Benzina in calo per la quinta settimana, ma sulla transizione la Svezia si spacca
I prezzi dei carburanti scendono sotto le 18 corone grazie alle speranze di pace in Medio Oriente, mentre il governo è diviso tra aiuti immediati e obiettivi climatici dell’Ue.

La quinta riduzione consecutiva dei prezzi alla pompa in Svezia ha portato la benzina sotto le 18 corone al litro, con un calo di 55 öre rispetto alla settimana precedente. Anche il diesel scende leggermente, attestandosi poco sopra le 20 corone. La flessione riflette il calo del greggio sui mercati internazionali, alimentato dal crescente ottimismo per una possibile tregua in Medio Oriente. In Germania, intanto, le stazioni di servizio registrano il ritorno a una vecchia normalità: dopo settimane di anomalie, il diesel è nuovamente più economico della benzina, con un vantaggio di circa tre centesimi al litro, un riequilibrio fisiologico tra due mercati distinti, come spiegano gli analisti tedeschi.
Dietro la parentesi di sollievo per i consumatori, però, la realtà svedese resta complessa. I prezzi attuali rimangono ben superiori a quelli precedenti l’invasione russa dell’Ucraina, quando la benzina costava poco più di 15 corone e il diesel circa 17, e questo nonostante il governo abbia già ridotto le accise di una corona e 40 öre. In questo scenario, l’esecutivo ha proposto un ulteriore taglio temporaneo del prelievo fiscale, portandolo per alcuni mesi sotto i minimi stabiliti dall’Unione europea, una mossa che secondo Stoccolma allevierebbe l’impatto sull’economia delle famiglie, ma che ha suscitato reazioni quasi unanimi di rigetto nella consultazione pubblica.
Solo un ente ha appoggiato la proposta, mentre la grande maggioranza dei soggetti interpellati – tra cui l’associazione di categoria Drivkraft Sverige – ha espresso critiche severe, avvertendo che un simile intervento rischia di ostacolare la transizione energetica e di ridurre gli incentivi a investire in soluzioni a basse emissioni. Non è un caso che, in parallelo, un incaricato governativo abbia suggerito di aumentare le tasse sui carburanti di circa tre corone al litro per raggiungere gli obiettivi climatici al 2045, prevedendo un parco veicoli largamente elettrificato. Il ministro competente ha però immediatamente bollato l’ipotesi come “impopolare” e l’ha respinta, sottolineando la tensione che percorre la politica svedese.
Secondo gli analisti di Bruxelles, il braccio di ferro svedese riflette un dilemma più ampio per l’intera Unione: come conciliare il sostegno immediato ai cittadini con le ambizioni del Green Deal, senza minare la credibilità degli impegni di decarbonizzazione. Il timore è che deroghe nazionali ai livelli minimi di tassazione, se adottate anche da altri Paesi, possano creare un precedente in grado di rallentare il processo di elettrificazione dei trasporti, proprio mentre l’Italia e altre economie mediterranee osservano con attenzione l’evoluzione dei prezzi e delle politiche ambientali nel Nord Europa. Il fragile equilibrio tra urgenza sociale e rigore climatico resta affidato, in ultima analisi, al movimento dei mercati petroliferi e alle speranze di pace, due variabili che rendono ogni previsione altamente instabile.
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