El Niño 2026: allarme globale tra proiezioni estreme e scetticismo della scienza
Le agenzie indicano un'alta probabilità di un forte El Niño entro l'anno. Mentre il Brasile attiva un gruppo di crisi, l'India teme per il raccolto. Gli esperti invitano alla cautela: 'Super' non è un termine scientifico.

Secondo le ultime proiezioni della NOAA, l'agenzia statunitense per l'atmosfera e gli oceani, esiste una probabilità superiore all'80% che un episodio di El Niño di intensità da moderata a forte si sviluppi entro la fine del 2026. Alcune rilevazioni parlano addirittura di un possibile 'Super El Niño', ma la comunità scientifica invita a usare cautela. «Non esiste una definizione scientifica rigorosa di Super El Niño – spiega il dottor Andrew Watkins, climatologo australiano – è più un'esagerazione giornalistica». Al di là delle etichette, il riscaldamento anomalo delle acque del Pacifico equatoriale rischia di innescare una catena di eventi meteorologici estremi su scala planetaria, aggravati dal contesto di crisi climatica in atto.
In Brasile, il governo federale ha istituito un gruppo di lavoro interministeriale con cadenza settimanale per monitorare l'evoluzione del fenomeno e coordinare le azioni di prevenzione. Le regioni meridionali, settentrionali e nordorientali del Paese sono indicate come le più esposte a siccità e inondazioni. Secondo gli analisti di San Paolo, la collaborazione tra istituzioni di ricerca e protezione civile sarà decisiva per mitigare l'impatto sulle colture e sugli insediamenti urbani. Intanto, dall'altra parte del globo, l'India guarda con apprensione alla stagione dei monsoni. Nel 1997, un Dipolo dell'Oceano Indiano positivo riuscì a neutralizzare l'effetto di un El Niño eccezionale; quest'anno, invece, l'indicatore è piatto e neutro, lasciando le colture di settembre in balia delle correnti pacifiche.
L'Europa non è immune. Le simulazioni dei centri meteorologici tedeschi suggeriscono che un El Niño prolungato potrebbe portare ondate di calore e siccità nel Mediterraneo, con ripercussioni sull'agricoltura italiana e spagnola, mentre il Nord del continente potrebbe sperimentare precipitazioni eccezionali. È un copione già visto in passato, ma che oggi si inserisce in un clima globale surriscaldato di oltre un grado rispetto all'era preindustriale. Come ammonisce l'ambientalista Bill McKibben, «prepariamoci al caos», perché il fenomeno agirà da amplificatore di una natura già provata.
Di fronte a uno scenario così incerto, la chiave risiede nella cooperazione internazionale e nella capacità di leggere i segnali precoci. Il gruppo brasiliano, che coinvolge università e agenzie come il Cemaden e l'Inpe, rappresenta un modello di allerta precoce replicabile. La memoria del 1997 ci ricorda che l'esito finale dipenderà da una complessa interazione tra oceani: allora l'India si salvò, ma oggi manca quella protezione. La prudenza degli scienziati, che rifiutano il sensazionalismo, non deve tradursi in inazione. La preparazione, avvertono da più continenti, è l'unica risposta razionale a un clima sempre meno prevedibile.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
I media brasiliani lanciano l'allarme su un possibile Super El Niño nel 2026, avvertendo di eventi meteorologici estremi, siccità e inondazioni. Il governo ha istituito un gruppo di esperti per monitorare il fenomeno e coordinare misure preventive. Il tono è di urgenza, collegando l'evento alla più ampia crisi climatica.
Un articolo in lingua tedesca esamina se quest'anno possa verificarsi un super El Niño, citando dati NOAA che indicano una probabilità del 62 %. Vengono evidenziate le condizioni necessarie e le possibili conseguenze per l'Europa, come siccità e inondazioni. L'approccio è sobrio, tecnico e lontano dall'allarmismo.
Un articolo australiano respinge il termine 'Super El Niño' come non scientificamente valido, ma sottolinea che i rischi climatici sono reali. Mette in guardia contro le previsioni sensazionalistiche di incendi catastrofici e ondate di calore, sottolineando la necessità di sfumature. La narrazione bilancia lo scetticismo verso l'allarmismo virale con avvertimenti sobri sul pericolo reale di siccità e incendi.
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