Carburanti, l'onda lunga della guerra in Iran: prezzi schizzofrenici in Argentina, consumi in calo in India
Mentre il conflitto in Medio Oriente spinge il greggio, i listini alla pompa raccontano storie diverse: in Argentina divari superiori al 100% tra provincia e marchio, mentre India e Kenya vedono comprimersi aspettative e consumi.

La tensione militare nello Stretto di Hormuz, con il conflitto iraniano ormai entrato nella sua fase più acuta, continua a propagare scosse sui mercati energetici globali. Il prezzo del petrolio, pur lontano dai picchi speculativi di inizio 2026, resta sostenuto e si riflette in modo fortemente diseguale sulle economie nazionali, come mostrano i dati sui carburanti di inizio giugno.
L'Argentina offre uno spaccato emblematico di questa frammentazione. Secondo i rilevamenti ufficiali diffusi il 3 giugno, il costo di un litro di benzina "comune" oscilla tra i 1.007 pesos della Terra del Fuoco (YPF) e i 2.259 pesos di Jujuy (Axion), con differenze che superano il 120%. Non è solo una questione geografica: nella stessa provincia convivono prezzi amministrati e quotazioni che sembrano scontare costi logistici e fiscali proibitivi. In Misiones, ad esempio, la benzina di YPF costa 1.390 pesos, mentre quella di Axion raggiunge i 2.216. Questa forbice, assente o molto più contenuta in Europa, rivela un mercato a due velocità, dove la rete statale YPF funge da calmieratore improvvisato in un contesto di inflazione persistente e reti distributive fragili.
Nel subcontinente indiano, l'effetto combinato dei rincari – quattro tornate da metà maggio, per un incremento cumulato di quasi 7,5 rupie al litro – e del rallentamento dell'attività industriale sta già erodendo la domanda di benzina e gasolio. Gli analisti di Nuova Delhi segnalano i primi segni di sofferenza nel settore dell'autotrasporto e avvertono che ulteriori rialzi, resi necessari dai sussidi ancora in essere, potrebbero frenare la crescita dei consumi in quella che è la terza economia importatrice di greggio al mondo.
In Africa orientale, il Kenya ha modificato le regole di calcolo del prezzo dei carburanti, legando i carichi in arrivo a medie mensili che non riflettono pienamente il calo delle quotazioni internazionali di maggio. I consumatori rischiano così di non beneficiare delle riduzioni attese, in uno scenario che ricorda le tensioni già viste in altri mercati regolamentati. L'Indonesia, intanto, presenta un quadro misto: Pertamina ha alzato la benzina ad alto ottano ma abbassato il diesel, mentre in Spagna la benzina 95 si attesta in media a 1,54 euro, con oscillazioni contenute e un occhio alle accise, che in Italia restano il vero spartiacque.
In prospettiva, finché il conflitto iraniano non troverà una via diplomatica, i governi di mezzo mondo saranno costretti a navigare tra pressioni inflazionistiche, sussidi insostenibili e promesse di transizione energetica ancora lontane. I listini di giugno sono solo un fotogramma di una crisi che si annuncia lunga.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
I prezzi dei carburanti in Argentina variano da provincia a provincia a causa della volatilità internazionale del greggio, del dollaro e delle tasse. Oggi la Segreteria per l’Energia pubblica i valori di riferimento per nafta e gasolio in ciascuna regione, offrendo ai cittadini dati puntuali ma senza commenti su tendenze o impatti.
La speranza di un taglio dei prezzi di benzina e gasolio in Kenya viene soffocata da una nuova formula di calcolo delle importazioni. Il governo ha modificato il meccanismo, agganciando i prezzi a medie globali di mesi precedenti, così i consumatori non beneficeranno del recente calo dei costi internazionali. La revisione del 15 giugno deluderà gli automobilisti.
In India i prezzi dei carburanti restano alti dopo quattro aumenti in due settimane, che hanno fatto salire il costo complessivo di circa 7,5 rupie al litro dalla metà di maggio. Gli analisti parlano di un trasferimento ritardato degli aumenti del greggio, aggravato dalla guerra in Iran, che colpisce i bilanci familiari e rallenta la domanda. I listini sono ai massimi da maggio 2022.
In Giappone la benzina resta stabile attorno ai 170 yen al litro grazie ai sussidi governativi, nonostante un lieve rialzo settimanale di 0,3 yen. Il sistema di sostegno pubblico attenua le oscillazioni del mercato internazionale, mantenendo i prezzi su livelli prevedibili per gli automobilisti.
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