Cento giorni di conflitto nel Golfo: droni iraniani abbattuti, mentre Islamabad tenta la mediazione
Washington rivendica l’abbattimento di due velivoli senza pilota nello Stretto di Hormuz. Il ministro pakistano Naqvi a Teheran per consegnare un messaggio alla Guida Suprema.

Il conflitto tra Stati Uniti e Iran ha raggiunto il centesimo giorno, segnato da un’escalation che minaccia la tenuta del fragile cessate il fuoco in vigore dall’8 aprile. Il Comando centrale USA ha annunciato di aver abbattuto due droni d’attacco iraniani che, secondo fonti militari, rappresentavano un pericolo per il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, crocevia energetico da cui transita un quinto del petrolio mondiale. L’azione segue una serie di attacchi reciproci, inclusi lanci di missili balistici contro basi alleate nel Golfo, mentre il presidente Donald Trump ha dichiarato che l’apparato militare iraniano è stato «completamente distrutto» da tre mesi di ostilità. Teheran, dal canto suo, ha avvertito che gli Stati Uniti saranno ritenuti responsabili di qualsiasi conseguenza.
In questo scenario di stallo, il Pakistan ha intensificato gli sforzi di mediazione. Il ministro dell’Interno Mohsin Naqvi è atterrato a Teheran sabato sera con una “lettera speciale” del capo di stato maggiore dell’esercito, generale Asim Munir, e del primo ministro Shehbaz Sharif, destinata alla Guida Suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei. Naqvi ha incontrato il capo della diplomazia di Teheran, Abbas Araghchi, e il ministro dell’Interno Eskandar Momeni. «Sono qui per consegnare un messaggio importante – ha dichiarato Naqvi – mi auguro che tutto proceda nella direzione giusta e si giunga a una conclusione positiva». L’iniziativa, sostenuta da Qatar, Turchia ed Egitto, punta a riaprire il dialogo tra Washington e Teheran e a garantire la libera navigazione nello Stretto.
Sullo sfondo, il coinvolgimento di attori regionali alimenta l’instabilità. Israele ha condotto raid nella periferia sud di Beirut, roccaforte di Hezbollah, in risposta a lanci di razzi che hanno violato la tregua. La guerra, ormai lunga cento giorni, sta avendo ripercussioni profonde sui mercati globali e sulla sicurezza alimentare di molti Paesi vulnerabili. L’Europa, e in particolare l’Italia, dipendente per oltre il 40% delle importazioni di greggio dal Golfo, osserva con apprensione la tenuta di Hormuz, mentre gli analisti di Bruxelles temono una crisi energetica di proporzioni paragonabili al 2022.
La pressione interna pesa su entrambi i fronti. Per Trump, alle prese con le elezioni di medio termine, il conflitto rappresenta un costo politico crescente, mentre la popolazione iraniana vive un quotidiano segnato dalla guerra. «Sono diventata insensibile – ha confidato Elaheh, istruttrice di fitness di Ahvaz, all’Afp – la vita è una barzelletta, ogni cosa è ferma». Le prospettive restano fosche: senza un’intesa duratura, il rischio di una conflagrazione più ampia, capace di infiammare l’intera regione, non può essere escluso.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
I media iraniani sottolineano la mediazione pakistana e la consegna di una lettera speciale alla Guida Suprema come un passo diplomatico positivo, minimizzando l'abbattimento dei droni come un incidente di routine.
I media atlantici inquadrano l'abbattimento dei droni iraniani come un'azione difensiva necessaria per proteggere il traffico marittimo, sottolineando anche che la guerra di 100 giorni sta intensificandosi e mettendo pressione politica sul presidente americano.
I media cinesi riportano sia l'abbattimento dei droni da parte degli USA che la mediazione pakistana con tono neutrale e fattuale, concentrandosi sugli sforzi diplomatici senza prendere posizione.
I media africani subsahariani sottolineano il traguardo dei 100 giorni di guerra e la mancanza di una risoluzione, coprendo anche gli sforzi di mediazione del Pakistan come una potenziale via di de-escalation.
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