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Brennero, tra tunnel e barricate: il conto da mezzo miliardo per l'Italia

Migliaia di residenti tirolesi bloccano l'autostrada contro l'inquinamento da tir, mentre il Brenner Base Tunnel è a un passo dal completamento. Ma per le imprese italiane le restrizioni austriache costano già 544 milioni all'anno, e la lezione del Gottardo impone cautela.

Energia e Clima6 testate2 lingue3 min letturaAgg. 13:46

L'autostrada del Brennero, arteria vitale che collega Germania e Italia attraverso l'Austria, è diventata teatro di una mobilitazione senza precedenti. Migliaia di residenti della regione tirolese hanno bloccato per ore la carreggiata a Matrei am Brenner, sventolando bandiere verdi e scandendo slogan come "il transito europeo danneggia la nostra salute". La protesta, che ha visto la partecipazione di famiglie, amministratori locali – tra cui il sindaco di Gries am Brenner Karl Mühlsteiger – e persino attivisti in bicicletta, denuncia l'incessante passaggio di tir e l'inquinamento che soffoca le valli alpine. Nel frattempo, a poche centinaia di metri sotto le loro scarpe, un'immensa talpa meccanica sta per completare lo sfondamento della prima canna del Brenner Base Tunnel, un'opera che con 64 chilometri sarà il tunnel ferroviario più lungo del mondo, destinato a dirottare su rotaia buona parte del traffico merci. Eppure la tensione è palpabile: nella stessa giornata un misterioso incendio sulla linea ferroviaria esistente ha fatto temere un atto doloso.

Sul fronte italiano, l'attenzione si concentra sul costo salatissimo di queste agitazioni. Secondo stime di Uniontrasporti, le limitazioni al traffico imposte dal Land Tirolo e i cantieri per il rifacimento del ponte Lueg generano un impatto economico di circa 544 milioni di euro l'anno per il sistema logistico e produttivo nazionale. Di questi, 370 milioni deriverebbero direttamente dai divieti di circolazione tirolesi, che di fatto penalizzano le imprese italiane esportatrici verso i mercati del Nord Europa. L'asse del Brennero, che convoglia oltre 2 milioni di tir all'anno, è un crocevia irrinunciabile per il commercio continentale, ma la crescente conflittualità sta mettendo a dura prova la tenuta della catena degli approvvigionamenti.

Non è solo un problema italo-austriaco. In Svizzera si guarda con apprensione agli stessi fenomeni. L'esperienza del tunnel del San Gottardo, già completato da anni, mostra come la promessa di un deciso trasferimento del traffico su ferrovia sia rimasta in parte disattesa: la circolazione di automobili ha continuato a crescere, e il trasporto merci su gomma arranca a traslocare sui binari, nonostante gli sforzi della Confederazione. Anche lungo la via elvetica si levano voci sempre più critiche contro le "valanghe di lamiera", e si profila l'introduzione di un nuovo pedaggio per i veicoli stranieri in transito. Il Brenner Base Tunnel, insomma, non è una bacchetta magica: senza una strategia europea coordinata e misure di accompagnamento, il rischio è che le valli alpine restino soffocate anche dopo lo scavo del secolo.

La posta in gioco è alta e va oltre la cronaca. Da una parte c'è la legittima difesa della salute e del benessere delle comunità montane, dall'altra l'esigenza di garantire la libertà del commercio in un continente che ha fatto dell'integrazione dei mercati un pilastro. Bruxelles osserva con preoccupazione, mentre i negoziati per un'intesa su quote di transito e standard ambientali procedono a rilento. Il completamento del mega-tunnel, previsto in tempi comunque non brevi, potrebbe rappresentare una svolta, ma solo se accompagnato da politiche di pricing e incentivazione che rendano realmente competitiva la ferrovia. Altrimenti, il Brennero continuerà a essere un simbolo di quella Europa che fatica a tenere insieme economia, ecologia e democrazia locale.

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Helsingborgs Dagblad31 mag, 10:05
Al-Manar Arabic31 mag, 01:44
Blick31 mag, 10:02
Frankfurter Allgemeine Zeitung (FAZ)31 mag, 11:02
Il Giornale31 mag, 12:14
Nerikes Allehanda31 mag, 04:58