Petrolio alle stelle: Teheran blocca i colloqui, Brent oltre 97 dollari
L’Iran sospende ogni comunicazione con Washington dopo l’offensiva israeliana in Libano. I mercati temono il blocco degli stretti e un’interruzione delle forniture globali.

Il prezzo del petrolio ha registrato lunedì un balzo spettacolare, con il Brent che in alcuni momenti ha superato i 97,4 dollari al barile, un rialzo di quasi il 7%, e il WTI americano salito oltre i 94 dollari. La miccia è stata l’annuncio dell’Iran, diffuso dall’agenzia Tasnim, di sospendere ogni comunicazione con gli Stati Uniti, interrompendo di fatto i colloqui indiretti mediati da paesi terzi. Teheran ha motivato la decisione con l’intensificarsi delle operazioni militari israeliane in Libano, che considerano una violazione del cessate il fuoco. Secondo fonti russe, la minaccia iraniana di bloccare lo Stretto di Hormuz e Bab el-Mandeb ha ulteriormente inasprito le paure di un’interruzione delle forniture globali.
Lo stallo diplomatico ha radici negli scontri del fine settimana tra forze americane e iraniane: il Comando centrale statunitense ha confermato di aver condotto “attacchi difensivi” contro postazioni radar e centri di comando iraniani. Parallelamente, Israele ha ordinato alle proprie truppe di avanzare in Libano contro Hezbollah. La stampa araba ha sottolineato come la combinazione di questi eventi abbia annientato le speranze di un accordo rapido, che solo due settimane fa avevano portato a un’estensione di 45 giorni della tregua.
Dai mercati brasiliani e francesi si osservava, tuttavia, una chiusura al di sotto dei picchi intraday, dopo che il presidente Trump aveva dichiarato che i negoziati con l’Iran stavano “avanzando rapidamente”. Il Brent ha chiuso a circa 95 dollari secondo Le Figaro, mentre il contratto di agosto – al suo primo giorno come riferimento – ha mostrato una volatilità estrema. La divergenza tra le parole di Washington e la realtà sul campo ha alimentato un clima di incertezza che, secondo gli analisti europei, ricorda le fasi più acute della crisi energetica del 2022. Per l’Italia, che importa oltre il 90% del proprio fabbisogno energetico, ogni rialzo prolungato rischia di tradursi in nuove pressioni inflazionistiche.
L’impennata dei prezzi arriva dopo un maggio disastroso, in cui il Brent aveva perso quasi il 20% del proprio valore, scivolando dai massimi di aprile di 114 dollari a causa di timori di rallentamento globale. La repentina inversione di tendenza dimostra quanto i mercati restino sensibili alla geopolitica mediorientale. La minaccia alla libertà di navigazione negli stretti strategici, da Hormuz a Bab el-Mandeb, rappresenta un rischio sistemico che potrebbe spingere il greggio ben oltre i 100 dollari, avvertono gli osservatori internazionali.
In prospettiva, la durata dello stallo iraniano e l’estensione delle operazioni israeliane saranno decisive. Se Teheran manterrà la sospensione dei colloqui e gli scontri diretti con Washington dovessero ripetersi, lo scenario di un’interruzione prolungata delle forniture acquisterebbe concretezza. L’Europa, già provata dalle cicliche crisi energetiche, si trova in prima linea: un aumento duraturo del petrolio minaccerebbe la ripresa e costringerebbe i governi a rivedere le politiche di bilancio.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
I prezzi del petrolio sono schizzati lunedì dopo che l'Iran ha sospeso i colloqui di pace indiretti con Washington, adducendo l'offensiva israeliana in Libano. L'interruzione della diplomazia ha riacceso i timori di un conflitto più ampio e di possibili interruzioni delle forniture, portando il Brent oltre 97 dollari.
I prezzi del petrolio sono saliti alle stelle mentre il regime di Tel Aviv ha ordinato alle sue forze di avanzare più in profondità in Libano, intensificando la sua aggressione. Sebbene USA e Iran si siano scambiati attacchi, l'impennata è trainata principalmente dalle violazioni israeliane e dal rischio di prolungata instabilità regionale.
I prezzi del greggio sono balzati di oltre il 7% con l'intensificarsi dello scontro militare tra USA e Iran e l'espansione delle operazioni dell'entità sionista in Libano. Il rinnovato rischio di chiusura dello Stretto di Hormuz e i timori per gli approvvigionamenti hanno messo in ombra le speranze di tregua, riportando alla memoria precedenti shock dei prezzi.
Questa notizia è apparsa su
17 testate · 1 lingue · finestra 24 ore