L’ONU lancia l’allarme: l’intelligenza artificiale divora energia e acqua, mentre le Big Tech accelerano
La corsa all’IA generativa nasconde un costo ambientale insostenibile: entro il 2030 i data center consumeranno acqua come 1,3 miliardi di persone. Tra investimenti record e proteste locali, il mondo cerca un equilibrio.

L’ultimo rapporto dell’Università delle Nazioni Unite (UNU-INWEH) getta un’ombra sulla corsa all’intelligenza artificiale: dietro l’apparente eterea virtualità di chatbot e generatori di immagini si cela un’infrastruttura fisica che divora risorse naturali a un ritmo insostenibile. Secondo le stime, entro il 2030 i data center raddoppieranno il consumo di elettricità e acqua, arrivando a utilizzare una quantità d’acqua pari al fabbisogno domestico di base di 1,3 miliardi di persone, mentre le emissioni di gas serra e i rifiuti elettronici cresceranno in modo esponenziale. Gli esperti denunciano uno scollamento tra la percezione pubblica – che vede l’IA come una nuvola digitale – e la sua materialità fatta di cavi, terre rare e sistemi di raffreddamento.
Eppure, il capitale continua a fluire senza sosta: Alphabet, la holding di Google, ha appena raccolto quasi 85 miliardi di dollari in un’offerta azionaria da record, con l’obiettivo di finanziare nuovi centri di calcolo. Negli Stati Uniti, però, l’espansione incontra una resistenza crescente: decine di comunità locali stanno imponendo moratorie e divieti, mentre in Nigeria l’esplosione demografica rende irresistibile l’investimento in infrastrutture digitali. Google stessa ha promesso di restituire più acqua di quanta ne consuma entro il 2030, ma le sue iniziative di compensazione non bastano a placare le preoccupazioni di chi osserva l’inarrestabile ascesa della domanda energetica, che secondo alcune proiezioni porterà i data center a divorare tanta elettricità quanto le intere economie di Pakistan, Bangladesh e Nigeria messe insieme.
Sul fronte geopolitico, l’IA si sta trasformando in un bene strategico ad accesso limitato. Anthropic, la società californiana rivale di OpenAI, ha esteso il suo modello avanzato Mythos – giudicato troppo potente per il pubblico – a circa 150 organizzazioni in 15 Paesi, tra cui Australia e India, escludendo deliberatamente la Cina. Mustafa Suleyman, capo dell’IA di Microsoft, ha dichiarato di temere più Anthropic che Google o Meta, proprio per la sua aggressività nei software aziendali e nella programmazione. È il segno di una frammentazione tecnologica che ridefinisce le alleanze e rischia di accentuare il divario digitale globale, osservata con preoccupazione anche a Bruxelles.
Nel frattempo, gli impatti sociali si moltiplicano: quasi la metà degli studenti di inglese usa già l’IA per svolgere compiti, mentre nelle aziende il proliferare di strumenti non integrati sta generando affaticamento e cali di produttività, un paradosso segnalato dagli analisti di Google Cloud. Persino la salute mentale è entrata nel mirino: le app di supporto emotivo basate su IA registrano un boom, ma gli psicologi mettono in guardia contro i rischi di sostituire il terapeuta con una macchina.
La sfida per i governi – e per l’Italia, che importa tecnologia e regole – è trovare un equilibrio tra innovazione e sostenibilità. Mentre la Svezia sfrutta il clima favorevole per attrarre data center, il rapporto dell’ONU suggerisce che un’IA ben governata potrebbe anche ridurre le disuguaglianze globali, rafforzando i sistemi sanitari nei Paesi poveri. Ma per farlo, sarà necessario subordinare gli investimenti a vincoli ambientali stringenti e a una trasparenza che al momento latita. La prossima decade dirà se l’umanità avrà saputo piegare la più potente delle tecnologie alla logica del limite, oppure se ne sarà travolta.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
Un nuovo rapporto delle Nazioni Unite lancia l'allarme: l'espansione dell'intelligenza artificiale farà raddoppiare il consumo di acqua ed elettricità entro il 2030, equivalente al fabbisogno idrico di base di 1,3 miliardi di persone. In parallelo, Google presenta un piano per restituire più acqua di quanta ne consumino i suoi data center, cercando di compensare l'impronta ecologica della tecnologia.
Il colosso di Google raccoglie 80 miliardi di dollari per finanziare l'intelligenza artificiale, con un assegno da 10 miliardi da Berkshire Hathaway. Un influente banchiere indiano invita le imprese nazionali a svegliarsi, paragonando il momento alla fine della stagione di cricket: è tempo di investire aggressivamente per non restare indietro nella corsa globale all'IA.
Le agenzie governative australiane accelerano l'adozione dell'intelligenza artificiale: in un anno il numero di enti che la utilizzano è salito da 36 a 56. Il dibattito si concentra su come bilanciare innovazione e responsabilità, garantendo sorveglianza umana e solidi standard di governance.
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