Caos negoziale: Teheran sospende i colloqui, Trump prima minimizza poi annuncia un'intesa rapida
Il presidente USA dichiara di non essere stato informato, poi su Truth Social parla di negoziati 'rapidi'. Ma l'Iran non conferma. Intanto il blocco navale dello Stretto di Hormuz minaccia i mercati energetici globali, con riflessi sull'Europa.

Segnali contraddittori stanno avvolgendo il delicato canale negoziale tra Washington e Teheran. Lunedì l'agenzia iraniana Tasnim ha annunciato la sospensione dei colloqui indiretti, motivandola con l'intensificarsi delle operazioni militari israeliane in Libano, che violerebbero le condizioni del cessate il fuoco (A12, A14). In una prima intervista a NBC News, Donald Trump ha reagito con apparente noncuranza: «Non mi importa se sono finiti, onestamente. Non potrebbe importarmene di meno» (A11). Il presidente ha aggiunto di non essere stato informato della decisione, ma che «un po' di silenzio sarebbe molto buono» e che gli Stati Uniti manterranno il blocco navale contro l'Iran, senza però passare a una nuova fase di bombardamenti (A3, A6). Parole che descrivono un approccio di paziente attesa, pur nella pressione militare.
Eppure, a poche ore di distanza, lo stesso Trump ha pubblicato su Truth Social un messaggio dal tono radicalmente diverso: «Le trattative con la Repubblica Islamica dell'Iran continuano a ritmo sostenuto» (A13, A15). Una dichiarazione che nessuna fonte iraniana ha finora confermato, e che contrasta con la precedente ammissione di non essere stato avvisato della sospensione. Questo scarto comunicativo – dalla minimizzazione all'annuncio di progressi inesistenti – rivela la fragilità del percorso diplomatico, in cui la retorica del presidente americano sembra rincorrere una realtà negoziale sempre più sfuggente.
Dal fronte iraniano, la sospensione viene presentata come atto di protesta per le sofferenze inflitte da Israele al Libano e a Gaza, e come rifiuto di negoziare sotto il fuoco incrociato di un alleato di Washington (A12). Il blocco navale americano all'imbocco del Golfo Persico – definito da Trump «forte come l'acciaio» (A10) – è a sua volta considerato da Teheran una violazione del cessate il fuoco (A14). La Repubblica Islamica, che secondo Trump starebbe «perdendo una fortuna» (A6), lega così la ripresa del dialogo a un allentamento della pressione militare sui propri alleati regionali.
Per l'Europa, e per l'Italia in particolare, la posta in gioco va oltre la tenuta del processo negoziale. L'eventuale chiusura o ulteriore militarizzazione dello Stretto di Hormuz, da cui transita una quota significativa del petrolio greggio destinato alle raffinerie mediterranee, potrebbe innescare un'impennata dei prezzi energetici proprio nel momento di maggiore vulnerabilità del ciclo economico europeo (A10). Analisti di Bruxelles seguono con apprensione l'evolversi della crisi, consapevoli che un'escalation incontrollata nel Golfo colpirebbe in modo asimmetrico le economie del Sud Europa.
La strategia americana oscilla così tra il bastone del blocco navale e la carota di una disponibilità al dialogo che, al momento, sembra esistere solo nella comunicazione presidenziale. Senza un riscontro da Teheran, e con le armi ancora calde in Libano, la “pausa di silenzio” rischia di trasformarsi in un pericoloso vuoto diplomatico.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
Il presidente ha dichiarato di non essere stato informato di una sospensione, ma che il silenzio di Teheran sarebbe ben accetto e non significa comunque una risposta militare imminente. Ha sottolineato che il blocco navale resta in vigore come solido strumento di pressione.
La sospensione dei colloqui indiretti è presentata come una reazione necessaria agli incessanti attacchi israeliani in Libano; Washington non è stata nemmeno avvisata. Le parole del presidente americano sul 'troppo parlare' vengono interpretate come un segno di impazienza, mentre gli esperti avvertono che il blocco potrebbe presto ritorcersi contro i consumatori americani attraverso l'impennata dei prezzi di carburante e merci.
Le testate russe rimbalzano segnali contrastanti: Trump prima dichiara di non essere stato avvisato della pausa e che il silenzio sarebbe accettabile, poi annuncia sulla propria piattaforma che i negoziati procedono a ritmo serrato. Una comunicazione contraddittoria che lascia aperto l'interrogativo se il dialogo sia realmente vivo o solo una messinscena.
La stampa orientata al mercato riporta in modo conciso la reazione del presidente: nessuna notifica di sospensione è stata ricevuta, ma un silenzio prolungato non lo preoccupa, e non ci saranno bombardamenti immediati. Il blocco, descritto come un pezzo d'acciaio, prosegue.
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