Non è un caso isolato: la WMO avverte che El Niño ridisegna i regimi pluviali su scala planetaria, esacerbando eventi estremi in Africa, Asia e America Latina.
L’ombra del passato rende questi avvertimenti ancora più inquietanti. L’attuale configurazione atmosferica ricorda da vicino il Super El Niño del 1877-78, che provocò carestie e oltre 50 milioni di morti. Allora il mondo era meno interconnesso e meno caldo. Oggi, il sovrapporsi di un evento naturale intenso a un clima già alterato dall’uomo potrebbe spingere le temperature globali oltre soglie mai raggiunte, con costi umani ed economici difficili da calcolare. La comunità internazionale è chiamata a prepararsi, ma le finestre di intervento si stanno restringendo.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
I modelli climatici indicano che l'El Niño del 2026 potrebbe raggiungere un'intensità senza precedenti in un secolo. Non è solo una questione meteorologica, ma rischia di aggravarsi in una crisi politica e sociale globale, richiamando il tragico precedente del 1877 con decine di milioni di morti. L'appello alla preparazione lanciato dall'ONU sottolinea che l'instabilità geopolitica sarà aggravata dal riscaldamento del Pacifico.
L'arrivo di El Niño rischia di scatenare il quinto sbiancamento globale dei coralli, avvertono le autorità meteorologiche statunitensi. Un rialzo di oltre due gradi della temperatura del Pacifico mette ad altissimo rischio le barriere coralline dal Pacifico settentrionale fino ai Caraibi e alla Florida.
L'allerta su una nuova micidiale minaccia legata a El Niño si diffonde lungo le coste africane. L'incessante riscaldamento dell'Oceano Indiano sta generando un'ansia crescente tra le comunità rivierasche, che temono conseguenze letali.
L'Indonesia è chiamata a restare vigile: l'El Niño in arrivo sarà come benzina gettata su un pianeta già rovente, mettendo in pericolo la sicurezza alimentare. Il segretario generale dell'ONU ha dichiarato che il ritorno di questo fenomeno impone un allarme climatico indilazionabile.
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